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La leonessa bianca. Le inchieste del commissario Wallander vol.3

La leonessa bianca. Le inchieste del commissario Wallander vol.3

di Henning Mankell


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Descrizione del libro

Venerdì 24 aprile 1992. Nello stesso giorno in cui in Sudafrica un gruppo di fanatici progetta un attentato contro uno degli uomini politici più in vista del paese, Louise Åkerblom, titolare di un’agenzia immobiliare, scompare dal Sud della Svezia senza lasciare traccia. È il commissario Kurt Wallander a guidare le ricerche. Membro molto attivo della chiesa metodista, sposata felicemente con due bambine, Louise è benvoluta e contenta del proprio lavoro: non ci sono indizi che possano giustificare la sua sparizione. Tuttavia, dopo qualche giorno il suo cadavere viene ritrovato nel pozzo di un casolare isolato della Scania. C’è un filo che lega l’omicidio al complotto che minaccia il Sudafrica, una pista che porta a un assassino senza scrupoli.

Tutti i libri di Henning Mankell

Voto medio del prodotto:  4.5 (4.6 di 5 su 5 recensioni)

5Non potrete più sostenere di non amare i gialli, 28-03-2018
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Henning Mankell è scrittore affatto inedito per chi si muovesse "nel" genere con una certa abitudinarietà: prevalentemente noto per questa epopea - invero troppo, troppo prematuramente interrotta - del commissario Kurt Wallander, ha all'attivo anche interessantissimi cimenti in altre direzioni, non per caso, da nordico, viveva parte della propria vita nel continente nero e vi aveva acquistato anche un teatro. I suoi romanzi polizieschi, TUTTI (a mio sommesso avviso), hanno un delizioso incedere talmente ben contornato sul profilo umano del protagonista e delle vicende narrate da rendere estremamente difficile il non ritrovarsi, senza rendersene conto, a leggerli da dentro, come se la storia ti stesse accadendo intorno. Sarà per l'enorme attenzione ai paesaggi, sarà per il meticoloso tratteggio dei personaggi, abilmente scanditi nelle proprie debolezze così da farli sembrare assai più verisimili di qualsiasi altro loro predcedente, certo è che davvero ogni lettura di una di queste indagini ci vede, ad un certo punto, seduti al tavolo del soggiorno della casa a Mariagatan (dove vive il commissario Kurt Wallander) assieme a lui, sorseggiando un dito di whisky e discettando dei problemi relativi all'indagine in corso. Scelgo in particolare d'iniziare a parlarne da questo volume - non escludo di recensirne qualche altro - poiché davvero, quando già i primi due ti avevano, il primo innamorato ed il secondo confermato, questo terzo spariglia davvero le carte e lascia senza fiato per la complessità della costruzione e per come Mankell riesca a tessere una trama che mette insieme la sua patria di nascita e quella di elezione (sebbene la storia parli del Sudafrica e non del Mozambico) . Il nostro commissario è sempre più "nostro", ma in questo volume ci sono almeno un altro paio di nuove figure - "del male" stavolta - che assurgono al ruolo di quasi-co-protagonisti già abbastanza presto, dunque si ha la sensazione di disporre di due o tre "ottiche" per leggerlo. Pur essendo più corposo di altre "puntate", non ha davvero un attimo di cedimento e, fra l'altro, inserisce al proprio interno anche due tra le più interessanti figure della storia Sudafricana del secolo scorso, in ruoli estremamente affini a quella ch'è stata la loro storia reale. È anche, probabilmente, la volta in cui il nostro commissario si confronta più da vicino con le sue parti "oscure" e ci mostra come ci si possa anche bagnare nelle acque dell'Ade se il fine, magari non troppo chiaro come spesso sembra a lui, è in fondo moralmente buono. E anche qui, alla fine - ma MOLTO alla fine - i buoni, sempre più stanchi e provati, con qualche non trascurabile perdita usciranno vincitori e Wallander sarà pronto per continuare a dubitare di sé stesso nella prossima indagine. Evitatelo accuratamente, se non volete rivedere drasticamente le vostre convinzioni sui polizieschi!
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5Quasi un secolo di storia, 25-05-2013
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E' l'ultimo della serie Piramide di Mankell che ho letto, l'ho trovato bellissimo! L'Autore questa volta non rimane ristretto al mondo della Scania, la regione dove opera il suo personaggio preferito, il commissario Wallander, ma tocca un argomento estremamente delicato come quello dell'apartheid in Sudafrica. Risale addirittura al lontano 1918 con un'analisi storica molto precisa e onestamente non risparmia qualche critica alla posizione assunta dal suo Paese nei confronti del Sudafrica. Che cosa può legare la sparizione di una giovane madre di famiglia dalla vita irreprensibile, ritrovata poi cadavere in un pozzo, con i movimenti pro e anti apartheid nel lontano Sudafrica? È con questo interrogativo che il commissario Wallander deve confrontarsi, tra mille difficoltà ed i soliti problemi di carattere personale che lo rendono una figura quasi patetica alla quale verrebbe voglia di offrire aiuto o almeno una spalla su cui piangere.
