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Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni

Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni

di Lorenzo Gasparrini


  • Editore: Settenove
  • Data di Pubblicazione: novembre 2016
  • EAN: 9788898947157
  • ISBN: 8898947151
  • Pagine: 160
  • Formato: brossura

Descrizione del libro

Un saggio per l'antisessismo maschile in Italia che raccoglie la prospettiva femminista del "partire da sé". L'autore descrive la vita comune di un uomo, dall'infanzia all'età adulta, per mostrare come il sessismo - strumento con il quale il sistema patriarcale si mantiene e si evolve - condizioni il suo sviluppo, il suo linguaggio, le sue abitudini, la sua visione del mondo. I giochi dell'infanzia, i rapporti con l'altro sesso e con gli altri generi, la vita di coppia, il lavoro e la socialità. Ogni uomo incorpora pregiudizi e abitudini sessiste, diventando parte attiva di una politica discriminatoria. Tutto questo può cambiare, ma non si nasce antisessisti: solo una presa di coscienza libera e critica da parte degli uomini sul patriarcato vigente, può offrire uno sguardo maschile nuovo sui rapporti tra i generi e liberare dai condizionamenti sociali l'immagine che gli uomini hanno di sé.

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Voto medio del prodotto:  1 (1 di 5 su 1 recensione)

1Un libro per chi odia il maschio etero , 22-01-2020, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Un libro ipocrita. Sostiene che il maschilismo patriarcale sia permeato nella società e che se sei maschio eterosessuale sei sicuramente maschilista patriarcale, un po come il peccato originale. E che se non ti depuri leggendo il suo libro (che sarebbe la sacra Bibbia dell'attivismo femminista) allora rimarrai per sempre maschilista patriarcale e quindi un essere da disprezzare in quanto genere maschile e con preferenza sessuale etero. Gasparrini è un narciso che ha scritto un libro divisivo. Fa finta di essere politicamente corretto, ma in realtà costruisce un libro per trovare un capro espiatorio, il maschio eterosessuale, che è colpevole e responsabile di tutte le violenze del mondo in modo innato, come il peccato originale, anzi lo usa come capro espiatorio. Usa stereotipi e pregiudizi e aneddoti personali per dimostrare la sua tesi, enunciandoli demenzialmente come esempi statistici del modo in cui funzionerebbe, a suo dire la società. Presenta arbitrariamente il patriarcato come fosse un'élite organizzata che si muove in modo monolitico, e non come una manifestazione culturale e antropologica, dimostrando un pressappochismo e un ignoranza che ricorda i vaneggiamenti complottisti. Crea col suo ragionamento una categoria da epurare sulla base del genere e della preferenza sessuale. Una cosa che dovrebbe mettere i brividi a chi ricorda un po di storia. E come si depura il maschio etero perpetratore inconsapevole del patriarcato? Ma ovvio! Leggendo il suo libro! Esattamente come il Mein Kampf di Hitler ammiccava ai lavoratori tedeschi delusi dalla grande depressione economica, dando tutta la colpa agli ebrei, Gasparrini ammicca a tutte le categorie che non sono maschio etero, dando la colpa a chi non si depura leggendo il suo libro e imparandone a memoria il verbo. Crea bias cognitivi difficili da sradicare, pretende di cambiare il linguaggio decidendo lui i termini corretti, e se osi contraddirlo allora sei ascritto nella categoria da epurare: maschilista patriarcale, violento e assassino. E alcuni passaggi sono di un ignoranza (o meglio dolo) demenziale, come il prendersela con la dicitura buon padre di famiglia del diritto privato romano, come fosse una dicitura paternalistica, legata al potere, quando invece significa tutt'altro, esprimendo invece la diligenza e la buona fede necessaria nelleseguire una mansione, oppure parlando di un videogioco (GTA) e ascrivendone la violenza al patriarcato, quando invece è espressione di una cultura molto diversa e ha a che fare con la criminalità. Ma di buona fede nel libro e nelle intenzioni di Gasparrini proprio non ce nè. Invece di offrire davvero delle soluzioni ai danni del patriarcato, stimolando un dibattito sano, non fa che offrire al suo pubblico il capro espiatorio delle colpe del patriarcato maschilista e cioè il maschio etero, che solo per il fatto di esserlo deve essere deriso e sbeffeggiato e messo alla berlina. E il consiglio che da al maschio etero per rompere le catene del patriarcato è l'ironia (sic) . Ma Gasparrini è anche un furbacchione, ha capito che il tema è poco trattato, soprattutto dai maschi etero, così si è inventato un ruolo, per trovare un suo pubblico di nicchia ed acquisire spessore. Nel capitolo sugli intellettuali, traspare da ogni riga la sua profonda sofferenza sul perchè Gramellini o Severgnini parlino in spazi pubblici di questioni di genere che non sanno maneggiare bene, ma tra le righe si legge perchè non invitano me a parlare in quegli spazi, che sono il massimo esperto in materia? Dichiara di scrivere proprio per educare questo genere meschino, tapino, inconsapevole, ma in realtà il suo pubblico è ben targhettizzato e commercialmente definito e sono le persone della comunità LGBT e le donne oppresse da una cultura patriarcale. Gasparrini, un Gasparri con il "ni", che veste i panni del salvatore del mondo dalla malvagità del maschio etero. Una malvagità derivata dalla macchia del peccato originale, un genere per sua natura patriarcale stupratore e assassino. Il suo pubblico si sente così autorizzato ad una caccia a questo fossile sociologico e antropologico ed alla sua giusta condanna. La prova di questo atteggiamento ruffiano verso la comunità lgbt e verso le donne è proprio il pay-off che l'autore si da sui social network un filosofo femminista, alla faccia di chi dice che non è possibile. In lui quindi si realizzerebbe limpossibile: finalmente un maschio etero capace di sposare il femminismo! L'impossibile incarnato in lui! Insomma, un messia. Il disertore del patriarcato, termine che non gli piace, ma che gli piace perchè in fondo accarezza il suo enorme ego narciso. Un guru che sogna di vendere milioni di copie a discapito di un dibattito serio e corretto sui problemi di genere.
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