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La piramide del caffè

La piramide del caffè

di Nicola Lecca


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Trama del libro

A diciotto anni, Imi ha finalmente realizzato il suo sogno di vivere a Londra. A bordo di un vecchio treno malandato ha lasciato l'orfanotrofio ungherese dove ha sempre vissuto e, nella metropoli inglese, si è impiegato in una caffetteria della catena Proper Coffee. Il suo sguardo è puro, ingenuo e pieno di entusiasmo: come gli altri orfani del villaggio di Landor, anche lui non permette mai al passato di rattristarlo, né si preoccupa troppo di ciò che il futuro potrebbe riservargli. Le tante e minuziose regole che disciplinano la vita all'interno della caffetteria - riassunte nel Manuale del caffè cui i dirigenti della Proper Coffee alludono con la deferenza riservata ai testi sacri - gli sembrano scritte da mani capaci di individuare in anticipo la soluzione a qualsiasi problema pur di garantire il completo benessere di impiegati e clienti. La piramide gerarchica che ordina la Proper Coffee sembra a Imi assai più chiara e rassicurante del complesso reticolo di strade londinesi. Dovrà passare molto tempo prima che Imi - grazie al cinismo di un collega e ai consigli della sua padrona di casa - cominci a capire la durezza di Londra e la strategia delle regole riassunte nel Manuale del caffè. Tanto candore finirà per metterlo in pericolo: e sarà allora Morgan, il libraio iraniano, a prendersi a cuore il destino di Imi, coinvolgendo nel progetto Margaret, una grande scrittrice anziana e ormai stanca di tutto, ma ancora capace di appassionarsi alle piccole storie nascoste tra le pieghe della vita.

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Voto medio del prodotto:  5 (5 di 5 su 1 recensione)

5Assolutamente da non perdere, 09-06-2013, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo romanzo ci immerge in una storia con mille sfaccettature, che riesce ad un tempo a farci sognare, sorridere, riflettere, e perché no, strapparci qualche lacrima.
Protagonista della storia è un 18enne ungherese, Imi. Un nome semplice come lui. Perché Imi è un ragazzo "naif", semplice, puro, ingenuo, candido, trasferitosi da poco in una Londra da sempre idealizzata tra le mura dell'orfanotrofio in cui è cresciuto, in un paesino ungherese a due passi dalla frontiera austriaca, dove è stato abbandonato poco dopo la nascita, figlio di non sa chi, e capace, nonostante gli avvertimenti della sua padrona di casa londinese, di avventurarsi in un parco di notte, al fine di passeggiare serenamente e di dimenticarsi degli altri e "ricordarsi solo di sé". Nella nuova città Imi trova lavoro in una grande catena di caffetterie, la Proper Coffee, iniziando a lavorare come assistente generale, e venendo poi promosso come barista. Una catena, la Proper Coffee, regolata in ogni minimo dettaglio da una bibbia profana, "Il Manuale del Caffè", in cui sono elencati i comportamenti da tenere col personale, coi dirigenti, nelle situazioni di emergenza, e in ogni occasione speciale e non che si presenti.
E in esso Imi, anche per come il Manuale è strutturato, vede una "possibilità" (che la vita, nella miseria dell'orfanotrofio, gli ha sempre negato, non facendogli però mai mancare la gioia di vivere né di apprezzare le cose più piccole e semplici) . Ma dovrà accorgersi, col tempo, che le cose non stanno propriamente così
Da un lato, ad aprirgli gli occhi, ci sarà il suo collega e amico spagnolo Jordi, che ben prima di lui ha scoperto che cosa si cela dietro un'idilliaca apparenza, e che Imi, troppo candido e immaturo, quasi "primordiale" com'è, non riesce a vedere: l'ipocrisia e i paradossi della società dei consumi, dove le uniche cose che contano sono il denaro e il potere che esso conferisce. Dall'altro, un altro amico iraniano Morgan, un libraio, frequentatore della caffetteria dove Imi lavora.
Non volendo svelare troppo della trama di questo romanzo, vera e propria "fiaba contemporanea", perché merita decisamente di esser letto tutto d'un fiato, ci sarà un evento traumatico che cambierà d'un tratto la visione e la vita di Imi, che si troverà catapultato nel mondo degli adulti, a lui finora estraneo, in una Londra che non era quella che aveva immaginato e idealizzato, fino a fargli prender coscienza che il nulla dell'orfanotrofio, che aveva da sempre sognato di abbandonare, in realtà era il tutto, e non il niente. Era "il segreto della felicità".
Era la capacità di gioire per i riflessi del sole sulle gocce di rugiada su una ragnatela tessuta da un ragno in un bosco, il fare bagno in un ruscello o giocare con un giocattolo di seconda mano, e non un esorbitante conto in banca. A condurlo per mano in questo percorso, figura portante sarà l'amico Morgan, al fianco di una sua amica premio Nobel per la letteratura, Margaret Marshall.
Una donna chiusa in una solitudine quasi assoluta, non tanto per le malattie che la tormentano, quanto piuttosto perché ha conosciuto la rabbia, ed "è stata proprio quella rabbia a condurla alla solitudine e alla clausura quasi completa".
Una donna che stravolgerà la sua visione circa l'impegno che si era sempre proposta come scrittrice: incantare e descrivere il mondo per svelarlo a chi non lo vede davvero, e "far nascere negli altri molto più amore e molto più interesse per la vita".
Ma senza alcun impegno sociale.
Rovescerà il proprio punto di vista, dopo aver dato a Imi il "benvenuto nella città degli orfani" (Londra) in una dedica su un proprio libro, e ci condurrà al coup de théatre finale, lasciandoci letteralmente senza fiato.
Colpo di scena che ci renderà coscienti del vero potere della letteratura: non solo parole capaci di svelare il mondo e incantare, ma un'arma potente più di un ordigno bellico. Così il romanzo si chiuderà, seppure tra le mille esperienze londinesi di Imi, secondo una struttura in un certo qual modo circolare: si parte dalle primissime pagine con i ricordi di Imi e con una certa percezione dell'orfanotrofio di Landor, e si termina il libro con una visione totalmente diversa, ma sempre rivolta a Landor e all'orfanotrofio. Che lo si voglia leggere come una fiaba, come un atto di denuncia, o come un romanzo tout court, "La piramide del caffè" è sicuramente un libro da non perdere, vuoi per gli scenari illustrati, vuoi per la magistrale scrittura di Lecca (elegante, mai volgare né fine a se stessa "ferma, cesellata e limpidissima che da sempre è la cifra del suo stile") , che sa narrarci una storia con le parole umili proprie del personaggio-Imi, senza mai sovrapporsi a lui, ma al tempo stesso facendo trasparire, in punta di piedi, il suo punto di vista.
Decisamente un romanzo con cui arricchire la nostra biblioteca.
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