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Il capitano è fuori a pranzo

Il capitano è fuori a pranzo

di Charles Bukowski


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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Edizione: 2
  • Illustratore: Crumb R.
  • Traduttore: Buzzi A.
  • Data di Pubblicazione: luglio 2008
  • EAN: 9788807817076
  • ISBN: 8807817071
  • Pagine: 138

Descrizione del libro

Un diario di vita che si snoda tra l'estate del 1991 e l'inverno del 1993, poco prima che Capitan Bukowski venga meno. Il tema è la morte, attesa senza rimorsi e con irriverenza perché la cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente non vive. Eppure c'è qualche rammarico: lasciare il mondo, lasciare la scrittura. Nei pensieri del suo diario di bordo, il Capitano ne ha per tutti: filosofi, poeti giornalisti, fotografi, musicisti, poliziotti e Hollywood intera. Salva la moglie che lo assiste, la musica di Mahler, il computer, medium ermetico che accudisce il flusso dei pensieri, le corse di cavalli.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.3 di 5 su 4 recensioni)

4.0Il diario di bordo dello stesso Bukowski, 16-05-2012
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Bukovski ha composto un diario, poco prima della fine, e qualcuno (il suo editore presumibilmente) l'ha persuaso a farlo pubblicare. Quello che ne è uscito fuori è un profondo racconto, forse il più bello che Bukowski abbia mai pubbliato. Serve a comprendere sia come scrivere, che specialmente come non scrivere. Racchiude una miriade di perle e alcune battute sensazionali.
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4.0Diario di bordo, 05-03-2012
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Ci troviamo di fronte ad un Bukowski intento a scrivere un diario. Di solito lui ritiene stupidi coloro che hanno un diario, ma a lui è stato chiesto di farlo e quindi eccolo lì pronto a scrivere i suoi pensieri in una sorta di flusso di coscienza.
Bukowski ha tra i settantuno e i settantaquattro anni quando scrive questo taccuino, dal quale vengono a galla tutte le sue opinioni in merito al mondo, ai "poeti", all'Umanità. Già, perché in mezzo a milioni di persone, solo poche sono per lui interessanti, tutte le altre non sono altro che fastidiose presenze con le quali bisogna in un modo o nell'altro interagire per sopravvivere.
Anche se ora non dorme più sulle panchine, né è costretto a spulciare i bidoni dell'immondizia per sfamarsi e sopravvivere, Bukowski è rimasto sempre lo stesso, che odia Shakespeare e pure Tolstoj!
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3.0Il capitano è fuori a pranzo, 04-04-2011
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Il lento declino di un grande scrittore fa un po di compassione. Qui non ho ritrovato il solito autore che mi ha fatto divertire altrove, con il cinico distacco che me lo ha reso simpatico. A questo punto della sua vita, oramai settantenne, Bukowski lascia andare i pensieri in maniera malinconica, quasi dispiaciuto per qualcosa che se ne sta andando, che lo rende tristemente consapevole di avere vissuto la sua vita. Non si lascia abbattere, la testa la tiene ancora alta, ma lo preferisco menefreghista.
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2.0Il capitano è fuori a pranzo, 04-08-2010
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“Il capitano è fuori a pranzo e i marinai hanno preso il controllo della nave.” Bukowski, alla soglia dei settant'anni, invecchiato, incattivito, si racconta in un diario dove percorre il lento ticchettio dei suoi giorni: ogni capitolo inizia con una data e un'ora; il tempo, l'età prendono il sopravvento diventando gli unici elementi capaci di dare dinamismo ai discorsi dello scrittore.
Il pranzo dell'autore è piuttosto misero: nonostante il successo, nonostante gli ammiratori, nonostante il cambiamento radicale della sua realtà – la libertà di non dover vivere alla giornata – lui è rimasto lo stesso, solo un po' segnato dal tempo. Una bottiglia di liquore forte e il suo computer: non serve nient'altro in casa quando Bukowski si mette a scrivere; ogni tanto parla della moglie Linda, ma più spesso invidia la pigrizia dei suoi numerosi gatti. I discorsi spaziano dai ricordi della sua vita passata al suo rapporto con le parole, le frasi ridotte all'essenziale e crude, prive di ogni abbellimento estetico. Lo stile è quello di sempre: si riconosce.
Il capitano è invecchiato ed è il primo a rendersene conto: l'umanità, fuori, è gonfia di marinai indisciplinati e banali; arriva la condanna dell'autore che si rassegna a quest'idea ed esce, frequenta le corse di cavalli, scommette, vince, perde, vede poveracci puntare su cavalli perdenti nella vana speranza di vincere e arricchirsi quel poco per rigiocare il giorno successivo. Mancano le giornate disordinate, i personaggi dei lavori fatti per mangiare, le donne, spesso prostitute; rimane solo il rapporto dello scrittore con l'ippodromo, un luogo che lui conosce da sempre: è lì dove, da buon osservatore, trae i giudizi sulla società. La vita è riassunta nell'attesa dell'esito di una gara; poi si torna a casa.
Il capitano è fuori a pranzo è un libro rapido: lo si legge in fretta e può piacere o no. Settant'anni e nulla par nuovo nelle parole dell'autore: c'è solo l'epilogo della sua vita, davvero vissuta ma quanto speciale? C'è una banalità che a tratti mette in dubbio le qualità di Bukowski come scrittore; non ha più nulla da offrire se non qualche buona idea e i discorsi di sempre repliche di quelli affrontati negli altri suoi libri. “[…] sono uno scrittore? Be' sì. Come scrittore faccio fatica a leggere ciò che scrivono gli altri. Semplicemente non fa per me. Tanto per incominciare, non sanno buttare giù una riga, un paragrafo. […] Non c'è ritmo. Non c'è niente di nuovo o di fresco.” Il capitano è fuori a cena e parla di sé: ora che è uno “scrittore” può farlo.
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