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Oltre New York. Reportage e fotografie 1936-1938

Oltre New York. Reportage e fotografie 1936-1938

di Annemarie Schwarzenbach

  • Editore: Il Saggiatore
  • Collana: Terre. Idee
  • A cura di: R. Perret
  • Traduttore: D'Agostini T.
  • Data di Pubblicazione: settembre 2004
  • EAN: 9788842809821
  • ISBN: 8842809829
  • Pagine: 186
  • Formato: brossura
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Descrizione del libro

Si tratta del racconto di un viaggio alla scoperta degli Stati Uniti, in seguito all'adesione dell'autrice nel 1936 al progetto della Farm Security Administration: raccogliere testimonianze fotografiche dell'"altra America", quella del degrado e della miseria. Dopo l'esplorazione di New York e Washington, il confronto con la realtà dei quartieri poveri di Pittsburgh neri e bianchi ha un effetto dirompente nel modellare la scrittura: lo stile evocativo dei primi saggi cede il passo a una lingua oggettiva, gli scatti acquisiscono rigore estetico e sobrietà. Il viaggio diventa ricerca, impegno e interesse per la realtà quotidiana, per il lavoro e le lotte sindacali; il passaggio delle frontiere si traduce in apertura verso nuovi modi di pensare.
Nella primavera del 1936 Annemarie Schwarzenbach ha ventotto anni e la vita già segnata dalla trasgressione e dall'inquietudine che faranno di leiun personaggio di culto: i primi viaggi in Persia, la relazione tormentata con Erika Mann, l'iniziazione alle droghe, la rottura con la famiglia, un matrimonio fallito, un tentato suicidio. Lasciandosi alle spalle tutto questo, ma anche quell'Europa su cui si allunga ormai l'ombra di Hitler, Annemarie parte alla scoperta degli Stati Uniti, aderendo con entusiasmo al progetto della Farm Security Administration: raccogliere testimonianze fotografiche dell'“altra America”, quella del degrado e della miseria, che porta ancora le cicatrici della crisi economica. Poi c'è anche la sfida personale: cercare le tracce della filosofia dell'opportunity, i segni di quel riformismo rooseveltiano in cui lei crede tenacemente. Alle immagini affiancherà articoli destinati a testate svizzere, in un lavoro di documentazione fotogiornalistica tutto da inventare. Dopo l'esplorazione di New York e Washington, il confronto con la realtà dei quartieri poveri di Pittsburgh – neri e bianchi – ha un effetto dirompente nel modellare la scrittura, lo stile evocativo dei primi saggi cede il passo a una lingua oggettiva, essenziale.E i suoi scatti acquisiscono il rigore estetico e la sobrietà di cui Walker Evans era l'interprete più geniale. Un anno dopo Annemarie vuole conoscere gli stati americani del Sud e, insieme all'amica Barbara Hamilton-Wright, attraversa Virginia, South e North Carolina, Georgia, Alabama e Tennessee, alla guida di una vecchia Ford e con una macchina fotografica Rolleiflex al collo. Le due donne visitano piantagioni, fabbriche, prigioni, scuole e villaggi operai, con l'intento di dare la parola a chi è privo di diritti e, spesso, di voce. Il viaggio diventa ricerca, impegno e interesse per la realtà quotidiana, per il lavoro e le lotte sindacali; il passaggio delle frontiere si traduce in apertura verso nuovi modi di pensare, vedere e vivere. Ed è per questo che fotografie e testi qui raccolti hanno una loro immortale bellezza nella capacità di descrivere l'indescrivibile, di cogliere dietro i paesaggi la disperazione di chi li abita.“Qui, sopra il paesaggio del futuro, sembrano non esistere né la luce chiara del giorno né i colori del tramonto. Un cielo sempre grigio incombe sul caos desolato, fumo e nebbia piovigginosa velano in maniera spettrale e grandiosamente sinistra quello che altrimenti sarebbe nudo squallore. E su tutto si slanciano, come il corpo di un gigantesco serpente, nuovi viadotti che mi permettono, finalmente, di fuggire...”“Un personaggio femminile straordinario, figlio del secolo comepochi altri. In lei si trovano tutti o quasi tutti i miti modernicondensati in una vita durata appena trentaquattro anni.”LA REPUBBLICA“È proprio nei bianchi e neri delle fotografie, nei lunghi articoliche Annemarie trova il suo miglior registro di scrittura. Nelladirezione di questo tipo di giornalismo documentaristico e inqualche modo militante vanno le sue energie migliori.”IL MANIFESTO

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