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di Erri De Luca


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Trama del libro

"Questo breve e intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase - mi sembra - i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E la luce in cui il protagonista de "Il posto delle fragole" di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un'infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell'immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato." (Raffaele La Capria)

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Voto medio del prodotto:  4 (4.1 di 5 su 8 recensioni)

5Bellissimo!, 22-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
E' davvero molto bello e man mano che mi avvicinavo al termine avrei voluto non finisse mai. Il libro ha poche pagine, ma è denso di immagini e sensazioni. Il linguaggio è essenziale, evocativo e potente. Descrive il rapporto con la madre in modo poetico ed intenso, a volte addirittura commovente. Lo consiglio assolutamente!
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5Non ora, non qui, 30-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Il primo ricordo di De Luca, dove scoccò il colpo di fulmine con l'autore napoletano. In fondo è un libro fato di niente, osservare una foto sul filo dei ricordi, e ripercorrere qualcosa: lo sguardo della madre, gli occhi sempre più deboli del padre, un po' di Napoli, prima molto misera, poi un po' imborghesita. A me, ha riportato alla mia di infanzia, ed al dolore sotteso (in questi casi mi viene sempre in mente quell'attacco fulminante di Aden, Arabia di Paul Nizan "Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita") di tutte quelle cose che ora, con il distacco del tempo e dell'età, magari ci fanno sorridere. Ma mentre le stavamo vivendo, ahi quanto dolore ci portavano dentro. La difficoltà di trovare le parole per dire quello che si sentiva. L'amore che c'era (perché c'era) per le figure dei genitori, ma che anche lì non trovava il modo di esprimersi. Ed ora che avremmo le parole per dirlo, magari non abbiamo più il soggetto a cui dirle. Un'immagine mi torna potente dalle parole di Erri: quel camminare in famiglia, i genitori avanti, e lui, adolescente che deve andare con loro, qualche passo indietro, come a sottolineare con lo spazio fisico una presa di distanza sulle cose e sugli avvenimenti. Mi viene in mente una foto della mia giovinezza, della prima volta a Parigi con i miei, a camminare per Saint Germain, io non dietro ma di lato, ed un po' scostato, quasi a far vedere che non faccio parte di quel gruppo lì, di quella madre preoccupata del freddo, di quel padre sempre a ragionare di cose più grandi di me, di quel fratellino che non si capisce che sia venuto a fare, se non a farmi perdere il ruolo centrale, di unico essere amato nel consesso familiare. Ecco di questo mi parla il libricino. Perché se lo riprendo in mano, e lo sfoglio di nuovo, non ci sono grumi di parole che mi si attaccano al cuore od al cervello. C'è questa vaga tristezza della difficoltà del crescere, dell'incapacità dello stare, della felicità di trovare momenti propri a me soli, che non condividevo con nessuno. E del dolore di gridare amore a qualcuno che non c'è più. Cercate, miei giovani amici, miei figli di amici, di non far passare invano quei momenti. Cercate di dire, anche lì dove non ci sono parole. Se le cose si sentono, le parole ne prendono la forma. E si fanno capire.
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4Non ora, non qui, 26-07-2011
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Il suo secondo libro che lessi e penso che sia ancora quello migliore. Ci ho messo un pò ad abituarmi ad una scrittura così asciutta ma intensa. Qui ne è valsa la pena, sui libri successivi ho avuto delle riserve via via crescenti.
L'inevitabile autobiografismo delle opere prime qui non è un limite ma, al contrario, ci salva dall'aspetto pedagogico che vedo sempre più evidente negli scritti successivi.
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4Un primo libro breve ed intenso!, 23-11-2010
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Quanto sentimento, quanta rabbia, quanta angoscia e quanto amore in queste pagine! E' un'opera grezza, ma sotto si sente già il capolavoro, come se fosse un blocco di marmo da scolpire con la penna, lo scalpello dell'artista!
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2Non ora, non qui, 29-10-2010
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Nel suo primo romanzo Erri De Luca racconta una Napoli che non ammette mezze misure: una città in cui vicoli urlanti di umanità si contrappongono a quartieri élitari di vicini sconosciuti e riservati.
Sono stata assalita dalla nostalgia nel riascoltare le voci che si levano stridule dai balconi, trasformando ogni nome in una cantilena infinita e mi compiaccio di parlare e capire ancora il napoletano: è come se quei suoni senza tempo fossero un linguaggio materno da custodire gelosamente, un mondo di parole che, proprio come le braccia di una mamma, non è aperto a tutti.

Un uomo - lo stesso Erri - rimette insieme i ricordi di un'infanzia fraintesa che si incastrano faticosamente nel definire il rapporto che legava un figlio a sua madre: un rapporto quasi sempre complicato, fatto di reciproche aspettative, mute incomprensioni, conclusioni sbagliate, domande mai poste, illusioni non confidate.

Un racconto malinconico in cui l'autore riesce a regalare riflessioni profonde, rivelandoci come a volte sia inevitabile per un uomo vivere - e morire - attraverso gli occhi di chi l'ha messo al mondo.
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