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David Golder

David Golder

di Irène Némirovsky


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  • Editore: Edizioni Clandestine
  • Collana: Highlander
  • Traduttore: Gambaccini B.
  • Data di Pubblicazione: marzo 2017
  • EAN: 9788865966501
  • ISBN: 8865966505
  • Pagine: 158
  • Formato: brossura
  • Ean altre edizioni: 9788866209898

Trama del libro

1929, anno della grande crisi. David Golder, ebreo di origini ucraine, certo di poter presto concludere vantaggiosamente l'ennesima speculazione finanziaria, non pare preoccupato. E tuttavia, di giorno in giorno, si scopre invecchiato, stanco, finché, colto da angina pectoris, ripercorre a ritroso la sua parabola esistenziale, realizzando come tutte le relazioni strette nella sua vita, comprese quelle famigliari, siano basate unicamente sul denaro, al punto che, non appena egli, impossibilitato a lavorare per motivi di salute, cessa di essere "una macchina per fare soldi", si ritrova miseramente solo. Perfino l'adorata figlia, incapace di tollerare un'esistenza priva del lusso cui, fin dalla nascita, era avvezza, lo abbandona. Salvo tornare per supplicare quell'aiuto economico che egli più non può fornirle. E tuttavia, per salvarla da uno squallido matrimonio di convenienza e garantirle una discreta rendita economica, David Golder acconsente a imbarcarsi in un'ultima trattativa, che lo ricondurrà in quel paese natio dove tutto era cominciato. Una storia amara, che descrive il mondo frivolo, scintillante e terribilmente snob di una borghesia arricchita, che ama circondarsi di nobili decaduti e parassiti senza scrupoli e vive nella perenne adorazione del Dio Denaro.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 10 recensioni)

3.0Sull'avidità, 24-04-2012
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Forse non è il romanzo più bello di Nemirovsky, ma senz'altro è un libro senza tempo, perché narra degli effetti dell'avidità sulle relazioni umane. David Golder è un Gordon Gekko degli anni venti. Prima della crisi del ventinove, ma oltre la crisi che porta con sè la avidità, la malattia per l'azzardo del business. E così ci si scorda chi si è stati, si perdono di vista le persone, in un consumo disilluso che è sempre foriero di delusioni e di morte.
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4.0L'avidità umana, 24-03-2012
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Tanto di cappello alla signora Némirovsky che scrisse questo romanzo a 26 anni, e che rivela doti stilistiche e narrative non indifferenti. David Golder, dalla Russia alla Francia, dalla povertà alla ricchezza, attraversa la sua vita circondato dall'infelicità, attorniato dall'ingordigia e dalla superficialità di chi gli sta intorno, fin quando si renderà conto che tutto ha fine: da questo punto parte il romanzo, dalla scoperta della finitezza esistenziale. In qualche momento mi ha ricordato La morte di Ivan Ilic. Cupo, triste, feroce, bello.
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4.0David Golder, 04-08-2011
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Libro per me particolare, se non altro perchè lo lessi in lingua originale, i temi classici della Némirovsky ci sono già tutti: il mondo dei fuorusciti russi (sia di prima che dopo la rivoluzione), i rapporti umani complessi (l'incapacità di essere genitori), il rapporto (molto ebreo, se vogliamo) con il denaro. In questa parabola che penso abbia molto colpito, essendo uscita nel '29 dove forse poco ci si domandava se era giusto sacrificare tutto per avere ricchezze. Dove i grandi speculatori non sembrava potessero avere sentimenti alle spalle. Tutto era bello e luccicante, in questo mondo un po' alla Grande Gatsby, dove le fortune nascono e spariscono sull'orlo di una mano di carte. Dove si passa da sordide vie parigine ad assolati party a Biarritz. Una parabola giocata sulla lama della morte. Lì dove Golder ad un certo punto pare domandarsi a quale pro rovinarsi la salute. Per una moglie che pensa solo ai gioielli? Per una figlia che pensa solo a macchine ed amanti? Per sé stesso, ma se poi ti viene un infarto in treno, che ci farai di tutti quei soldi? Ha un grande attimo di sospensione, dove manda tutto a monte, rovesciando i canoni usuali. Poi poi si potrà mai resistere ad uno sguardo triste di una figlia? Forse no. La storia al solito non è ricchissima, ma ben trattati i vari personaggi. Gli affaristi, i dandy, le principesse in rovina, e via con la fauna del demi-monde.
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4.0David Golder, 01-08-2011
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Si stenta a credere che un autrice già a 24 anni potesse creare un personaggio simile. Una storia crudele, spietata: a Golder tutti chiedono denaro, lui stesso si concepisce esclusivamente come un fornitore di denaro; in cambio ha solo indifferenza, a volte odio; anche gli slanci dell'amatissima figlia hanno solo lo scopo di ottenere ricchezza e lusso. E Golder lo sa, come sa che la sua vita può aver senso solo nello stipulare affari, incessantemente, e nel produrre soldi, costi quel che costi, e con qualsiasi mezzo. Egli stesso è senza pietà e prova odio per chi lo circonda; sopporta solo la figlia, verso cui nutre un ambiguo sentimento di affetto, che è piuttosto simile alla soddisfazione di possedere un bell'oggetto da rimirare e accarezzare. Colpisce la crudezza con cui sono tratteggiati i personaggi di questo ambiente, lividi nella loro avidità, squallidi nella loro totale mancanza di umanità. Mi immagino la giovane scrittrice, che a soli 26 anni ha saputo ritrarre con penetrante crudezza questo mondo in cui ogni grammo di ricchezza si trasforma in purissimo odio: deve aver avuto degli occhi severi e molto tristi.
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4.0David Golder, 01-04-2011
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Lo ha preso mio marito in libreria attirato dal titolo. David Golder è un uomo d'affari di quasi settant'anni, partito poverissimo dalla russia, e diventato ricchissimo negli stati uniti, nel settore petrolifero, applicando alla lettera "l'american dream". Golder è circondato da una famiglia di parassiti, moglie e figlia, e da una corte di ruffiani e presunti soci che si arricchiscono alle sue spalle. Pur di evitare il matrimonio tra la propria figlia e uno dei tanti rivali in affari, Golder, sordo ai propri problemi di salute, tenta l'ultima avventura che si rivelerà fatale. Irène Némirovsky, tradotta benissimo da Margherita Belardetti, racconta in poco meno di 200 pagine lo stato del capitalismo prima della crisi del 1929, e come questo non sia affatto difforme dal capitalismo attuale. Un'esistenza votata totalmente al perseguimento del profitto economico, dove qualsiasi regola è permessa, ovvero, non esiste alcuna regola da rispettare. Un atteggiamento umano, vedi i rapporti famigliari, all'insegna della pura e semplice depradazione, dove gli affetti non sono vissuti come sentimenti da donare ma come strumenti per soddisfare il proprio egoismo personale.
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