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Il bosco degli urogalli

Il bosco degli urogalli

di Mario Rigoni Stern


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Trama del libro

Storie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne in cui si respira l'anima degli spazi aperti e di paesaggi impervi solo sfiorati dalla presenza umana. Rigoni sa rendere la limpida immediatezza di ciò che ci circonda e insieme un accento di fiducia nella vita, sprigionando un sentimento altamente poetico e un genuino amore per il suo mondo alpino. Il bosco degli urogalli narra di villaggi chiusi nell'inverno con il grato fuoco delle cucine, della solitudine delle albe per i sentieri delle montagne, dei silenzi che riempiono i boschi, attraverso un linguaggio lirico e allo stesso tempo semplice che restituisce al lettore i paesaggi fraterni e familiari del «sergente Rigoni Stern».

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Voto medio del prodotto:  4 (4.2 di 5 su 5 recensioni)

4Racconti enormi, 27-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Brevi quadretti di vite comuni orbitanti attorno a un singolo centro di gravità, quel bosco che è il titolo dell'opera, che ne è la semplice ambientazione ma che è anche molto di più; è simbolo d'una dimensione all'epoca in declino (oggi, forse, scomparsa) , una dimensione di sincerità e impegno, di genuinità e naturalezza. Caratteristiche perfettamente espresse dalla scrittura meravigliosa, lucida ma ingenua, del maestro Rigoni Stern: uno dei pochi singoli in grado di affrescare il mondo senza far sconti a chi legge, e di trasmettere - chissà poi come - emozioni di rara grazia e d'immensa bellezza. Incredibilmente profondo sul piano narrativo
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4La passione per la montagna, 27-03-2012
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Stern ha contribuito a creare una coscienza critica su quello che il totalitarismo fascista ha distrutto in un popolo, e cioè, la purezza e l'innocenza. Di ambito differente ma che non rinuncia a chiamare col proprio nome le cose, come nel quinto racconto e anche in altri a seguire, questa è un'opera di ampia visione sul territorio e la vita di montagna, la caccia e l'amore particolare per la natura, anche quando la sfida è fra l'animale ed un fucile. Libro utile e controverso per la tematica della caccia che sicuramente non tutti gradiranno ma va ricondotta alla figura di un anziano uomo che la montagna ha vissuto fin nel profondo.
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5Suggestivo, 30-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Storie di caccia, in cui si sente il profumo dei boschi e il freddo pungente dell'alba. Le lunghe camminate per arrivare in cima, dov'è il nido degli urogalli. Di quando ancora la caccia era fatica ed esperienza, una lotta "quasi" alla pari con la preda.
Una sorta di immersione in una natura magnificamente descritta.
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4lo stile, 17-07-2010
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A parte la caccia, quello che piace di questo autore è lo stile dei suoi racconti e questo supera anche argomenti non piacevoli a qualcuno.
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4Non solo caccia, 18-11-2008, ritenuta utile da 4 utenti su 7
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Lo ammetto, non amo la caccia, non amo uccidere degli animali indifesi, anzi tendo a rispettarli nella loro specificità, e quindi non vedo mai con simpatia un cacciatore.
Tuttavia, nonostante questa mia avversione, la lettura di questo libro mi è risultata estremamente appagante, forse perché Rigoni Stern è riuscito a dare una visione di questa "specie" di sport del tutto particolare.
La lunga marcia sulla neve per avvicinarsi alle prede, il silenzio dei monti nel freddo dell'alba, i boschi in cui si svolge la contesa donano un tocco di magia grazie a una vera e propria prosa poetica e danno l'idea di un ritorno dell'uomo alle origini, quando era in armonia con la natura.
In questa atmosfera, quasi ieratica, la caccia diventa un rito, in cui l'uomo e l'animale sono personaggi che si affrontano sullo stesso piano, ognuno con i mezzi di cui dispone, e non è sempre chi ha il fucile che ne esce vincitore.
E poi non ci sono solo racconti di caccia agli animali, ma altri in cui ricorre la metafora dell'uomo che è in competizione con suoi simili, come nello stupendo Esame di concorso, la ricerca spasmodica di un povero travet di una posizione migliore, la sua caparbietà in un mondo di miseria, i suoi sogni, le speranze, puntualmente deluse, quasi che l'autore volesse dirci che in questo mondo di cacciatori le prede non sono sempre lepri o volpi.
E a proposito di volpi Oltre i prati, tra la neve è un brano in cui uomo e canide fanno a gara in astuzia, in una serie di mosse e contromosse di grande effetto, al punto che viene spontaneo dividere i propri favori fra l'uno e l'altro.
Poi ci sono racconti in cui la caccia è solo un pretesto per parlare d'altro, come Vecchia America, oppure lo straziante Dentro il bosco o il commovente Alba e Franco, un omaggio a due cani del tutto particolari.
Non posso però tralasciare Chiusura di caccia, l'ultimo, che si conclude con alcuni spari nel vuoto, una sorta di sfogo della tensione di cui c'è un antecedente nel Sergente nella neve, quando Rigoni Stern, ultimo ad abbandonare la postazione in Russia all'inizio della ritirata, spara raffiche a casaccio; anche là è una liberazione, ma soprattutto è il grido di dolore di un uomo che si sente tradito da chi ha avviato quella guerra.
Sono due atteggiamenti uguali, ma provocati da diversi stati d'animo, e in ogni caso sono la reazione di un uomo al suo destino.
Il bosco degli urogalli è un altro libro di Mario Rigoni Stern che è senz'altro meritevole di essere letto.
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