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Post punk 1978-1984(2018 - brossura)
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Post punk 1978-1984

Post punk 1978-1984

di Simon Reynolds


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Descrizione del libro

Il periodo 1978-1984 fa a gara con gli anni Sessanta per qualità e novità della musica prodotta. In anni di grande incertezza storica e sociale (tatcherismo, reaganismo, fine della guerra fredda), gli artisti riescono a raccogliere e a portare avanti la rivoluzione mancata dalla breve e infuocata stagione del punk. Mischiando il rock con l'elettronica, il pop con i ritmi reggae e la dance, queste band sono convinte di poter inventare un nuovo futuro per la musica. Con aneddoti, segreti e approfondimenti, questo libro fa un bilancio di quegli anni e ne celebra protagonisti e capolavori.

Tutti i libri di Simon Reynolds

Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Post-punk, 07-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Un Reynolds più ispirato rispetto alle sue altre opere. Ogni appassionato di musica del globo si avvicina ad un libro come questo con sentimento duplice: il desiderio di confermare e confortare, nell'entusiasmo dell'autore, il proprio fervore da rockettaro amante di questo o quel gruppo, e la speranza nemmeno tanto segreta di veder stroncare esattamente questo o quel gruppo che invece non ha mai sopportato.
Ecco vedi, l'ho sempre detto che David Bowie era sopravvalutato, che Brian Eno dovrebbe limitarsi a fare il produttore e che Tom Verlaine è un genio (quasi) incompreso.
Poi però succede il contrario e allora non c'è niente da fare, il miglior libro sulla storia del rock o del punk o del blues o del jazz non è ancora stato pubblicato, ed è quello che sto scrivendo io, naturalmente, Reynolds è un altro che si spara le pose e non capisce un cazzo di musica.
Tutto cambia, però, se il critico in questione è bravo, talmente bravo a scrivere ciò che scrive che il contenuto finisca per emanciparsi dai giudizi di valore. Certo, Reynolds non è Scaruffi, non direbbe mai che "Trout Mask Replica" di Captain Beefheart è l'unico disco di musica rock che valga la pena ascoltare, ma pure lui ha i suoi preferiti, per forza. Avrà fatto anche lui come Rob Fleming centinaia di compilation e altrettante top five ma non le fa vedere a nessuno.
Probabilmente per i non amanti del rock (e della musica pop in generale) questo libro può essere una palla mostruosa. Ma non è detto. Perchè al di là dei tecnicismi da musicofili incalliti ci sono pagine e pagine dedicate ai contesti sociali in cui tanti movimenti musicali presero forma e sostanza, tanti eccellenti micro-trattati di antropologia culturale, pagine interessantissime che squarciano il velo diffuso di snobismo dei tanti che pretendono di derubricare la musica "pop" (intesa come popular) e tutte le sue infinite espressioni a futile passatempo per eterni adolescenti.
Straordinarie, ad esempio, le pagine dedicate a New York e alla no-wave, a funamboli svitati non-musicisti come James Chance e Lydia Lunch, quella che diceva di ispirarsi a Marcel Duchamp più che a qualunque altro "collega".
David Bowie è il musicista più sopravvalutato del mondo ma questo è un libro imperdibile.
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