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L' inferno di Treblinka

L' inferno di Treblinka

di Vasilij Grossman


  • Editore: Adelphi
  • Collana: Biblioteca minima
  • Traduttore: Zonghetti C.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2010
  • EAN: 9788845924842
  • ISBN: 884592484X
  • Pagine: 79
  • Formato: brossura
1° in Genocidi
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Descrizione del libro

La più terribile fabbrica della morte nazista nel folgorante, esemplare reportage - fondato su testimonianze di prima mano e scritto subito dopo la liberazione del campo, nell'autunno 1944 - da un inviato d'eccezione.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)

4Cruda realtà, 07-02-2017
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È un libro che tutti dovrebbero leggere. Scritto in maniera molto schietta, narra la dura realtà dei campi di concentramento. Il libro è terribile sotto tanti punti di vista, sembra impossibile che molte cose siano accadute, eppure è successo.
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5Per non dimenticare, 21-01-2011, ritenuta utile da 7 utenti su 7
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Più si cerca di farsi una idea dell'enormità di un crimine di tai proporzioni, più ci si rende conto che non è per nulla quantificabile. Treblinka, Sobibor, Belzec, Chelmo furono costruiti con l'unico scopo di eliminare il maggior numero di nemici del grande Reich millenario nel minor tempo possibile: gli ebrei. A Treblinka arrivavano treni stracolmi di merce umana, persone che avevano sempre qualcosa di utile da dare per lo sforzo bellico della grande Germania come capelli, denti d'oro, anelli, abiti e grasso corporeo utilissimo per la cremazione dei cadaveri. Una volta arrivati alla finta stazione ferroviaria, gli ebrei merce venivano espropriati dei loro ultimi miseri averi, denudati, rapati a zero e spinti a bastonate nelle camere a gas; gli ebrei da lavoro erano addetti alla ripulitura di ogni cosa che potesse supporre il presunto passaggio di un essere umano in quel luogo. Durato poco più di un anno, Treblinka fu messo in disuso e reinventato come fattoria di agricoltori impiantando sopra i resti umani di innumerevoli vittime fiorenti, rigogliosi alberi. Pochissime sono le testimonianze di sopravvissuti a questo campo e solo una è la testimonianza del comandante Stangl. La realtà di questo campo è uscita allo scoperto, insieme ad essa la follia dell'idea di super uomini che avrebbero dominato il loro spazio vitale europeo per mille anni a venire costruendo la loro civiltà sulle ceneri di nemici, nemici esistiti soltanto nella malata fantasia di quei pochi uomini padroni indiscussi della grande Germania nazista.
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5La verità tremenda, 11-09-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 7
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Recensendo, sempre su questo sito, "Io sono l'ultimo ebreo (Treblinka 1942-42) di Rajchman Chil, posi, a un certo punto la domanda: "Perchè leggere queste testimonianze?"
Infatti, il male, l'abiezione, la nefandezza ivi narrate, che "sporcavano" le pagine di quel libro, erano tali da indurre ogni lettore a provare un senso di liberazione quando finalmente giungeva a chiuderlo e ad allontanarlo da sé, come se fosse infetto. Ebbene, ne "L'inferno di Treblinka", Vasilij Grossman, ripercorrendo l'orrore, dà una risposta convincente a tale quesito.
"Leggere di queste cose è durissimo. E credetemi, voi che leggete, non è meno duro scriverne. Perchè farlo, allora? Perchè ricordare? chiederà, forse, qualcuno.
Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità. Chiunque giri le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre offende la memoria dei caduti."
Grossman, dopo aver parlato con i sopravvissuti, e raccolto le loro dichiarazioni, inorridito, comincia ad affrontare i "gironi dell'inferno di Treblinka".
Con grande partecipazione, l'autore affronta, idealmente, il cammino che le vittime dovevano percorrere fino alle camere a gas. Una volta scese dai treni bestiame, attraverso poche tappe, privati gradualmente di tutto (bagagli, vestiti, capelli), malmenati e impauriti, camminando per "la strada senza ritorno" o, come veniva icasticamente chiamata dalle SS, "la strada che conduce al cielo", erano condotti verso un edificio imponente dove si compiva il loro disgraziato destino: gassati e, subito dopo, bruciati a cielo aperto su un'enorme graticola.
Treblinka fu attivo per tredici mesi; lì furono gassati centinaia di migliaia di ebrei; lì, come ad Auschwitz, il Male assunse proporzioni gigantesche e si incarnò nella bestialità nazista. Lascio al lettore il compito di scoprire, leggendo questo piccolo libro, la "verità tremenda".
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