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Memorie del sottosuolo

Memorie del sottosuolo

di Fëdor Dostoevskij


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Gli struzzi
  • Traduttore: Polledro A.
  • Data di Pubblicazione: 1988
  • EAN: 9788806599836
  • ISBN: 8806599836
  • Pagine: VII-135
Nella prima parte, "Il sottosuolo", il protagonista racconta la sua infanzia e la formazione della personalità più nascosta (il sottosuolo per l'appunto). Nella seconda, "A proposito della neve fradicia", ripercorre alcuni episodi della sua vita dove più emerge il "sottosuolo". Segue alcuni compagni di scuola ad una cena, sfoga poi l'amarezza per le offese subite su Liza, una prostituta incontrata in una casa di tolleranza, mostrandole con durezza che cosa l'aspetta nel futuro. Dopo qualche giorno Liza ritorna da lui col desiderio di una vita pura, ma viene trattata con disprezzo e volgarità. Per umiliarla le mette in mano un biglietto da cinque rubli, che poi ritroverà sul suo tavolo quando la donna se ne sarà andata, testimonianza della grande dignità di Liza.

Note su Fëdor Dostoevskij

Fëdor Mikhajlovi Dostoevskij è considerato uno dei più grandi scrittori di ogni tempo. Nacque l'11 novembre 1821 a Mosca. La passione per la letteratura gli fu trasmessa dalla madre, la quale gli insegnò a leggere, facendogli conoscere Puskin, Zukovskij e la Bibbia. Nel 1838, per volere del padre, iniziò a studiare ingegneria militare alla Scuola Superiore del Genio Militare di San Pietroburgo. Nel 1941 prestò servizio in qualità di sottotenente presso il comando d'ingegneria di San Pietroburgo, ma nel 1944 rinunciò alla carriera militare per dedicarsi alla sua vera passione, la letteratura. Sfidando la miseria e la salute cagionevole, scrisse il suo primo romanzo, "Povera gente", che verrà pubblicato nel 1846, tra gli elogi della critica. Nel 1949 venne arrestato e condannato a morte per sovversione, ma lo Zar Nicola I commutò la pena di morte in lavori forzati a tempo indeterminato. Dopo la deportazione in Siberia, nel 1854 venne liberato per essere assegnato ad un battaglione dell'esercito, di stanza sul confine cinese. Nel 1959 venne congedato e, trasferitosi a Tver, ricominciò a scrivere, regalando alla storia alcune delle più belle pagine della letteratura. Tra i numerosi capolavori ricordiamo "Memorie del sottosuolo" (1864), "Delitto e castigo" (1866), "L'idiota" (1869), "I demoni" (1871), "I fratelli Karamàzov" (1880). Morì a San Pietroburgo il 28 gennaio 1881.

Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)

4.0Memorie dal sottosuolo, 31-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Ho incredibilmente odiato il protagonista di questa storia, troppo attaccato all'amarezza del passato e incapace di concedersi un pò di felicità, magari perchè l'infelicità è tutto ciò con cui ha convissuto per anni e cambiare (anche se in meglio) è sempre difficile. Forse farci odiare il protagonista era proprio l'intento dell'autore: è un monito, un avvertimento "guarda cosa succede a chi dimora nel risentimento". Un libro che consiglio di leggere.
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4.0Dialogo interiore, 23-07-2011
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Nelle appassionanti riflessioni che il protagonista sviluppa fra se, emerge tutto un mondo, un mondo sotterraneo ed oscuro che ognuno di noi si porta dentro. Dostoevskij riporta alla luce questa dimensione inconscia con la maestria che solo uno scrittore del suo calibro può mettere in campo. Un classico nel suo genere.
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5.0L'inconscio prima di Freud, 14-02-2011
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Magistrale autoanalisi di Dosoevskij, il racconto rappresenta la prima testimonianza di un'indagine dell'inconscio nella storia della letteratura.
Il sottosuolo è per lo scrittore, sede di una potente pulsione autodistruttiva testimonianza dell'irrazionalità della natura umana.
Rancori, sadomasochismo, turpitudini, viltà, bisogno di soffrire e di annullarsi creano un fango una melma dal quale è difficle liberarsi.
Eccellente l'introduzione di Igor Sibaldi.
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4.0Memorie dal sottosuolo, 23-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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"breve ma intenso", degno di nota il discorso del protagonista sul matrimonio (anche se in seguito rinnega tutto). Ho incredibilmente odiato il protagonista, troppo attaccato all'amarezza del passato e incapace di concedersi un pò di felicità, magari perchè l'infelicità è tutto ciò con cui ha convissuto per anni e cambiare (anche se in meglio) è sempre difficile. Forse farci odiare il protagonista era proprio l'intento dell'autore: è un monito, un avvertimento "guarda cosa succede a chi dimora nel risentimento".
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