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Lasciami andare, madre

Lasciami andare, madre

di Helga Schneider


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  • Editore: Adelphi
  • Collana: Gli Adelphi
  • Edizione: 4
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2004
  • EAN: 9788845918438
  • ISBN: 8845918432
  • Pagine: 130

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Trama del libro

"Dopo ventisette anni oggi ti rivedo, madre, e mi domando se nel frattempo tu abbia capito quanto male hai fatto ai tuoi figli". In una stanza d'albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino, Helga Schneider ricorda quella madre che nel 1943 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere quella che considerava la sua missione: essere a tempo pieno una SS e lavorare nei campi di concentramento del Führer.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 6 recensioni)

4L'arte del perdono, 25-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Il romanzo parla di una donna che dopo trent'anni incontra sua madre, ex militare delle SS, che per il suo lavoro ha deciso di tralasciare la famiglia. I figli, Helga e Peter, hanno quindi avuto ocn sè la madre per pochissimi anni. Il libro offre degli interessanti spunti di meditazione: è possibile amare una madre che ti ha lasciato per diventare un'assassina? Possibile amare una donna soltanto perché è tua madre? Si può perdonare? Può essere mutata nel carattere nel frattempo? Peccato per lo stile, che non ho trovato affatto emotivo.
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4Lasciami andare, madre, 05-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Helga Schneider narra in questo breve romanzo del suo secondo incontro con la madre, una nazista, ex SS, ormai chiusa in una casa di riposo.
La scrittrice racconta del suo incontro, del suo passato, di come la madre abbandonò lei e il fratello Peter per entrare nelle SS. Helga cerca di capire il perché delle sua decisione, di capire se sua madre è tuttora convinta delle sue scelte, costantemente combattuta tra l'affetto per una madre che non ha mai imparato a conoscere e l'orrore per le azioni che questa donna ha commesso.
Un libro molto bello, scritto con molta dolcezza, anche se dietro le parole dell'autrice si cela un grande dolore. Lo consiglio.
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5Intenso, 01-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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La tormentata storia di una figlia che cerca disperatamente nell'anziana madre un barlume di amore e di affetto, una madre che ha abbandonato i propri figli per dei valori impossibili da comprendere.
Un racconto breve e scorrevole ma intenso e profondo.
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5Lasciami andare, madre, 18-11-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 7
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La scrittrice descrive il suo incontro con l'anziana madre che ha abbandonato i suoi piccolissimi bambini per lavorare come guardiana nei campi di concentramento. Per l'autrice non c'è solo il dramma non risolto dell'abbandono della madre, ma il voler cercare disperatamente di capire se la madre sia stata un mostro o se c'è qualcosa di "umano" in lei. L'incontro è devastante perché da un lato c'è il desiderio di una figlia di trovare almeno qualcosa di buono nella propria madre, dall'altra la curiosità morbosa di sapere fino a che punto sua madre sia stata coinvolta negli orrori nazisti.
Un racconto breve e scritto molto bene: l'ho visto rappresentato a teatro e devo dire che è veramente sconvolgente.
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5Una madre nazista, 11-10-2010, ritenuta utile da 6 utenti su 10
