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La lingua salvata. Storia di una giovinezza

La lingua salvata. Storia di una giovinezza

di Elias Canetti


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  • Editore: Adelphi
  • Collana: Gli Adelphi
  • Edizione: 12
  • Traduttori: Pandolfi A., Colorni R.
  • Data di Pubblicazione: aprile 1991
  • EAN: 9788845908163
  • ISBN: 884590816X
  • Pagine: 365
  • Formato: brossura

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 10 recensioni)

5.0Mezza Europa e un bambino, 11-02-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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In questo romanzo Canetti racconta gli anni della sua infanzia e giovinezza, segnati da lutti e fughe attraverso l'Europa, ma anche densi di insegnamenti ed esperienze che hanno forgiato in maniera indelebile il carattere del protagonista. Sono molte belle le descrizioni dell'ambiente familiare e del rapporto così esclusivo, così speciale con la madre. E anche quelle che riguardano la sua formazione scolastica, il metodo di studio, la necessità, che si rivela una fortuna, di imparare sempre una nuova lingua. Il titolo, che credo si riferisca alla lingua dell'infanzia, rileva come le diverse lingue abbiano segnato la vita di Canetti, tanto da far corrispondere ad una lingua una fase della vita.
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5.0Pagine da riscoprire, 21-12-2011, ritenuta utile da 50 utenti su 53
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Ho letto per la prima volta questo libro circa vent'anni fa, ho continuato a praticarlo, lo trovo assolutamente eccelso e consigliabile, ma vorrei soffermarmi soprattutto su una parte che allora mi ha scandalizzato e oggi mi sembra da riproporre. Si tratta degli anni in cui il ragazzo Elias frequenta il ginnasio-liceo in Svizzera e, trovando ben poca comprensione tra i compagni e gli insegnanti, ne fa una sana lezione di vita e come tale la presenta.
L'ambiente svizzero risulta, almeno dalla lettura di queste pagine, alquanto ingeneroso verso un ragazzetto espatriato da una nazione in guerra; un docente arriva a dargli dell'"ebreo viennese", come fosse il più naturale degli epiteti, i compagni si comportano anche peggio... Eppure questo non impedisce al protagonista di migliorarsi e diventare ciò che oggidì noi tutti sappiamo: un premio Nobel per la letteratura.
Sarebbe interessante sapere come ha reagito l'ambiente svizzero, se mai ha preso atto di queste pagine; sarebbe importante sapere se qualcuno ha risposto a Canetti e quando. Ma se un tempo, io consideravo tutto questo molto, molto deplorevole (della serie: avevate tra voi un futuro Nobel e lo avete trattato così? ) , ora credo di dover cambiare opinione e riproporre il libro in una società, a una scuola che stanno prendendo sempre più una piega ambigua e buonista. Quando Canetti cresceva, il secolo XX era giovane e prometteva tempeste; ora il secolo XXI è giovane, ma già carico di tragedie. Perciò, anche se un libro da solo non può cambiare la storia, tantomeno la società, ritengo egualmente che vada riconsiderato questo capolavoro.
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4.0La lingua salvata, 16-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Gli anni di apprendistato di un nobel sarebbe un buon sottotitolo. Facilmente la famiglia ebrea di Canetti avrebbe potuto inculcare i riti e le credenze proprie della religione nell'educazione del bimbo, ma la fermezza della madre ha imposto un modello totalmente laico e questo è un punto ancora attualissimo nel nostro Paese Canetti nel suo narrare dimostra come la mente deve essere libera e stimolata ad aprirsi a tutto tondo senza intralci di fanatismi o credenze. La mamma accompagna il piccolo Elias nella sua scoperta della letteratura, facendogli capire le cose in modo già adulto, con un rigore morale ineccepibile e proiettato verso l'esterno, la comprensione del mondo e degli altri. La fanciullezza del nostro scrittore è stata anche sfiorata dall'antisemitismo, ma in un modo assai manierato, i compagni lo trovano saccente e spocchioso e lo attaccano dove ritengono essere il suo punto debole. Anche qui la madre saprà indirizzare il fanciullo verso la comprensione dei propri sbagli e la comprensione delle motivazioni altrui. Il libro, oltre che bellissimo da leggere per la leggiadria delle costruzioni canettiane, col suo linguaggio puro e rutilante, scorrevole ma ricchissimo di fraseggi colti ed eleganti, è una valida testimonianza su di un modo ormai scomparso, e un omaggio ad una figura importante come quella della madre, che ha saputo essere oltre che genitrice, amica e maestra, senza abbandonarsi a smancerie, melensaggini ma ponendo di fronte al piccolo Elias, da subito, la responsabilità per il cammino che andava intraprendendo.
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5.0La lingua salvata, 09-07-2011
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Il coraggio intellettuale di mettersi così a nudo. Il suo modo di scrivere è chiara e limpida, ed il filo scorre in maniera eccezionale. Il libro si legge benissimo pur non essendo banale o scontato. Il panorama che fa da sfondo alle vicende personali dell'autore è sicuramente di massimo interesse: la discriminazione degli ebrei sempre minimizzata, quasi a volerla esorcizzare, da parte della madre, lo scoppio della prima guerra mondiale, a Zurigo il protagonista si ritrova a fare colazione in un bar dove al tavolo vicino siede Lenin, poco prima del suo rientro a Mosca e della rivoluzione russa del 1917, ecc Ne emerge un Canetti che comunque, pur se di giovane età, si già è formato la sua idea su molte cose; essendo orfano di padre si ritrova ad essere lui l'uomo di casa ed è proprio con questo ruolo che si premura della sua amata madre. Importantissimo infatti risulta essere il rapporto con la madre; madre molto forte di carattere ma a cui Canetti sa tenere bene testa, tanto da imporsi per rimanere a studiare a Zurigo e da opporsi ad un progetto di matrimonio che i parenti di sua madre stavano tentando di escogitare. Notevole risulta dal testo l'acutezza intellettuale di Canetti, dall'estrema facilità con cui impara le lingue: dallo spagnolo, lingua della sua infanzia, all'inglese durante il periodo in cui vive a Manchester, al tedesco del periodo di Vienna e poi del soggiorno in Svizzera, tedesco che poi diventerà la lingua con cui scriverà Canetti. Assolutamente da leggere.
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5.0Affascinante libro di formazione, 15-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Il primo dei volumi biografici di Canetti. Una scrittura lucida e molto vivida non ostante parli dei suoi primissimi anni di vita. Soprattuto la prima parte descrive un mondo magnifico e pieno di fascino, che è quello della Bulgaria della fine del diciannovesimo secolo. Avvincente come l'autore riesca a ricollegare piccoli fatti suggestivi della propria infanzia con lo sviluppo di concetti adulti. In questo senso è un affascinante libro di formazione.
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