Il processo
- Editore:
L'orma
- Collana:
- Kreuzville Aleph
- A cura di:
- R. Stach
- Traduttore:
- Federici Solari M.
- Data di Pubblicazione:
- 29 novembre 2024
- EAN:
9791254761038
- ISBN:
1254761039
- Pagine:
- 456
- Formato:
- brossura
Libro Il processo di Franz Kafka
Trama libro
Dopo un secolo di letture e interpretazioni, «Il processo» di Kafka rimane un enigma irrisolvibile. Josef K., prigioniero di una burocrazia opprimente e disumana, è costretto a districarsi in un labirinto di soffitte asfissianti e oscure camere da letto, in cui ogni apparente via d'uscita condurrà a un fatale vicolo cieco. Questa nuova edizione curata dal massimo esperto di Kafka, Reiner Stach, svela finalmente la mappa di quel dedalo, aprendo le porte dell'officina kafkiana. Attraverso rimandi alla genesi dell'opera, ai travagli della scrittura, ai tagli e alle correzioni di un complesso lavoro rimasto incompiuto, il commento a fine volume si propone di «facilitare la comprensione del testo principalmente attraverso il testo stesso». Così Stach gli restituisce una pluralità di significati in cui l'ambiguità cessa di essere un difetto da emendare, e consegna anche al nostro secolo la sua versione, al contempo inafferrabile e precisa, del capolavoro di Kafka. Un commento illuminante, chiaro ed esemplare, una nuova traduzione, svolta con rigore filologico e attenta alle novità interpretative emerse dal commento di Stach.
Recensioni degli utenti
Kafka o non Kafka? - 10 aprile 2018
Sembra che ancora in molti si interroghino circa il rapporto con questo fenomeno "più" unico di tanti altri unici della storia della letteratura. "Chi cerca non trova, ma chi non cerca viene trovato", scriveva nei Quaderni in ottavo uno dei più grandi geni in assoluto della parola scritta, certo il maggior sarto di abiti che ci appaiono talmente assurdi, mentre li osserviamo, che solo al momento d'indossarli ci si rende conto ciò fosse dovuto al fatto che fosse la nostra esatta misura. Ha scritto relativamente poco (romanzi solo tre, di cui l'ultimo in-finito nel vero senso della parola) . E meno male. Perchè se ancora quasto poco bolle come bolle, chissà cos'avrebbe potuto fare se avesse insistito? Il processo è un film che inizia - e finisce anche - mentre ancora ci chiediamo quando passeranno i titoli. Immediatamente catapultati in un'azione descritta con assoluta perfezione e che non lascia al lettore che un angusto angolino per osservare e nel quale non sentirsi mai al riparo dal fatto che, essendo tanto vicino all'azione, essa non possa i qualche momento "artigliarlo" - e chissà con quali conseguenze! Ad un certo punto smettiamo prima del protagonista di cercar di capire "perché" e, totalmente permeati della sua angoscia, ci guardiamo intorno sperando di cogliere qualcosa che a lui sia sfuggito - una porta sconosciuta alla quale non ha bussato; una faccia tra le tante ostili che per qualche ragione lo paia quel pizzico meno; un corridoio che forse era quello in fondo al quaqle c'era l'ufficio che non sa di cercare - totalmente inebetiti e convinti che, nel caso, troveremmo to l'attenzione di qualche altro genio in arti "limitrofe", dunque se ne dovrebbe anche leggere come lo rimaneggiò quel genio di Gide per il teatro e quell'altro genio assoluto di Jean-Louis Barrault e vedere come lo traspose su celluloide quall'altro genio, ancora, di Orson Welles. Si perdoni l'eccessiva presenza del termine genio ma, quando si tratti di Franz, l'unico modo per limitarne l'uso è avvicinarsi ed essere, di conseguenza, l'unica "cosa" non geniale che lo riguardi.
