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La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l'avvento dell'era post-mercato

La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l'avvento dell'era post-mercato

di Jeremy Rifkin


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  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar bestsellers
  • Traduttore: Canton P.
  • Data di Pubblicazione: 2002
  • EAN: 9788804510857
  • ISBN: 8804510854
  • Pagine: 519
  • Ean altre edizioni: 9788880890362, 9788880892427

Descrizione del libro

In questo saggio Jeremy Rifkin traccia un'analisi della crisi di disoccupazione che sta investendo il mondo intero come conseguenza della rivoluzione tecnologica e informatica, che ha distrutto i vecchi "mestieri", rendendo inutili abilità e competenze acquisite dai lavoratori delle generazioni meno giovani. Ma Rifkin non si limita a prospettare l'imminenza di una catastrofe socio-economica; ci spiega anche come sarà possibile evitare il collasso e sfruttare le potenzialità della tecnologia per creare un nuovo e più umano ordine sociale, ridefinendo il ruolo dell'individuo nella società.

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3Da lavoratori a consumatori, 08-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Rifkin riflette sul calo dell'occupazione in relazione allo sviluppo tecnologico: rimpiazzati da macchinari e computer sempre più intelligenti e sofisticati, molti ruoli professionali sono stati ridotti o addirittura eliminati.
Nella sua analisi, lo sviluppo tecnologico, non è visto come un processo autonomo bensì esso viene spinto e accelerato dalle esigenze competitive delle industrie.
Presa nei lacci della competizione globale e della crescita del costo del lavoro, l'impresa multinazionale sembra decisa ad accelerare la transizione dal lavoro umano al suo surrogato meccanico-elettronico (p. 27) .
Spinte dall'ansia di tagliare i costi e di incrementare il margine di profitto, le imprese hanno sostituito le macchine all'uomo a un ritmo crescente (p. 28. )
Contemporaneamente, l'autore osserva la crescita della produzione associata alla crescita dei consumi tendenza protagonista di tutto il XX secolo: l'enfasi sulla produzione, che aveva occupato gli economisti fino ai primi anni del secolo, venne improvvisamente sostituita dal neonato interesse per il consumo. Il marketing, che fino a quel momento aveva occupato un ruolo periferico nelle attività aziendali, assunse una nuova importanza. Nello spazio di una notte la cultura della produzione venne sostituita dalla cultura del consumatore (p. 49) .
Il risultato è la presenza invasiva e talvolta disturbante, delle pratiche pubblicitarie nel quotidiano di tutti, dalle forme più esplicite a quelle più sofisticate e implicite, che rafforzano e orientano i desideri delle persone, sempre in cerca di nuovi oggetti per appagare un desiderio che non può trovare fine
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