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Post punk 1978-1984

Post punk 1978-1984

di Simon Reynolds

  • Editore: Minimum Fax
  • Collana: Minimum Fax musica
  • Traduttore: Piumini M.
  • Data di Pubblicazione: aprile 2018
  • EAN: 9788875219062
  • ISBN: 8875219060
  • Pagine: 776
  • Formato: brossura
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Descrizione del libro

Il post punk non è un «genere» come tanti, non è la diligente coda del punk, a cavallo tra due decenni, quando la rivoluzione è finita e i giochi sono fatti; è, al contrario, la musica e il tempo in cui tutto diventa possibile. I confini cadono, i divieti sono ignorati, le regole vengono sovvertite in una sperimentazione continua, selvaggia e colta insieme. Il post punk non è retromaniaco - per usare la categoria critica che lo stesso Simon Reynolds ha creato e che si è imposta come definizione della nostra epoca - ma è il «suono» del presente e delle sue possibilità infinite. Per questo motivo, a distanza di quarant'anni, ancora appassiona e influenza. La musica degli inglesi Joy Division, PiL, Gang of Four e Slits, degli americani Pere Ubu, Devo, Talking Heads e di altri gruppi noti e meno noti continua a essere fonte d'ispirazione per migliaia di artisti in tutto il mondo. Con Post punk Simon Reynolds scrive il suo libro più personale e coinvolgente, mostrando l'erudizione enciclopedica, la raffinatezza d'analisi e l'abilità divulgativa che ne fanno il critico musicale più importante della nostra epoca. I suoni e le emozioni, le speranze e l'euforia escono fuori da ogni pagina e ci invitano all'ascolto amorevole di una musica e di un tempo che non può essere ripetuto ma solo reinventato.


Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Post-punk, 07-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Un Reynolds più ispirato rispetto alle sue altre opere. Ogni appassionato di musica del globo si avvicina ad un libro come questo con sentimento duplice: il desiderio di confermare e confortare, nell'entusiasmo dell'autore, il proprio fervore da rockettaro amante di questo o quel gruppo, e la speranza nemmeno tanto segreta di veder stroncare esattamente questo o quel gruppo che invece non ha mai sopportato.
Ecco vedi, l'ho sempre detto che David Bowie era sopravvalutato, che Brian Eno dovrebbe limitarsi a fare il produttore e che Tom Verlaine è un genio (quasi) incompreso.
Poi però succede il contrario e allora non c'è niente da fare, il miglior libro sulla storia del rock o del punk o del blues o del jazz non è ancora stato pubblicato, ed è quello che sto scrivendo io, naturalmente, Reynolds è un altro che si spara le pose e non capisce un cazzo di musica.
Tutto cambia, però, se il critico in questione è bravo, talmente bravo a scrivere ciò che scrive che il contenuto finisca per emanciparsi dai giudizi di valore. Certo, Reynolds non è Scaruffi, non direbbe mai che "Trout Mask Replica" di Captain Beefheart è l'unico disco di musica rock che valga la pena ascoltare, ma pure lui ha i suoi preferiti, per forza. Avrà fatto anche lui come Rob Fleming centinaia di compilation e altrettante top five ma non le fa vedere a nessuno.
Probabilmente per i non amanti del rock (e della musica pop in generale) questo libro può essere una palla mostruosa. Ma non è detto. Perchè al di là dei tecnicismi da musicofili incalliti ci sono pagine e pagine dedicate ai contesti sociali in cui tanti movimenti musicali presero forma e sostanza, tanti eccellenti micro-trattati di antropologia culturale, pagine interessantissime che squarciano il velo diffuso di snobismo dei tanti che pretendono di derubricare la musica "pop" (intesa come popular) e tutte le sue infinite espressioni a futile passatempo per eterni adolescenti.
Straordinarie, ad esempio, le pagine dedicate a New York e alla no-wave, a funamboli svitati non-musicisti come James Chance e Lydia Lunch, quella che diceva di ispirarsi a Marcel Duchamp più che a qualunque altro "collega".
David Bowie è il musicista più sopravvalutato del mondo ma questo è un libro imperdibile.
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