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Quando viaggiare era un piacere

Quando viaggiare era un piacere

di Evelyn Waugh


  • Editore: Adelphi
  • Collana: Gli Adelphi
  • Edizione: 2
  • Traduttore: Mezzacapa D.
  • Data di Pubblicazione: giugno 2005
  • EAN: 9788845919862
  • ISBN: 8845919862
  • Pagine: 438
  • Formato: brossura
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Descrizione del libro

In questo libro Waugh raccolse tutto ciò che desiderava conservare dei libri di viaggi scritti fra il 1929 e il 1936: l'esilarante racconto di una crociera nel Mediterraneo; l'incoronazione a imperatore d'Etiopia del negus Hailé Selassiè; un complicato viaggio di ritorno, denso di significati e di rivelazioni, attraverso il cuore dell'Africa Nera; una serie di strabilianti avventure nella Guyana Britannica, che si conclude in Brasile; una seconda visita a Addis Abeba, come corrispondente di guerra, nell'attesa dell'invasione italiana.

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Voto medio del prodotto:  3 (3.3 di 5 su 4 recensioni)

4Quando viaggiare era un piacere, 28-07-2011
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E sì, una volta viaggaire era un'avventura, non si sapeva quando si partiva nè quando si tornava. Sono momenti di incontri con gli altri (bellissimi gli armeni che lo accompagnano all'incoronazione del ras etiopico), di descrizione di posti dove non è comodo stare, disagevoli, ma intensi. Incontri con europei sparsi per i quattro angoli del globo. Ma quello che più mi ha attirato di questo mastodontico libro (più di 400 pagine) è proprio la capacità di meravigliarsi di tutto, di essere contento di una buona cena sull'orlo sperduto di una pista africana. O di aspettare un treno per il Brasile che non passerà. O di attraversare l'Africa dall'Eritrea verso il Congo perché forse lì c'è una nave che torna in Europa. Certo, questo è un po' lo snobismo del giramondo britannico, ma non è mai alterigia. E quella bellissima frase che riporto sotto, mi dà il senso di questo viaggiare. Quando, tornato in patria, viene coinvolto in una cena in un pub londinese, con quanta grazia, ma con quanto infinito rimpianto, ripensa al caldo di Zanzibar o all'ospitalità delle più sperdute taverne della Tanzania. Così io ripenso e rivado a quelle cene ad Amman sui panchetti del ristorante Al-Quds, o alle crèpes di Orléans davanti alla statua della pulzella, o al pollo di colore indefinito nelle valli dell'Hadramut yemenita o alla cena da Wharton a Londra. Meglio un'aragosta ben cotta a Bruxelles o del pesce quasi crudo a Pukhet? Ai postumi (della sbronza) l'ardua sentenza, io torno a sedermi sulla mia panchina (e un giorno se ne parlerà) ripensando a Waugh e rimandandogli che going is always good!
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3Buon testo, 12-04-2011
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Una raccolta estremamente interesante dei diari di viaggio di Evelyn Waugh, che ci fa comprendere cosa significasse viaggiare in maniera avventurosa e temeraria nella prima parte del ventesimo secolo. Ciascun capitolo è dedicato ad un Paese e ad un'esperienza diversa.
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3Viaggiare negli anni Trenta, 10-03-2011
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Del come si viaggiava in maniera alternativa negli anni Trenta dello scorso secolo... Il testo colpisce per l'ardore e l'ardire di Evelyn Waugh che, in un'epoca in cui i viaggi transcontinentali in zone sconosciute alle tradizionali rotte turistiche erano davvero un'esperienza avventurosa, è pronto ad affrontare grossi rischi pur di arrivare sino in fondo... Il testo, però, non sempre risulta scorrevole.
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3Diari di viaggio, 08-03-2011
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Una raccolta dei diari di viaggio scritti da Evelyn Waugh tra il 1929 e il 1935. Una lettura non sempre scorrevole ed avvincente, ma che evidenzia la passione e il coraggio di uno uomo, pronto ad affrontare pericoli anche gravi, pur di giungere a conoscere zone anche mai battute in precedenza dai viaggiatori. Molto significativo il capitolo sul viaggio in Guiana, terra di confine, sconosciuta ai più anche ai nostri giorni.
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