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La leggenda dell'artista

La leggenda dell'artista

di Ernst Kris, Otto Kurz



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Descrizione del libro

In un libro che avrebbe fatto la delizia di Teofrasto, tanto ricca è la documentazione aneddotica che la sostanzia, Kris e Kurz si mettono sulle tracce dei caratteri genetici e determinativi della figura dell'artista, non solo nella civiltà occidentale, trovando nelle varie epoche e paesi consonanze sorprendenti. Campo d'indagine e banco di prova dell'analisi è appunto la tradizione aneddotica, che per l'Occidente risale almeno a Duride di Samo, discepolo di Teofrasto, e scende fino alle grandi raccolte biografiche settecentesche. Una tradizione che - mostrano gli autori - si svolge intorno ad alcuni poli fondamentali, ove si tendono a mettere in luce ben determinati aspetti della vita e della personalità dell'artista: umile origine, intervento di un caso fortunato, autodidattismo nativo, estro incontenibile. L'artista è anzitutto un "enfant prodige" baciato dalla sorte, estraneo ma innalzato dal basso al sommo della piramide sociale. E la sua è la vita bizzarra, trasgressiva di un bizzoso: che sceglie a volte la miseria, e a volte è adulato dai potenti; dipinge assorto nelle città assediate e s'immerge in zuffe coi rivali, in beffe al pubblico; è geloso delle sue opere e per un nulla le distrugge; lavora con foga incredibile, come Tintoretto, o si adagia nella contemplazione, come Leonardo. Insomma, la vita di un personaggio da leggenda che, nella varietà e imprevedibilità delle sue reazioni, racchiude e cristallizza il mistero di quella particolarissima forma di magia che è la creazione d'immagini.

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Voto medio del prodotto:  5 (5 di 5 su 1 recensione)

5Biografie tra società e psicologia, 18-05-2011, ritenuta utile da 6 utenti su 6
di - leggi tutte le sue recensioni
Potrei cominciare questa recensione scrivendo dell'importanza particolare che questo libro di Ernst Kris e Otto Kurz ha nella storia della critica d'arte: seguendo infatti (sono gli stessi autori a precisarlo nella prefazione) la lezione di Franz Wichoff e Julius von Schlosser da un lato, e dall'altro quella di Aby Warburg e Erwin Panofsky, Kris e Kurz sembrano porsi come vero e proprio punto di incontro tra le due grandi tradizioni della Scuola di Vienna e dell'iconologia. E' infatti riconosciuta l'importanza della figura di Kris per la formazione di Ernst Gombrich, colui che partendo da Vienna divenne direttore del Warburg Institute, ponendosi come punto di essenziale allargamento degli studi iconologici, e che qui firma una bella prefazione (la presentazione iniziale al volume è invece affidata a Enrico Castelnuovo).
Il libro si occupa di un tipo particolare di letteratura artistica,la biografia, genere che si sviluppa fin dall'antichità e che si impone a occidente come a oriente (frequenti gli esempi tratti da biografie e aneddoti cinesi) .
L'idea di Kris e Kurz è a un tempo semplice e ricca di implicazioni (implicazioni sociologiche e psicologiche): le biografie, a prescindere dal contesto socio-culturale in cui appaiono, presentano fatti e aneddoti ricorrenti, dei veri e propri topos narrativi risalenti in prevalenza all'antichità classica e alla mitologia greca: è questo il grande bacino da cui attingere per poi rielaborare e sviluppare gli aneddoti che infarciscono le biografie di artisti fino a Vasari e oltre.
Nel tema dell'enfant prodige, dell'artista bambino che sorprende tutti, vi è un grande maestro che lo vede all'opera (basti pensare all'aneddoto, ovviamente falso, che vede protagonisti Giotto bambino e Cimabue, presentatoci tra gli altri da Ghiberti e Vasari)e che lo scopre solo casualmente. Questo deriva da più antichi aneddoti in cui si raccontano, per esempio, gli incontri fortuiti e determinanti tra i "vecchi" Tucidide e Senofonte e i "giovani" Erodoto e Socrate, e sopravvive fino all'età contemporanea.
L'importanza, per una lettura sociologica della storia dell'arte, di questi aneddoti è evidente, in quanto questi racconti, veri o inventati che siano, ci indicano il modo in cui una data epoca ha considerato l'arte e gli artisti (per esempio, i racconti delle sottomissioni di re e imperatori- da Alessandro insultato da Apelle a Carlo V che raccoglie il pennello caduto a Tiziano- ci dicono molto dell'ascesa sociale e dell'importanza nella vita pubblica che gli artisti hanno acquisito in particolari epoche). Gli aneddoti agiscono inoltre come esempi narrativi delle teorie estetiche dominanti. Per esempio, la vicenda raccontata originariamente da Duride di Samo e giunta fino a noi tramite Plotino, che narra dell'incontro tra Zeusi e Parrasio, ci indica i fondamentali della teoria dell'arte in quanto mimesis, secondo cui, scrivono Kris e Kurz, "l'artista merita lode per aver copiato fedelmente, nella propria opera, la natura: insomma, una dottrina ispirata ai principi di un rigido naturalismo mimetico".
Alcune osservazioni di carattere psicologico, come quelle relative alla teoria dell'arte in quanto sublimazione di impulsi sessuali, che porta alla credenza secondo cui la donna raffigurata nel dipinto sia l'amante o l'amata del pittore (pensiamo alla "Maja desnuda" di Goya) ,trovano riflessi anche negli studi storico artistici successivi alla pubblicazione di questo libro che ci confermano l'universalità o meglio la ricorrenza dei temi affrontati negli aneddoti raccolti nel saggio (penso, per esempio, alla lettura psicologica data da Meyer Schapiro delle nature morte di Cèzanne, in quanto sublimazione di desideri sessuali repressi).
E' risaputo che le teorie di Sigmund Freud furono fondamentali per Kris (tanto che lo studioso abbandonerà la storia dell'arte per dedicarsi esclusivamente alla psicologia). L'impostazione metodologica del libro, come Kris e Kurz sottolineano più volte, è rigorosamente storica ma un interpretazione psicologica del significato degli aneddoti fa da sottofondo a tutto il testo e si presenta chiaramente nel finale, diventando secondo Gombrich, "il senso e la sostanza del saggio". Alcuni passi dallo splendido finale: " Topos biografico e vita sembrano stretti l'un l'altra da un doppio legame. Chi segue una vocazione è, almeno fino a un certo punto, prigioniero di questo fato o destino tipico. Un circostanza, questa, che non è in nessun modo in rapporto privilegiato, e tanto meno esclusivo con il pensiero cosciente e il comportamento dell'individuo, ma che, al contrario investe direttamente la dimensione dell'inconscio".
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