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Obama. L'irresistibile ascesa di un'illusione

Obama. L'irresistibile ascesa di un'illusione

di Martino Cervo, Mattia Ferraresi


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  • Editore: Rubbettino
  • Collana: Problemi aperti
  • Data di Pubblicazione: marzo 2010
  • EAN: 9788849826982
  • ISBN: 8849826982
  • Pagine: 119
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Barack Obama non è soltanto un politico di successo protagonista di una campagna perfetta che poi si scontra con la durezza del governo e da idealista diventa realista. Il 44esimo presidente degli Stati Uniti è artefice e oggetto di un mito che ricalca l'antica eresia di un'era nuova in cui il male sia espunto dal mondo. Quando la realtà, dall'Afghanistan all'economia, dalla sanità alla Cina, mostra la fallibilità di questo mito, a tenerlo desto ci pensano i cantori dei media, disposti a tutto per difendere la bellezza della promessa sotto una patina cool. La sbornia mondiale di Obama raggiunge l'apice con il premio Nobel per la pace. A dire del destino politico di Barack saranno le elezioni di midterm. Nel frattempo, però, è possibile una ricognizione sulla genesi del profeta postmoderno, sul quale spuntano, accettate perché plausibili, leggende sui legami col monaco eretico Gioacchino da Fiore, per la prima volta qui smascherate, a loro modo traccia di una strana eresia. Prefazione di Giuliano Ferrara.

Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Obama., 08-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo librettinoha una storia curiosa alle psalle, che merita di essere raccontata: un deputato calabrese del PD, a ridosso dell'elezione di Obama, rivela alla stampa una curiosità suggestiva: l'"uomo nuovo" in corsa alla Casa Bianca vanterebbe il calabro-medioevale Gioacchino da Fiore tra i suoi maestri spirituali, o quanto meno tra le sue affinità riconosciute; prova ne sarebbero le citazioni plurime inserite in uno suo discorso elettorale. Ma non è vero niente, e il tutto si rivela uno spot parecchio provinciale per la regione Calabria, anche se la bufala arriva a confondere tangenzialmente le idee persino in Vaticano - tanto che un predicatore di casa pontificia dal cognome autologo ne fa menzione in una delle sue lezioni quaresimali davanti al Papa.
Come nella nota teoria freudiana del motto di spirito, l'episodio per Cervo e Ferraresi rivela qualcosa di inconscio e socialmente condiviso nel periodo elettorale che porta Obama sullo scranno: l'attesa di un'era nuova, di una fusione millenaristica di tutta l'umanità nel segno della democrazia a portare pace e speranza dopo gli anni del timore e della guerra globale di cui Bush era il più evidente interprete. Gioacchino è sconosciuto ai più, ma l'associazione con la campagna elettorale di Obama, mutatis mutandis, non è peregrina. Lungi dall'essere annunciatore di sventura, l'abate calabrese teorizzava l'avvento di un millennio di pace, concordia, fratellanza (l'età dello spirito) nonché il dissolvimento della Chiesa in un rapporto immediato con Dio. Tutti temi che la storia successiva riutilizzerà in forme sempre più secolarizzate, per cui se non è possibile dire quale sia l'approssimante di Gioacchino per Obama (forse la teologia della liberazione e la teologia nera, ma i riferimenti nel libro sono solo accennati), certamente siamo nel regno del possibile per quanto riguarda la linea di sviluppo del pensiero.
Chi minimamente conosce lo stile del Foglio non tarderà a ritrovare, negli elogi di Ferrara e Rocca a questo libretto, le tracce di un paternale scetticismo; paternale, perché certamente i due giovanissimi autori possono in qualche modo riconoscersi nella paternità (stilistica, ma ancora prima retorica) del giornale dell'Elefantino nei suoi anni d'oro; e (affettuoso) scetticismo, perché a ben guardare in questa inchiesta compatta il corpo del reato non c'è: Obama non conosce Gioacchino, ma soprattutto la bufala si trascina avanti più per l'ostinazione marchettara di un politico e l'inavvertenza di Cantalamessa che non per la sua virulenza: difficile quindi paragonarla a classici del suo genere come il Protocollo dei Savi di Sion, che a tutt'oggi persistono.
Va detto che, almeno con gli occhi attuali, in centoventi pagine Cervo e Ferraresi dicono tutto quello che c'è da dire di importante sulla vicenda Obama, ossia i pochi elementi biografici che ne hanno determinato l'eleggibilità a "uomo nuovo" e i pochi elementi retorici che ne hanno determinato l'infatuazione collettiva; il tutto scritto in un italiano piacevole che non fa a botte con l'italiano (ormai raro per volumi scritti da giornalisti) e con una cultura della citazione che va da Solovev al Principe di Belair.
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