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I racconti della maturità

I racconti della maturità

di Anton Cechov


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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica. I classici
  • A cura di: F. Malcovati
  • Traduttori: Guercetti E., Piretto G. P.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2009
  • EAN: 9788807821899
  • ISBN: 8807821893
  • Pagine: XII-262
  • Formato: brossura
"Li ho riletti, questi sei racconti, tutti d'un fiato. Con un unica preoccupazione: capire se e quanto sono invecchiati, se e quanto i cento e passa anni che ci separano da loro hanno lasciato traccia. Che sollievo. Nessuna traccia. E che rinnovata consonanza, che piacere, che felicità nella lettura. Cent'anni? Andiamo! Sono storie di oggi, aggiustate certe situazioni, che tutti viviamo in prima persona, che ci sentiamo raccontare, che osserviamo intorno a noi. Mogli, mariti, amanti, padri, madri, figli, figlie: siamo noi, niente è cambiato. Mi sono anche chiesto il perché di questa inesauribile modernità di Cechov. Forse una ragione me l'ha data Orhan Pamuk nel suo recente discorso per il Nobel: 'Un autore parla di cose che tutti sanno senza averne consapevolezza. Esplorare questo sapere e vederlo crescere dà al lettore il piacere di visitare un mondo al contempo familiare e miracoloso'. In fondo anche Gor'kij diceva la stessa cosa di Cechov: 'Non dice nulla di nuovo, ma ciò che dice è così convincente, semplice, chiaro, da far paura'." (dall'Introduzione di Fausto Malcovati)

Note su Anton Cechov

Anton Pavlovic Cechov (Taganrog 1860-Badenweiler 1904) passò la sua vita tra medicina e scrittura. Con i primi bozzetti su delle riviste umoristiche, riuscì a finanziarsi gli studi universitari. Nel 1884 si laureò alla facoltà di medicina di Mosca e pubblicò la sua prima raccolta di novelle. Dopo alcune raccolte, più o meno apprezzate, Cechov portò in scena “Ivanov”. La pièce, nata dalla richiesta di un impresario teatrale, ottenne i favori di critica e pubblico. Dopo il trionfo, si rimise all’opera e completò il racconto ”La steppa”. A differenza dei primi lavori, le sue trame acquistarono progressivamente maggiore spessore. Il carattere dei personaggi divenne più sfaccettato e la loro psicologia esplorata in profondità. Seguirono anni di viaggi, stesure e pubblicazioni. Tra le varie opere del periodo, emergono “La corsia n.6”, intensa e drammatica descrizione di un reparto psichiatrico e “Il gabbiano”, con il quale ritornò al teatro. Il dramma, che cita esplicitamente l’Amleto di Shakespeare, non ottenne il consenso della critica. Solo il pubblico sembrò subito apprezzarlo. Cechov rappresentò poco dopo “Zio Vanja” e le “Tre Sorelle”. Nel 1903 portò in scena “Il giardino dei ciliegi”. Il ritratto di una Russia che cambia e di una società in mutamento non furono immediatamente compresi. Nel 1904 Cechov, ammalato da anni e debilitato, si spense nella stazione termale di Badenweiler, in Germania. Le sue opere hanno cambiato il modo di scrivere e pensare il teatro. Molti drammaturghi si sono misurati con i suoi intrecci nel corso del tempo. La profondità dei personaggi cechoviani è stata ad esempio la base usata da Stanislvaskij per formulare il suo innovativo metodo di recitazione. Ancora oggi, diversi sono gli autori che si confrontano con i suoi testi. Le riscritture fedeli di Daniel Veronese o le più innovative letture dell’autrice tedesca Rebekka Kricheldorf sono solo alcune delle ultime sperimentazioni partite dai canovacci e dalle trame di Cechov.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Cechov, 21-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Leggi le opere del teatro di Cechov e vedi che non ci sono fatti, non vi sono intrecci. I vari personaggi entrano ed escono sulla scena, parlano, ma di fatto non succede nulla. Se qualcosa accade (la nascita e la morte del bambino di Nina e il suicidio di Konstantin ne "il gabbiano" ad esempio) in realtà se ne ha notizia soltanto, il fatto succede fuori scena. Ma alla fine, quando si guarda dall'alto alla vicenda narrata, si comprende che quanto narrato in realtà è la Vita reale di una borghesia annoiata, senza valori, attratta da fama e onori che sono di fatto una illusione, dedita a cose credute importanti e che non lo saranno più di li a poco dopo, o che ha dedicato parte della sua vita a cose non più importanti, caratterizzata da una incomunicabilità inquietante, per cui ognuno è solo, parla di fatto a se stesso, senza essere ascoltato, senza che qualcosa di quello che dice arrivi al cuore dell'altro, come se parlasse a se stesso, come se semplicemente esprimesse ad alta voce personali pensieri. Ogni sogno, aspirazione o tentativo di fuga da questo vuoto fallisce. L'incomunicabilità, la solitudine, il vuoto interiore, la noia di vivere, l'assenza di un concreto progetto di vita, sono i veri protagonisti del teatro di Cechov.
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