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I pugnalatori

I pugnalatori

di Leonardo Sciascia


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Descrizione del libro

Il 1° ottobre 1862 un "fatto criminale di orrida novità" funesta Palermo: alla stessa ora, in luoghi quasi equidistanti, vengono pugnalate tredici persone. A investigare su quella che subito appare come una sinistra macchinazione è il procuratore Guido Giacosa, di recente arrivato dal Piemonte e già impaziente e insofferente nei confronti dei palermitani. L'inchiesta conduce ben presto a individuare nel principe di Sant'Elia, ricchissimo e rispettatissimo senatore del Regno d'Italia, l'insospettabile mandante. Con crescente angoscia, con disperazione, fra complotti, doppie verità e "sommessi sussurri", avvalendosi solo della testimonianza di pentiti e spie, Giacosa affronterà l'immane difficoltà di costruire una solida accusa.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 5 recensioni)

4 I pugnalatori, 26-09-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 5
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Solito sguardo pieno di amarezza per un Italia che non cmabia ne potrà mai cambiare. In un complotto di grande portata solo l'opera di Giacosa, onesto e ligio funzionario di giustizia, riesce a impedirne la prosecuzione, volta a creare destabilizzazione, sfiducia, paura nei cittadini per stragi inspiegabili che purtroppo ricorrono nella storia del nostro paese. Gli indizi, le prove sono tali da consentire la condanna degli esecutori e dei mandanti, ma nelle mani del boia finiranno solo quei pugnalatori che per una modesta somma hanno sparso il terrore in città. La testa del serpente, nobili ed ecclesiastici, non viene nemmeno scalfita, nella logica aberrante che i poteri e i contropoteri sono composti da individui della stessa pasta, una specie di confraternita che gioca a una guerra le cui vittime sono solo i cittadini.
I pugnalatori è indubbiamente un'opera minore, ma il pensiero di Sciascia la permea dalla prima all'ultima riga. E infatti il romanzo termina con una frase che abbiamo già sentito troppe volte: Ad un certo punto del suo intervento sull'interpellanza La Porta, Francesco Crispi aveva detto: - Penso che il mistero continuerà e che giammai conosceremo le cose come veramente sono avvenute.
Sciascia laconicamente aggiunge: Si preparava così a governare l'Italia.
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4I pugnalatori, 08-07-2011
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Elegante divertissement, che si rivela discretamente molto interessante per che vuol sapere qualcosa sul brigantaggio post-unitario o mafioso a dir si voglia. Si parte da un fatto successo veramente a Palermo, dove una sera ci sono una serie di pugnalazioni a persone che non avevano alcun legame fra di loro. Nella carte del giudice Giacosa, un piemontese a quei tempi trasferito in Sicilia, c'è tutta la tristezza e l'amarezza di aver a che fare con un mondo sconosciuto, senza regole, dove tutto è il contrario di tutto. Proprio come adesso, se sono vere tutte le notizie su trattative fra Stato e mafia.
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4Fatto vero, 19-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Abilmente Sciascia romanza in questo piccolo racconto, un fatto di cronaca realmente accaduto a Palermo. Stupefacente è l'intrecciarsi di fatti di cronaca con le regole del romanzo.
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4I pugnalatori, 03-11-2010
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Questo inquietante libro di Sciascia altro non è che l’esposizione di una fatto di cronaca che scosse Palermo nel 1862. Nel mese di ottobre di quell’anno, una dozzina di braccianti, maniscalchi, ciabattini (persone comuni) pugnalarono contemporaneamente altrettante persone, senza un filo comune e senza un apparente movente. Questi “esecutori” avevano ovviamente un mandante, che le indagini del magistrato Giacosa (piemontese assegnato al capoluogo siciliano), identificarono in un principe, famoso per i suoi servigi alla nazione. Gli attentati furono inquadrati nella volontà di ritorno del regime borbonico in Sicilia, quindi dovevano destabilizzare l’ordine attuale.Come si può prevedere, ai dodici si fece il processo e ad alcuni venne inflitta la pena capitale, mentre il principe grazie all’insorgere di tutti i più alti esponenti politici, se la cavò, in quanto persona di provata fedeltà alla patria!!!Cosa c’è di interessante in questo romanzo? Credo il fatto che in 150 anni le abitudini e i vizi degli italiani non siano cambiati di tanto. Sembra di leggere il resoconto di un fatto accaduto un mese fa…
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4Strategia della tensione, 22-06-2009, ritenuta utile da 4 utenti su 6
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Il 1° ottobre 1962 la città di Palermo è funestata da una terribile azione criminale; infatti, alla stessa ora, e in luoghi diversi tredici persone, in nessuna relazione fra loro, vengono pugnalate da sconosciuti. A investigare sul grave fatto di sangue, che appare subito come il frutto di una sordida macchinazione, è il procuratore Guido Giacosa, piemontese e da poco dimorante in Sicilia. Riuscirà, con non poche difficoltà, a scoprire i colpevoli e anche i mandanti, ma questi ultimi sono personaggi di elevato livello e il povero magistrato ne uscirà distrutto.
Da un fatto veramente accaduto, Leonardo Sciascia costruisce qualche cosa di più di un romanzo storico, ma un'indagine nell'indagine, una serrata e logica dissezione del potere che, nelle sue faide, richiama comportamenti che saranno motivo di lutti più di un secolo dopo.
E' veramente rilevante la lucidità con la quale lo scrittore siciliano descrive l'atmosfera dell'epoca, di una Sicilia da poco parte del Regno d'Italia, con i nobili locali che proseguono nel loro assurdo gioco di abbracciare la causa del nuovo governante, per poi immancabilmente chiedere il ritorno del precedente, tutti tesi a speculare vantaggi spesso risibili.
In un complotto di grande portata solo l'opera di Giacosa, onesto e ligio funzionario di giustizia, riesce a impedirne la prosecuzione, volta a creare destabilizzazione, sfiducia, paura nei cittadini per stragi inspiegabili che purtroppo ricorrono nella storia del nostro paese. Gli indizi, le prove sono tali da consentire la condanna degli esecutori e dei mandanti, ma nelle mani del boia finiranno solo quei pugnalatori che per una modesta somma hanno sparso il terrore in città. La testa del serpente, nobili ed ecclesiastici, non viene nemmeno scalfita, nella logica aberrante che i poteri e i contropoteri sono composti da individui della stessa pasta, una specie di confraternita che gioca a una guerra le cui vittime sono solo i cittadini.
I pugnalatori è indubbiamente un'opera minore, ma il pensiero di Sciascia la permea dalla prima all'ultima riga. E infatti il romanzo termina con una frase che abbiamo già sentito troppe volte: Ad un certo punto del suo intervento sull'interpellanza La Porta, Francesco Crispi aveva detto:- Penso che il mistero continuerà e che giammai conosceremo le cose come veramente sono avvenute.
Sciascia laconicamente aggiunge: Si preparava così a governare l'Italia.
La lettura è più che consigliata.
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