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In questo libro l'autrice indaga sul suo rapporto con la madre, una madre che abbandonò lei e il fratellino Peter a Berlino, intorno al 1941, per seguire la sua "vocazione nazista" (fece parte del temuto corpo delle Waffen-SS, svolgendo compiti di guardiana nel lager di Ravensbruck e di Birkenau). E' possibile cominciare a recuperare un rapporto che non c'è mai stato? Helga nel 1941 aveva quattro anni e il fratellino un anno e mezzo; Helga ha rivisto per la prima volta la madre nel 1971, venendo a conoscenza del suo terribile passato, per nulla pentita dei suoi atti riminali; Helga, inorridita, fugge da lei e decide di non rivederla mai più.Quando ha per sempre seppellito questi ricordi nella sua anima, ecco che riceve, nell'Agosto del 1998, una lettera da un amica di sua madre che la invita a venire a Vienna per far nuovamente visita alla madre, che ormai novantenne, pericolosa per sè e per gli altri, si trova in un istituto di riposo per anziani.Che fare? Sono passati ventisette anni dall'ultimo traumatico incontro, da quando il pensiero intollerabile che la madre sia stata complice di atroci crimini si è dolorosamente insinuato nel suo cuore. Partecipando attivamente al processo di sterminio, la madre era a conoscenza delle atrocità naziste.Nonostante tutto, Helga decide di recarsi a Vienna per ritrovare forse per un'ultima volta quella "strana madre", e, mentre aspetta in un albergo a Vienna l'ora in cui si ritroverà con lei, pensa:"E oggi ti rivedo, madre, per la seconda volta da quando mi abbandonasti, cinquantasette anni fa: una vita. Avverto un senso di eccitazione amara, di attesa impaziente. Perchè nonostante tutto sei mia madre.Che cosa ci diremo? Che cosa mi dirai? Coglierò in te una traccia di rammarico per quello che non c'è stato tra noi? Avrai per me quella carezza materna che desidero da oltre mezzo secolo? O mi strazierai ancora con la tua indifferenza?" Incalzata da questi interrogativi, in compagnia della cugina Eva, si avvia in taxi presso l'istituto di riposo dove finalmente cercherà di comprendere il suo cuore ("Perchè nonostante tutto sei mia madre") e quello della madre.Ecco, questo è l'inizio di "Lasciami andare, madre", così esordisce la storia, immersa in un presente narrativo dove si attualizza l'avventura dell'incontro-dialogo di Helga con la madre. Ed è da questo dialogo vivo e presente che emerge il passato della piccola Helga, con i suoi episodi drammatici, e quello della madre che, incalzata dalla figlia, viene spinta a parlare delle sue esperienze a Ravensbruck e a Birkenau. Qui si fa strada l'orrore e, come detto, sono posti in primo piano le atrocità degli esperimenti medici nel campo di Ravensbruck e le gassazioni di donne e bambini a Birkenau. Helga, e con lei anche il lettore, è profondamente colpita da queste rivelazioni. Nele ultime pagine del libro, poi, il dialogo diventa più serrato, più drammatico. In queste emerge il "credo nazista" della madre: non è pentita di essere appartenuta alla Waffen-SS; è stata lei stessa a chiedere di essere assegnata in quei campi perchè credeva "nella missione della Germania di liberare l'Europa da quella...da quella razza ripugnante[gli ebrei]." A queste estreme dichiarazioni Helga le chiede:"Neanche le madri con i neonati al collo ti facevano pietà, quando entravano nelle camere a gas? Neanche i bambini?" A tale orribile domanda la madre "esordisce con voce ferma" che: "...non avevo il diritto a...sentimenti di ordine personale. Avevo invece il dovere di obbedire senza discutere agli ordini superiori, e se questi ordini prevedevano di soffocare nelle camere a gas milioni di ebrei io ero pronta a collaborare...credimi, non potevo assolutamente permettermi la minima debolezza nei confronti di mamme e bambini. Quando vedevo i più piccoli entrare nel bunker[le camere a gas], l'unica cosa che riuscivo a pensare era: ecco dei marmocchi giudei tolti di mezzo, ecco dei neonati che non diventeranno mai disgustosi ebrei adulti." E conclude:"Se hai sperato che avessi cambiato idea, mi dispiace doverti deludere. Io resto ciò che ero." Helga a queste rivelazioni prova angoscia ma, nonostante tutto è sua madre. "Devo vergognarmi",dice,"se qualche l'istinto, il mio istinto di figlia, prevale sulle ragioni della morale, della storia, della giustizia e dell'umanità?" L'incontro-dialogo è terminato. Mentre la madre grida alla figlia di restare con lei, questa amaramente conclude:"Ora la nostra storia è tutta qui. La storia mancata di una madre e di una figlia. Una non storia. Lasciami andare, madre".
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