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Istanbul

Istanbul

di Orhan Pamuk


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Traduttore: Gezgin S.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2008
  • EAN: 9788806192952
  • ISBN: 8806192957
  • Pagine: 384
  • Formato: brossura

Trama del libro

Istanbul come malinconia condivisa, Istanbul come doppio, Istanbul come immagini in bianco e nero di edifici sbriciolati e di minareti fantasma, Istanbul come labirinto di strade osservate da alte finestre e balconi, Istanbul come invenzione degli stranieri, Istanbul come luogo di primi amori e ultimi riti: alla fine tutti questi tentativi di una definizione diventano Istanbul come autoritratto, Istanbul come Pamuk. (Alberto Manguel, "The Washington Post"). Una delle più affascinanti città del mondo raccontata con la passione enciclopedica del collezionista, l'amore del figlio, il lirismo intenso del poeta.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 10 recensioni)

5.0Istanbul, 10-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Più che un libro, un omaggio lirico alla città in cui si è nati e cresciuti, e infatti questo libro non è una guida turistica, non è un saggio, non è un florilegio di aneddoti, non è un libro di memorie né una raccolta di foto artistiche e di famiglia: riesce ad essere tutto questo insieme, come il suo sottotitolo I ricordi e la città fa presagire.
Se c'è una città particolare, in Europa, questa è di sicuro Istanbul. Non Venezia con calli e rii, non Parigi con Montmartre né Lisbona con la sua Alfama (ne ho citate tre a puro caso, la sostanza non cambia); Istanbul, Bisanzio, Costantinopoli, la sottile linea di confine in cui oriente e occidente, Europa e Asia si mescolano, si intrecciano, si fronteggiano, a volte si combattono e altre si abbracciano.
Il Bosforo e le ville in legno che vi si affacciano, il Corno d'Oro, le isole, i quartieri popolari, le bellissime moschee dal profilo maestoso e irripetibile, la storia della città e la vita dello scrittore premio Nobel 2006 procedono fianco a fianco, dai primi anni '50 fino ai giorni attuali. Pamuk racconta le vicende della sua famiglia benestante, del matrimonio burrascoso dei suoi genitori, delle scaramucce con il fratello maggiore, dei primi amori e dei suoi studi di architettura abbandonati per il mestiere di scrittore.
C'è Istanbul tutta nel racconto di Pamuk, i suoi letterati, i suoi artisti, la gente, i paesaggi, le rovine accanto ai monumenti, i gatti randagi, i visitatori illustri dall'occidente (Flaubert, Nerval, Gautier), le navi sul Bosforo, i ricchi e i poveri. E c'è il piccolo Orhan, affascinato dall'idea che da qualche parte in città ci sia un altro piccolo Orhan uguale a lui, anzi lui stesso, che vive una vita parallela alla sua. C'è l'adolescente Orhan, appassionato di disegno e poi di pittura, che mi fa capire a posteriori l'amore e la magia che trasudavano dalle descrizioni delle miniature ne Il mio nome è rosso. C'è lo scrittore Orhan, invaghito della sua città, della città della sua infanzia, delle passeggiate a piedi e in tram con la sua mamma, del panorama dal balcone di Palazzo Pamuk a Ni351; anta351; 305.
Forse non c'era bisogno di questo libro di Pamuk per scoprire le peculiarità della bellissima città turca, ma è certo che la sua lettura ci apre nuovi punti di osservazione, ci dà nuovi spunti e nuovi suggerimenti; a questa città, che è un mondo completo in sé, Pamuk appartiene, pervaso di quella tristezza hzn che è parte imprescindibile della quotidianità e della poesia di Istanbul. Hzn è lo stato d'animo di tutta una città, una condizione della mente, un sentimento unico che la unisce ai suoi abitanti, i quali portano ancora vivo dentro il cuore il ricordo delle vittorie e delle civiltà passate, pur dovendosi ogni giorno misurare col loro presente povero e confuso.
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4.0X chi ama questa città come se fosse la sua, 05-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro per chi ama Istanbul, per chi l'ha vissuta, per chi l'ha vista nei documentari, per chi l'ha attraversata in vacanza, per chi vorrebbe andarci. Una descrizione lontana dalle guide turistiche ma molto più profonda e sincera. Pamuk descrive la città di quando lui era bambino, di quando era giovane, di ora che è uno scrittore. Un paese misterioso in bilico tra due mondi, unito da ponti, distaccato da vecchie storie. Un libro che necessita di essere amato nonostante possa sembrare in alcuni tratti lento, malinconico e pedante.
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4.0Istanbul, 26-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Mi interessai a questo autore turco per via di alcune interviste rilasciate che mi impressionarono. I libri di Pamuk sono storie d'amore tristi. Storie d'amore interrotte. Per incapacità, per paura, per debolezza, perchè, forse, così voleva il destino.
Questa è la più grande: quella tra un uomo e la sua città.
Hikmet scrisse che due cose non si possono dimenticare: il volto della propria madre e quello della città natale.
Istanbul ha nutrito la fantasia di Pamuk come il seno d'una madre, ed è stata con lui forse più generosa di quella naturale.
Un libro autobiografico denso, che avvolge la città di brume forse sconosciute a chi è abituato a vederla immersa nel sole.
Arricchito dalle fotografie bellissime di Ara Guler è non solo la testimonianza a carne nuda di una vita, ma di un intero periodo storico. Ormai perduto.
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4.0Istanbul, 15-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ho appena finito di leggere questo bellissimo romanzo... E mi sento ancora là a camminare lungo il ponte Galata e per le strade di Instanbul. Una lettura per viaggiatori romantici, alla ricerca del tempo perduto, assetati di conoscenza, amanti dei particolari qui meravigliosamente descritti.
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4.0Istanbul, 25-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ho deciso di leggerlo dopo aver letto l'intervista all'autore. C'è Istanbul tutta nel racconto di Pamuk, i suoi letterati, i suoi artisti, la gente, i paesaggi, le rovine accanto ai monumenti, i gatti randagi, i visitatori illustri dall'occidente (Flaubert, Nerval, Gautier), le navi sul Bosforo, i ricchi e i poveri. E c'è il piccolo Orhan, affascinato dall'idea che da qualche parte in città ci sia un altro piccolo Orhan uguale a lui, anzi lui stesso, che vive una vita parallela alla sua. C'è l'adolescente Orhan, appassionato di disegno e poi di pittura, che mi fa capire a posteriori l'amore e la magia che trasudavano dalle descrizioni delle miniature ne Il mio nome è rosso. C'è lo scrittore Orhan, invaghito della sua città, della città della sua infanzia, delle passeggiate a piedi e in tram con la sua mamma, del panorama dal balcone di Palazzo Pamuk.
Forse non c'era bisogno di questo libro di Pamuk per scoprire le peculiarità della bellissima città turca, ma è certo che la sua lettura ci apre nuovi punti di osservazione, ci dà nuovi spunti e nuovi suggerimenti; a questa città, che è un mondo completo in sé, Pamuk appartiene, pervaso di quella tristezza hzn che è parte imprescindibile della quotidianità e della poesia di Istanbul. Hzn è lo stato d'animo di tutta una città, una condizione della mente, un sentimento unico che la unisce ai suoi abitanti, i quali portano ancora vivo dentro il cuore il ricordo delle vittorie e delle civiltà passate, pur dovendosi ogni giorno misurare col loro presente povero e confuso.
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