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Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale

Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale

di Antonio Scurati


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  • Editore: Donzelli
  • Collana: Virgola
  • Data di Pubblicazione: settembre 2007
  • EAN: 9788860361882
  • ISBN: 8860361885
  • Pagine: XXIV-279
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

La civiltà occidentale attribuisce alla guerra il potere di generare le forme della politica, i valori della società, la materia dell'arte, di decidere la storia individuale e collettiva. Lo studio delle narrazioni belliche insegna che quest'idea deriva dal paradigma culturale in cui si coniugano guerra e visione. In conformità all'archetipo eroico, che prescriveva al guerriero di distinguersi entro la mischia in un duello a singolar tenzone, poi eternato dal canto del poeta, l'Occidente per millenni pensa la battaglia come evento fatidico, momento della verità in cui le controversie si decidono irrevocabilmente, gli individui mostrano il proprio valore, le identità dei contendenti si definiscono reciprocamente e, soprattutto, la vicenda umana trova il proprio senso entrando a far parte di un racconto memorabile. A questo modo, la visibilità fornisce alla guerra sia il criterio della sua rappresentazione, sia quello della sua motivazione, conduzione e legittimazione. Finalista al Premio Viareggio nel 2003, il libro si arricchisce di una postfazione in cui Scurati riflette sulla trasvalutazione delle rappresentazioni occidentali della guerra dopo l'11 settembre.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4 Guerra,, 14-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Aveva tutti i crismi per entrare a pieno titolo nella grande saggistica italiana. Parte bene, con un'analisi ricca e dettagliata dell'Iliade omerica, anche se ogni tanto un po' ripetitiva. Poi ha delle intuizioni interessanti su Tasso e Ariosto, anche se salta un po' troppo disinvoltamente il periodo medievale vero e proprio, i poemi cavallereschi, eccetera. Ma quando salta da Stendhal alla Guerra del golfo passa decisamente il segno. Come si fa a intitolare Guerra un libro che ignora tutta l'enorme produzione letteraria sulla guerra del XX secolo? Scurati non prende in considerazione personaggi del calibro di Céline, Gadda, Drieu La Rochelle, Hemingway, Heller, Vonnegut, Mailer, Renn, Rigoni Stern, tanto per citare alcuni degli scrittori che si sono trovati a vestire una divista e poi a raccontare cosa era successo loro in guerra. Né prende in considerazione autori come Kraus, Proust, Pynchon, che pur non avendo combattuto hanno avuto intuizioni fondamentali sulla guerra moderna. Insomma, è un po' troppo comodo proporre un'ipotesi, parlare solo dei testi che la confermano, e far finta che non esistano tutti quelle opere (alcune delle quali fondamentali per la letteratura in generale) che mettono in crisi il proprio discorso. L'impressione è che l'autore abbia deciso di risparmiare le forze, lavorando solo su quei classici che tutti conoscono (Omero, Ariosto, Tasso, Shakespeare, ecc. ) , ma senza fare una seria ricerca su tutta la massa di testi (già esplorata da altri critici, peraltro) che costituiscono la letteratura di guerra del Novecento. Questa, però, è mancanza di serietà scientifica.
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