Purtroppo confusa - 23 marzo 2018
Sono proprio confusa. Ho capito che l'unica domanda che non bisogna farsi in questa lettura è "perché?" perché confonde ancora di più. Ero confusa dall'atmosfera onirica ma razionale del libro, che presto si è convertita in un incubo angosciante. I luoghi sono diventati più sporchi, più bui, più freddi, più asfissianti. Ero disorientata perché avevo bisogno di un appoggio nel libro, di un personaggio di cui potermi fidare ma erano aridi, viscidi, confusionari. Lo stile stesso è identico alla trama: grigio, freddo, opprimente ma comico... insomma, assurdo come tutta la situazione. Ci ho provato a non farmi domande, ma inevitabilmente a fine libro ho tanti punti interrogativi, troppi, a cui neanche il protagonista saprebbe rispondere. Spero che si sia capito perché sono confusa e non vorrei... in caso mi giustifico dando la colpa e la soddisfazione a Kafka per aver raggiunto il suo scopo. Concludo con le parole di Primo Levi sul libro, che colpiscono nel segno meglio di qualunque altro aggettivo: "La lettura del Processo, libro saturo di infelicità e di poesia, lascia mutati: più tristi e più consapevoli di prima".
Kafka docet - 21 febbraio 2017
È uno dei libri più belli di sempre. Kafka in tutta la sua essenza. Indubbiamente il testo e lo stile è complesso, non lo consiglierei a chi non ha mai letto nulla di Kafka né ad un giovanissimo. Molto severo e angoscioso, è la consacrazione dell'ineluttabilità della giustizia.
Un classico di Kafka - 27 ottobre 2014
Romanzo scritto da Franz Kafka, pubblicato per la prima volta nel 1925. Il romanzo ha come protagonista un impiegato di nome Josep che lavora in un'istituzione bancaria e che vive una sfortunata esperienza: viene infatti arrestato, accusato e alla fine incriminato, anche se i reali motivi dell'arresto non gli vengono mai comunicati. Lo stile è quello tipico di Kafka, e rende la storia molto angosciosa. I personaggi che vengono descritti sono tanti, circa una quarantina, e da questo romanzo è stato tratto anche un film, uscito negli anni Sessanta, diretto da Orson Welles e con Anthony Perkins. Buon libro, voto 3 stelle!
Processati senza colpa alcuna - 23 maggio 2011
Fermatevi! Siete arrivati al cospetto del Capolavoro! Un uomo innocente e' accusato e subisce un processo insensato. Alla fine scopre che la propria colpa e' solo quella di essere innocente. Sottomesso, accetta la propria, inevitabile, condanna. Clamorosamente attuale, in quanto senza tempo!
Se non fosse di Kafka, ne direi male - 22 febbraio 2011
Quando lessi "Il processo", anni fa, da giovane studente di giurisprudenza (una matricola o poco più) avevo aspettative enormi. Conoscevo poco Kafka e me ne vergognavo, per me era una di quelle figure che, per sentito dire, andavano conosciute a fondo, quasi che più che semplici scrittori fossero delle guide spirituali, dei profeti della letteratura. All'idea che un tale genio avesse tentato l'incrocio tra la letteratura e la filosofia del diritto mi sentivo a dir poco eccitato, e pensavo tra me e me "Deve essere una bomba questo libro, per forza, non può non esserlo!". Ebbene, rimasi in attesa del "botto" dalla prima parola, fino... All'ultima. Niente "botto". Arrivai alla fine, e per temperare la delusione, mi convinsi che - essendo questo un romanzo non finito - anche il "botto" fosse rimasto non scritto, nascosto nella penna del grande genio. Riguardo a Kafka, tutti parlano di grandi concetti, si riempiono la bocca di paroloni, lanciandosi in fumose speculazioni, del tipo "Eh beh, Kafka mostra di sapere bene che noi viviamo in un era di simboli, lui conosceva meglio di tutti gli altri il valore e l'importanza dei simboli...", poi uno va a leggersi "Il processo", e ci trova per l'appunto pochi stimoli, poche considerazioni che superino la soglia della superficialità e nessuna riflessione capace di mettere sotto scacco la logica giuridica. Meglio leggerlo, anziché no. Il fatto, però è che, se il medesimo romanzo lo avessi scritto io, non credo avrebbe avuto la stessa fortuna. Se ci sono dentro idee geniali, o io sono assuefatto al genio, oppure dormivo, e non le ho viste passare. Deludente. Il pazzo sono io di sicuro ma, se non fosse un'opera di Kafka, suggerirei di farne tranquillamente a meno, direi che non è certo indispensabile leggerlo, mettiamola così.