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Lettere contro la guerra

di Tiziano Terzani

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Descrizione del libro

Il volume raccoglie una serie di lettere inedite e alcune comparse sul "Corriere della Sera". Con queste corrispondenze - da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull'Himalaya - Tiziano Terzani comincia un pellegrinaggio di pace tra Oriente e Occidente. Secondo l'autore infatti "non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell'Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell'Occidente di evitare una guerra di religione", bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l'unica via d'uscita possibile dall'odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza.


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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 7 recensioni)

5Un libro senza tempo per riflettere, 27-01-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo è uno dei miei libri preferiti, non soltanto perchè Terzani, secondo me, scrive in modo affascinante e coivolgente, ma anche per la profonda analisi del nostro tempo sviluppata dall'autore. Scritto dopo l'11 settembre 2001, Terzani è forse l'unico a vedere in quella tragedia un'opportunità per cambiare, per cercare di risolvere i conflitti non attraverso la guerra e la violenza, ma attraverso la conoscenza dell'altro, l'empatia, il dialogo. La guerra, infatti, produce soltanto violenza, mentre il dialogo porta alla comprensione e spesso alla risoluzione dei conflitti. Cambiare finchè siamo ancora in tempo, questo è il messaggio di Terzani. L'Occidente sembra interessato solo ad esportare la democraziazia con le armi e ha dimenticato che esistono altri valori, altre tradizioni, altri modi di pensare, che soltanto perchè sono diversi dai nostri, non vuol dire che siano peggiori o inferiori. Ogni paese deve fare il suo percorso verso la "modernizzazione", alcuni lo hanno fatto in maniera più rapida di altri, ma non si può forzare un processo che, secondo me, dovrebbe essere naturale e diversificato, non omologato a quello occidentale.
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4Il lungo cammino della pace, 05-08-2011
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Terzani ci insegna che il cammino della pace è lungo, lungo e porta a viaggiare tanto per conoscere, parlare, chiedere, capire. Come diceva Gandhi la pace è la via. Queste lettere, scritte dai luoghi nevralgici dei conflitti contemporanei, raccolgono le riflessioni di un viaggiatore nell'umanità: dopo l'attentato di New York Terzani entra nei campi di addestramento dei kamikaze per parlare con loro e si chiede perchè, la risposta è che manca la pace. La pace però non si può portare, fare o trattare, bisogna sceglierla e viverla e allora ci si mette in cammino. Credo che le parole di Terzani vadano lette e meditate, discusse e affrontate come una alternativa alle proposte del mondo contemporaneo. In queste lettere arrivano dirette e immediate all'obiettivo.
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1Lettere contro la guerra, 19-11-2010
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A me piace il Terzani che scrive dei paesi e delle culture che ha vissuto, non che commenta il pacifismo, l'odio e l'Occidente. In definitiva questo breve libro di scritti sull'11 settembre non mi ha particolarmente entusiasmato, nonostante la prosa di Terzani sia sempre coinvolgente e affascinante
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5La non-violenza come soluzione, 08-11-2010
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Il libro è stato un po' una risposta ad Oriana Fallaci che con il suo libro "La rabbia e l'orgoglio" aveva vomitato odio ed intolleranza verso culture diverse dalle nostre. Esistono quindi due modi di vedere gli avvenimenti in modo diametralmente diverso. A me piace l'ottica di Tiziano Terzani che invita a vivere i momenti drammatici del nostro tempo (11 settembre in primis) come un'importante occasione di riflessione e riscatto. Terzani propone come unica via d'uscita la tolleranza e le non-violenza.
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4La guerra dentro di noi, 26-09-2010
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Fa bene leggere testi del genere in frangenti in cui la violenza sembra prevalere e la verità svanire in un intrico di bugie e cattive informazioni. Ora che sono passati anni dal crollo delle torri gemelle e che altrettanto e ancora più sangue ha macchiato la storia umana, ci risulta ancora più difficile trovare il filo per districare una mattassa sempre più ingarbugliata e violenta. Eppure fin da subito Terzani, che di guerre ne ha viste, capite e raccontate, aveva inteso il senso dello scontro che si era aperto e respinto gli strali rabbiosi ed orgogliosi di Oriana Fallaci. Con Ghandi sperava che l’umanità non perdesse questa occasione di “non ripetere la solita storia, ma di scriverne un’altra”. Chissà chi aveva ragione? Chissà che un giorno le posizione si possano conciliare in un mondo di comprensione in cui il contrasto non porti necessariamente alla morte di nuovi innocenti. Da Terzani, che riprende al nuovo richiamo della storia la missione del vecchio reporter, viene una lezione di civiltà e umanità perché “ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità. Lentamente bisogna liberarcene … facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi.” Quando questo sarà possibile e la povertà un vecchio ricordo, la pace forse sarà alla portata di tutti.
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