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5La leonessa bianca, 04-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Wallander lo scandinavo questa volta in trasferta in terra d'Africa, bello, articolato, forse alcune parti politiche' un po' dilatata ma, considerata l'epoca della scrittura (dieci e più anni fa), comunque giustificata. Qui in effetti, si solidifica il mito di Wallander come erede ideale del commissario Beck di Sjowall e Wahloo. Un poliziotto, indaga su morti e rapine. Ma non è isolato dal mondo. Non solo sa che la Svezia ha anche problemi sociali (e forse non è un caso che preferisca la piccola Ystad alla caotica Stoccolma), ma che i problemi sono in tutto il mondo. Già nel secondo ("I cani di Riga") aveva avuto modo di confrontarsi con la caduta dell'impero sovietico. Qui, si accosta alla caduta del dominio bianco in Sudafrica. Velatamente, ma non tanto, criticando la posizione finto neutrale della Svezia, che poi ospita killer di transito, lì dove i controlli di passaggi frontalieri sono inesistenti. Comincia come giallo cittadino (una donna scomparsa) poi si complica ad intrigo internazionale (con l'incombere della presenza forte di Victor il killer nero che uccide consigliato dagli spiriti dei suoi antenati). Tenacia e occhi aperti (ma anche un po' di fortuna), portano Wallander a risolvere l'intreccio, anche se poi il giallo si stempera. Ma forti sono anche le pagine di Città del Capo, con la nascente solidarietà tra boeri dell'ultima generazione e poliziotti neri. Tutto forse imbevuto delle lunghe permanenze mozambicane. Vodka svedese per tutti (ma di quella fatta in quel particolare modo in giro per il mondo; qualcuno la ricorda?)
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4La leonessa bianca, 06-04-2011
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Più ci penso, più lo trovo ben fatto. Lo stile è un po' datato e si sente, ma è affascinante. In una parola bellissimo. Emozionante. Trascinante. Colpi di scena tanti. Umanità fortissima. Mankell in questa storia sa sapientemente mescolare il noir con la realtà. L'analisi della Svezia è precisa e spietata. Di nuovo si appanna quell'immagine di perfezione che abbiamo dei paesi nordici dove tutto è precisione, regolarità, funzionalità ed efficienza. La Svezia in un primo momento si può credere che sia in opposizione di civiltà con il Sud Africa, ma in realtà così non è. Amzi per certi versi la realtà svedese finisce con l'essere il pretesto per parlare della realtà del Sud Africa e dell'Apartheid. Mankell dimostra non solo di aver studiato con cura la storia del Sud Africa, ma di avere per la storia e la civiltà africana un estremo e rigoroso rispetto, sia quando ne parla con gli occhi di un bianco, sia quando ne parla con gli occhi di un nero. E poi Wallander... Un commissario che è anche uomo tra gli uomini. Subisce furti e disgrazie, non ha difesa contro la brutalità del crimine e contro la necessità a volte di uccidere. Non ha una struttura razionale che lo difende. Ha solo la sua musica lirica, che in questo caso è totalmente assente ed è perciò che Wallander stesso resta sguarnito ed esposto fino alle più dolorose conseguenze.
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4bell'episodio!, 10-08-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Davvero un bel romanzo questo terzo Marnkell dedicato al commissario Wallander.
Si sente, come nel "I cani di Riga" che comunque resta per me ancora il migliore, l'attenzione dello scrittore verso temi sociali e politici mondiali, contrapposti a quelli svedesi.
Ho letto che Mankell in una intervista ha dichiarato di non amare Wallander, che è un uomo di cui non condivide il modo di vivere e le opinioni. Buffa questa cosa, ma mi ha fatto capire meglio chi è Wallander (che invece a differenza dell'autore io amo moltissimo): Wallander rappresenta la Svezia, infatti in questa inchiesta c'è un Wallander che non sa niente del Sud Africa, che si trova a venire a contatto con una realtà che nemmeno immaginava potesse esistere, con ingenuità da campagnolo, e la consapevolezza che tutto sarebbe cambiato anche nelle loro terre.
In questa inchiesta Wallander perde il controllo di se stesso, con la propria incapacità di comprendere una realtà altro da se, che gli provoca una frattura interiore che lo metterà ko per qualche tempo.
Anche nell'indagine introspettiva Mankell rivela capacità notevoli che lo rendono uno scrittore completo, le tematiche non sono mai casuali come in questo caso, l'interesse per l'Africa è reale e si sente nelle sue parole, nelle sue descrizioni, alcune particolarmente emozionanti.
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