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Il processo

di Franz Kafka


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Voto medio del prodotto:  4 (4.5 di 5 su 20 recensioni)

5Kafka o non Kafka?, 10-04-2018
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Sembra che ancora in molti si interroghino circa il rapporto con questo fenomeno "più" unico di tanti altri unici della storia della letteratura. "Chi cerca non trova, ma chi non cerca viene trovato", scriveva nei Quaderni in ottavo uno dei più grandi geni in assoluto della parola scritta, certo il maggior sarto di abiti che ci appaiono talmente assurdi, mentre li osserviamo, che solo al momento d'indossarli ci si rende conto ciò fosse dovuto al fatto che fosse la nostra esatta misura. Ha scritto relativamente poco (romanzi solo tre, di cui l'ultimo in-finito nel vero senso della parola) . E meno male. Perchè se ancora quasto poco bolle come bolle, chissà cos'avrebbe potuto fare se avesse insistito? Il processo è un film che inizia - e finisce anche - mentre ancora ci chiediamo quando passeranno i titoli. Immediatamente catapultati in un'azione descritta con assoluta perfezione e che non lascia al lettore che un angusto angolino per osservare e nel quale non sentirsi mai al riparo dal fatto che, essendo tanto vicino all'azione, essa non possa i qualche momento "artigliarlo" - e chissà con quali conseguenze! Ad un certo punto smettiamo prima del protagonista di cercar di capire "perché" e, totalmente permeati della sua angoscia, ci guardiamo intorno sperando di cogliere qualcosa che a lui sia sfuggito - una porta sconosciuta alla quale non ha bussato; una faccia tra le tante ostili che per qualche ragione lo paia quel pizzico meno; un corridoio che forse era quello in fondo al quaqle c'era l'ufficio che non sa di cercare - totalmente inebetiti e convinti che, nel caso, troveremmo to l'attenzione di qualche altro genio in arti "limitrofe", dunque se ne dovrebbe anche leggere come lo rimaneggiò quel genio di Gide per il teatro e quell'altro genio assoluto di Jean-Louis Barrault e vedere come lo traspose su celluloide quall'altro genio, ancora, di Orson Welles. Si perdoni l'eccessiva presenza del termine genio ma, quando si tratti di Franz, l'unico modo per limitarne l'uso è avvicinarsi ed essere, di conseguenza, l'unica "cosa" non geniale che lo riguardi.
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5Da leggere immancabilmente, 04-04-2018
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Impossibile non esserne conquistati. Processo come metafora del no sense esistenziale: un colpevole senza alcuna colpa, un reato mai commesso e mai precisato, un uomo comune messo sotto torchio in attesa di giudizio senza una spiegazione, attesa invano.
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3Purtroppo confusa, 23-03-2018
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Sono proprio confusa. Ho capito che l'unica domanda che non bisogna farsi in questa lettura è "perché?" perché confonde ancora di più.
Ero confusa dall'atmosfera onirica ma razionale del libro, che presto si è convertita in un incubo angosciante.
I luoghi sono diventati più sporchi, più bui, più freddi, più asfissianti.
Ero disorientata perché avevo bisogno di un appoggio nel libro, di un personaggio di cui potermi fidare ma erano aridi, viscidi, confusionari.
Lo stile stesso è identico alla trama: grigio, freddo, opprimente ma comico... insomma, assurdo come tutta la situazione.
Ci ho provato a non farmi domande, ma inevitabilmente a fine libro ho tanti punti interrogativi, troppi, a cui neanche il protagonista saprebbe rispondere.
Spero che si sia capito perché sono confusa e non vorrei... in caso mi giustifico dando la colpa e la soddisfazione a Kafka per aver raggiunto il suo scopo.
Concludo con le parole di Primo Levi sul libro, che colpiscono nel segno meglio di qualunque altro aggettivo:
"La lettura del Processo, libro saturo di infelicità e di poesia, lascia mutati: più tristi e più consapevoli di prima".
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5Kafka docet, 21-02-2017
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È uno dei libri più belli di sempre. Kafka in tutta la sua essenza. Indubbiamente il testo e lo stile è complesso, non lo consiglierei a chi non ha mai letto nulla di Kafka né ad un giovanissimo. Molto severo e angoscioso, è la consacrazione dell'ineluttabilità della giustizia.
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3Un classico di Kafka, 27-10-2014
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Romanzo scritto da Franz Kafka, pubblicato per la prima volta nel 1925. Il romanzo ha come protagonista un impiegato di nome Josep che lavora in un'istituzione bancaria e che vive una sfortunata esperienza: viene infatti arrestato, accusato e alla fine incriminato, anche se i reali motivi dell'arresto non gli vengono mai comunicati. Lo stile è quello tipico di Kafka, e rende la storia molto angosciosa. I personaggi che vengono descritti sono tanti, circa una quarantina, e da questo romanzo è stato tratto anche un film, uscito negli anni Sessanta, diretto da Orson Welles e con Anthony Perkins. Buon libro, voto 3 stelle!
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