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Palude

di Antonio Pennacchi

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Trama del libro

Scrittore e ex operaio, Antonio Pennacchi esplora ancora una volta le sue radici e la sua vita con Palude, una storia che ha l’emozione e l’intensità di un racconto sussurrato vicino ad un focolare.
Proprio come i protagonisti di questo libro, la famiglia dell’autore di Mammut giunse nel Lazio per la bonifica dell’Agro Pontino. Dal Veneto e dall’Umbria portarono le loro tradizioni contadine, i canti popolari, la nostalgia della pianura desolata e della collina verdeggiante e le depositarono in questi stagni e in queste faticose bonifiche. Pennacchi riversa così in un romanzo ironico e amaro, come la sua penna da sempre suggerisce, l’esperienza familiare e di bambino, i racconti dei nonni e degli zii e li trasforma in un reportage divertito, fantastico e vero di una parte d’Italia sconosciuta ai più, dimenticata dall’itinerario turistico. A Latina la gente vive sospesa in un progetto antico, ideato dal Duce contadino, non da quello battagliero e antisemita, per riportare il popolo italiano alle sue radici agricole e di terra. Lo spirito di Mussolini ancora aleggia in città, si nasconde tra le idee folli del sindaco e tra le teste un po’ esaltate della gente che abita in questo lembo di territorio oscurato dalla grandezza della capitale e privato di una vera identità e cultura. Per il sindaco della città però è un vero shock scoprire, dalla classifica del quotidiano Il sole 24 ore, che Latina è una delle peggiori città dello stivale. Ecco allora un’idea rivoluzionaria, la chiave di volta per far parlare finalmente della sua splendida città: trasformarla in un centro per i trapianti di cuore. A disposizione come cavia, il perfido sindaco trova Palude, un uomo con il cuore malato. Peccato che sia un comunista e che, ai bei tempi, lottava per le sue idee con quel fascista del sindaco, sollevandolo con un dito solo. Il piano del primo cittadino di Latina è perfetto: Palude darà il via ad una nuova serie di rivoluzionari trapianti. Ma come si farà a trovare un donatore e siamo sicuri che cambiando il cuore di una persona un pezzetto di anima non se ne vada per sempre? Magari quel rosso di Palude cambierà persino idea politica e si trasformerà in una specie di reincarnazione del Duce? In questo romanzo socio fanta-politico Pennacchi parla ancora una volta di classe lavoratrice italiana attraverso un personaggio, Palude, che dà per l’appunto il nome al libro e che difficilmente si dimenticherà, facendoci invece ricordare divertiti le scorribande politiche di Peppone e Don Camillo nel dopoguerra nostrano.

Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 2 recensioni)

4Storia d'Italia, 18-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Pennacchi mi piace molto quindi rischio di non essere totalmente obiettiva, ma quello che mi piace di lui emerge in maniera significativa anche in questo suo libro. Il racconto di una terra e del suo popolo, così vivo, così reale ! Quante cose ho imparato che ignoravo di quel periodo storico e di quella gente! Insieme a Canale Mussolini una grande opera!
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3Scrittore f. F. (facente funzione) ...., 09-02-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Giovanile produzione, riveduta e corretta. Romanzo che non si puo' lasciare a meta' e continuare piu' avanti, a bocconcini, quando si ha tempo, pena perdere il filo. Va letto d'un fiato, come si mangia un risotto od una bistecca. Se no non si apprezza, anzi, escono fuori tutte le manchevolezze ed i limiti di questo "conta-storie, Esatto, non scrittore si badi bene, (per non incorrere in equivoci) ma un vero grande racconta storie, e in quanto tale risulta superbo. Va ascoltato, non letto, come un filo' da osteria, con un bicchiere di vino, lasciandosi rapire dai suoi personaggi di provincia universale. (come Chiara, Arpino, Cacucci ecc) Pennacchi e' autore popolare cioe' che da voce al popolo o, come lui stesso si definisce, servo del popolo. Ammetto di fare fatica a capire se lui puo' essere operaio della parola o se fa parole da operaio. Restano questi particolari personaggi, quasi tutti defunti ormai ma ben vivi nella memoria degli amici. E chi di noi non ne ha?......
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