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Everyman

Everyman

di Philip Roth


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Traduttore: Mantovani V.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2007
  • EAN: 9788806186098
  • ISBN: 8806186094
  • Pagine: 123
  • Formato: rilegato
Il destino dell'"Everyman" di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primo letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece lo adora. È l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 2 recensioni)

3.0le dita intorno al collo, 05-07-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Everyman è stato per me una lenta genoflessione davanti ad una strada già battuta. La netta, fredda ma intima rassegnazione del protagonista mi ha stretto il cuore. E' davvero un bel libro ma non consiglierei di leggerlo in un momento difficile. La fatica nell'accettare il passare degli anni è leggibile in ogni riga e pone comunque molti spunti di riflessione.
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4.0La lotta dell'uomo contro la morte , 12-01-2009, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Per restituire al lettore la cifra culturale di "Everyman" basterebbe rifarsi al pensiero di Søren Kierkegaard il quale sosteneva che non è tanto la morte in sé a suscitare una seria consapevolezza della nostra vita e del tempo che ci è stato con essa affidato, quanto piuttosto il pensiero della morte che diventa angoscia e che funge da energia propulsiva per la nostra esistenza.
Decadenza e morte sono un connubio presente sin dalle prime battute del libro di Roth e non fanno altro che richiamare il degradare di una vita che vuole ad ogni costo allontanare da sé lo spettro della propria fine, ma che non riesce ad andare oltre quel moto di rassegnazione che spinge il protagonista ad affermare più volte che "è impossibile rifare la realtà. Devi prendere le cose come vengono. Tener duro e prendere le cose come vengono".
Raccontare della morte in un romanzo lo si fa solo se si ha qualcosa di non banale da comunicare ai lettori e se il premio Nobel è un premio dal quale si può prescindere senza rimpianti. La morte, infatti, assieme al nascere, rappresenta uno dei misteri più impegnativi per la ragione umana, mistero del quale la civiltà moderna sembra aver completamente smarrito il significato. La consapevolezza che portò Martin Heidegger a sostenere, in Essere e tempo, che "la morte è la possibilità più propria dell'uomo", l'estrema possibilità di svelare all'uomo la sua unicità e insostituibilità di fronte al Mistero è un patrimonio culturale che oggi non sembra appartenere più alla nostra civiltà. Oggi, come dimostrano i casi Terry Schiavo ed Eluana Englaro, siamo costantemente tentati dallo svuotare di significato la morte e vorremmo programmarla, anticipandola o ritardandola con tecniche opportune, come se si trattasse di risolverla alla stregua di un "problema". La morte, invece, va considerata in tutta la sua portata: va "sopportata"; per quel "mistero" che è, anche se questa sopportazione significa "angoscia".
Il finale del libro risalta l'eccellenza narrativa dello scrittore di Newark. Il dialogo tra il becchino di colore e lo stesso Everyman, nella sua essenzialità, evidenzia come l'angoscia generata dalla morte è possibile sopportarla solo attraverso un rapporto con qualcuno che sia in grado di introdurre alla verità della vita e quindi anche della morte. Una dinamica che permette all'Everyman, che ha vissuto tutta la propria esistenza all'ombra di quest'angoscia, di recarsi all'ospedale, per subire l'ennesima operazione chirurgica, e di ritrovarsi, a causa dell'anestesia, a perdere "conoscenza sentendosi tutt'altro che abbattuto, tutt'altro che condannato, ancora una volta impaziente di realizzare i propri sogni". Grazie al dialogo col becchino, Everyman si rende conto "che la vita gli è stata donata, a lui come a tutti, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto o conoscibile" e, anche se poi l'imprevisto è sempre dietro l'angolo, essa va comunque trattata per quel che realmente è: un dono.
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