Il denaro di Charles Péguy edito da Cantagalli
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Il denaro

Editore:

Cantagalli

Data di Pubblicazione:
19 settembre 2025
EAN:

9791259626929

ISBN:

125962692X

Pagine:
112
Formato:
brossura
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Libro Il denaro di Charles Péguy

Trama libro

«Tutti sono borghesi», scrive Péguy. Non è una definizione sociologica né lo snobismo dell'intellettuale che ce l'ha col "piccolo borghese". Tutti sono borghesi nel senso che affidano la definizione di sé a fattori misurabili, ad elementi precisamente quantificabili: dal quoziente intellettivo al conto in banca, dagli (o dalle) skills professionali alle performance atletiche, dal numero di like ai metri quadri dell'appartamento. E così anche i rapporti interpersonali finiscono per soggiacere al metodo dello scambio di numeri, alla logica contrattuale: io ti do, tu mi dai. C'è un fattore che pervade e lubrifica tutto questo ingranaggio quantitativo ed è, appunto, il denaro. L'unico modo per sgusciare via dalle tenaglie del denaro è il «rimanere nella povertà». Non ci è forse stato detto: «beati i poveri»? Certo «in spirito»; ma non vuol mica dire: nelle intenzioni, nell'intimo, nei desideri o negli impegni morali. Il povero è quello che sa che quel che ha - dalla vita agli amici, dai soldi al lavoro - gli è "dato" e lo usa, quindi, liberamente. E ne gode, come Francesco che sposa Madonna Povertà. «La libertà è la virtù del povero». Essa infatti è «la condizione irrevocabile della grazia», cioè della suprema gratuità da cui noi, poveri, riceviamo la vita e tutto quel che l'accompagna.

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4 di 5 su 1 recensione

Riflessioni sul denaro e la povertà Di C. MIRELLA - 3 febbraio 2012

Charles Péguy in questo saggio del 1913 analizza le ripercussioni che l'arrivo dell'industrializzazione stava avendo sulla popolazione e la società, confrontando il prima e il dopo. C'era un tempo, prima della modernità, in cui il lavoro era un momento di incontro sereno, addirittura gioioso, e il lavoro un mezzo per assicurarsi il minimo indispensabile per vivere. La povertà era la condizione naturale in cui versava l'uomo, ma era vissuta serenamente senza la percezione di privarsi di qualcosa. L'industrializzazione ha spersonalizzato il lavoro rendendo la fatica un peso e aumentando le disuguaglianze sociali. La povertà assume un connotato negativo da vivere con vergogna. Le riflessioni di Péguy, elaborate agli albori della società industrializzata, possono per certi versi adattarsi anche alla società contemporanea, ad esempio quando constata come il denaro sia divenuto l'unico valore che mette in secondo piano le relazioni umane, il sapere, il pane quotidiano.

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