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La noia

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di Alberto Moravia


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Trama del libro

Considerato come il cardine di un'ideale trilogia iniziata con "Gli indifferenti" e conclusa con "La vita interiore", "La noia" (1960) ci offre un ritratto profondo e spietato di un individuo senza strutture, senza appoggi, alienato dalla vita sociale. È la storia del pittore borghese e sfaccendato Dino, assalito dalla noia verso tutto ciò che lo circonda, una storia di crisi, di fallimenti, di delusioni. Dal conflitto con la madre, di cui disprezza i valori borghesi, al mancato sollievo che spera di trovare nella pittura, fino alla relazione con la giovane modella Cecilia, che vuole avere, dominare, svalutare, per poterla afferrare, Dino viene descritto nei suoi tre aspetti di artista, di uomo, di amante, finendo per scontrarsi inevitabilmente con la realtà, una realtà che cerca di superare ed evitare e che allo stesso tempo in modo tautologico gli si nega, come una coperta troppo corta. Una volta abbandonata l'arte, il sesso ed il denaro rimangono gli unici strumenti per entrare in contatto con il mondo, finché il sospetto di un tradimento non fa sprofondare Dino in una spirale di lucida follia.

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Recensioni degli utenti

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3Un titolo, un monito, 30-03-2012
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A mio avviso il problema principale di questo libro è che manca di realismo. Mi è sembrato una brutta copia di "Senilità", anche se in Svevo c'è una consapevolezza, una presa di coscienza che qui manca assolutamente. Tuttavia ho molto apprezzato la prima parte. Tutti quelli che abbiano rincorso una persona solo perché prima era a loro disposizione e improvvisamente non lo è più saranno d'accordo con me.
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4Un libro diverso, 26-11-2010
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Si tratta di una narrazione dove le simbologie hanno una funzione essenziale. Credo che lo stesso lavoro ma con modalità e tematiche diverse sia stato compiuto decenni dopo con Evangelion.
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4La noia, 18-10-2010
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La disperazione prende una direzione inattesa: è possibile sottrarsi al posto destino? E se no, a che serve avere la consapevolezza di quello che si fa? C'è differenza fra un destino accettato in stato di incoscienza e un altro vissuto con lucida consapevolezza? Questa è la Noia.
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3La noia, 20-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Un libro che non so ancora se mi sia piaciuto o meno. A tratti pensavo "proprio una noia, azzeccatissimo il titolo!". E in altri non riuscivo a distaccarmene.
Dino, figlio della ricca borghesia romana, dipinge nel suo studio di via Margutta. Ha rinunciato da tempo agli agi e alle ricchezze che la madre può offrirgli nella sua maestosa villa sua via Appia.
Dino si annoia da sempre, sin da bambino. Abbandona la pittura e si imbatte in Cecilia, la giovane amante di un pittore che ha lo studio lì vicino a lui. Inizialmente vuole sapere da lei tutto ciò che riguarda il suo vicino, poi ne diventa l'amante. Anche la ragazza gli viene a noia fin quando non scopre che lei frequenta anche un giovane attore. Ed ecco la ricerca del possesso di Cecilia per arrivare ad annoiarsi nuovamente di lei. La noia è indispensabile per DIno, forse un po' contorto e strano come ragionamento, ma lui fa di tutto per possederla per poi disfarsene.
E questa è la sensazione che mi lascia questo romanzo: pensieri contorti, un po' di pippe mentali, ma allo stesso tempo trovo che la volontà di Dino sia di una logica pazzesca e precisa.
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4La pesante inconsistenza dell'essere., 07-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 3
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-La Noia scritto nel 1961, e’ uno dei migliori esempi di realismo che riflette e teme gli oggetti.
-Siamo alla fine del neorealismo, Moravia si interroga sulla realtà.
(Questo e’ un romanzo in cui la ricchezza non riesce a catturare la realtà, e come se la realtà fosse troppo scarsa).
Nella Noia torna la questione degli oggetti visti come un mistero, malati, e da li che nasce questa stanchezza: la noia.
Il protagonista del romanzo soffre della cosiddetta malattia degli oggetti, senza trovarne un senso; perdono la loro funzionalità, sono incomprensibili come la realtà stessa, e per questo che si è parlato di incomunicabilità, di impossibilità di dare un senso alla propria vita e quindi l’IO si chiude in se stesso, si “mura in se stesso”.
Al centro del romanzo c’è una coppia di amanti:
1) lui è il protagonista;
2) lei simboleggia la realtà.
: Nella scena in cui loro due sono distesi sul letto, lui ricopre il corpo della donna con dei soldi, come per possedere lei/dunque la realtà, tuttavia è un tentativo destinato a fallire, poichè la realtà non si compra, non la si può possedere.
-Il protagonista è un borghese nevrotico, è un pittore in preda ad un impotenza creativa, non riesce più a dipingere metafore sulla realtà, per lui e’ impossibile raffigurarla.
-Subito dopo incontra questa modella, Cecilia. Avviano un dialogo, ma sono totalmente incapaci di capirsi:
lui sta cominciando o provando ad entrare nella vita della ragazza:
1) chiede della sua famiglia;
2) del suo mestiere;
3) in generale sulla sua vita;
= ma lei risponde con vaghezza, senza essere mai precisa. Lo stesso accade quando la donna si fa un amante che lavora nel cinema, un certo Luciano.
Ergo:
Il protagonista fa delle domande alla donna che riguardano il suo rapporto sessuale con Luciano, ma
le risposte di Cecilia sono come quelle del dialogo precedente, di poche parole, insignificanti, le domande del pittore non vengono mai esaudite.
Finalmente:
Il protagonista si rende conto dell’inconoscibilità della ragazza, si accorge che Cecilia mente sempre, si contraddice, risponde sempre per non dispiacere nessuno.
C’e’ quindi un parallelo tra le cose e Cecilia, tra l’incapacità di dipingere e l’impossibilità di possedere Cecilia, la donna sfugge al protagonista come la realtà.
E’ un romanzo in cui la teoria prevale sull’azione, la teoria è la malattia stessa, il problema del protagonista: pensa troppo.
Cecilia è la realtà, e il pittore ha con lei lo stesso rapporto che ha con la realtà: totalmente incapace di integrarsi con le cose.
-Il protagonista spia la vita di Cecilia ma non in maniera consistente perchè egli stesso non vuol capire, non vuole integrarsi a lei e di conseguenza alla realtà, vuole rimanere nel suo limbo, nella sua persona chiuso in se.
Fine:
Il romanzo si chiude con un epilogo significativo.
Quando il protagonista all’interno di una camera di ospedale (ha tentato il suicidio) comincia ad osservare un albero, il protagonista lo guarda per ore; dopo di ché comincia a provare una situazione disperata.
L’epilogo è una resa, smette di voler capire la realtà, l’ambizione di capirla l’ha quasi portato alla morte, ora vuole guardare le cose e basta, senza capirle necessariamente.
Il finale è una accettazione quieta delle cose, senza il bisogno di possederle, si rassegna.
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