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Bangkok

Bangkok

di Lawrence Osborne


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  • Editore: Adelphi
  • Collana: La collana dei casi
  • Traduttore: Codignola M.
  • Data di Pubblicazione: settembre 2009
  • EAN: 9788845924101
  • ISBN: 8845924106
  • Pagine: 260
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Charles Baudelaire e Graham Greene, rispettivamente padri nobili del fláneur metropolitano e dell'occidentale incline a perdersi nel primo Oriente a disposizione, sarebbero stati entrambi fieri di quel loro imprevedibile, inclassificabile, incorreggibile erede che risponde al nome di Lawrence Osborne. Di fatto, però, il programma da cui Osborne parte stavolta ha pochi precedenti: raccontare alcuni periodi nella vita che un uomo "senza una carriera, senza prospettive, senza un soldo" decide di passare in una città scelta quasi a caso - Bangkok. Quanto poi succede a Osborne (mangiare al ristorante No Mani, dove i clienti vengono provvisti di bavaglino e imboccati; passeggiare la notte per il mattatoio della città, fra scannatori strafatti di droghe sintetiche che massacrano animali nel modo meno pulito e indolore; ritrovarsi in una stanza con due ragazze vestite da poliziotto) è già di per sé materia per il romanzo che questo libro, in origine, era. Ma, quasi fra le dita del lettore, le storie che si intrecciano fra le pagine, e la voce che le racconta, diventano molto di più: il disperato profilo di alcuni espatriati giunti fin lì per cancellare, all'ultimo momento o quasi, tutta la loro vita precedente; l'autoscatto di uno scrittore sorpreso nel goffo, scatenato e non resistibile tentativo di innalzarsi allo stato di natura; lo schizzo di una città diversa da ogni altra, che è prima di tutto una nuova, fantasmagorica e in larga parte ancora inesplorata forma di vita.

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Voto medio del prodotto:  3 (3.3 di 5 su 4 recensioni)

4Bangkok, 20-07-2011
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Resoconto romanzato dell'esperienza vissuta a Bangkok dall'autore trentenne. Non è dato ritrovarsi in una città in cui non è lecito perdersi. E Bangkok è, per Osborne, meta di elezione per tutti quegli occidentali (farang, in thai) che vi giungono "quando si getta la spugna perché la città è solo questo, il protocollo di una caduta. " (p. 16). E protocollo di una caduta questo testo lo è; non reportage, a dispetto del titolo originale che reca Bangkok days, non romanzo pur avvertendo l'Autore che "i nomi li ho cambiati per ragioni di riservatezza. " E dissimulare, truccare (e quanto di artificio vi sia in quella città degli Angeli che è Bangkok imparerà il lettore da sé) non è di per se stesso il nucleo fondativo del romanzo, la maturazione del racconto dal seme della fantasia? Dopo tutto Bangkok "era il rifugio ideale per uno senza carriera, senza prospettive" (p. 16) ma anche e soprattutto "Un copione illeggibile. L'oblio totale." (p. 21) , una città di vicoli in cui come attraverso i passages benjaminiani per la Parigi di Haussmann ogni via si apre sul mistero che è la vera, autentica cifra di questo agglomerato di villaggi esploso ed esposto ad un bizzarro sincretismo di religiosità buddhista e sfrenato capitalismo sinoamericano. E in questa città, in questa capitale di una monarchia i cui sovrani sono dirette incarnazioni di Vishnu creatore non meno che distruttore, in cui vige l'imperativo buddhista del piacere proprio in "ragione" della consapevolezza della sofferenza che è intrinseca ad ogni concupiscenza, in una città dove "ognuno è libero di andare in pezzi come crede" (p. 50) l'Autore, versione aggiornata del flaneur baudelairiano ma ancor più erede del Maugham di Acque morte, ci introduce al suo viaggio non-viaggio, ad un esilio che è di necessità senza (con) fine e senza ritorno, accompagnato nel suo personale vagabondaggio dalla carovana dei nomadi contemporanei ("Qui siamo tutti nomadi" - p. 102), degli esiliati da se stessi nel cuore oscuro del proprio mondo interiore. Un viaggio che, come da tradizione Adelphi, non è da iniziare se non da colui che è già (stato) iniziato.
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4Bangkok, 14-02-2011
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Conoscevo già la fama di questo autore. Questo è un libro che parla dell'avvicinamento a concetti come: morte, annullamento, malinconia, perdita di sé. Dove appaiono cose come gioia o speranza, esse sono sfumate dalla consapevolezza del nulla circostante. E' dura. Perché un pochino ci si sente andare giù. Ci si ritrova a ricordare quando anche noi siamo stati lì, a un passo dalla cancellazione.
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4Bangkok, 14-02-2011
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Ho avuto modo di leggere questo libro ottimo e posso solo dire di esserne rimasto soddisfatto. Documentario e finzione sono così fittamente intrecciati che è impossibile seguirne i confini: "Bangkok" di Lawrence Osborne è un romanzo che barcolla verso un improbabile, ma reale inventario di un'umanità in fuga ed in questa sua meticolosa ricerca diventa documento. Una pagina tra le tante su un universo poco comprensibile, poco comprensibile forse solo perché chi guarda sbaglia a inforcare gli oculari giusti.

Osborne racconta quasi una vita intera vissuta a Bangkok: la formalità dei visti, gli appartamenti, gli affitti, i dettagli minimi. "A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta. I voli pindarici, i grandi progetti tutto via nel cestino. Forse non per sempre, ma tant'è".
Non siamo nel terreno delle sbornie e degli eccessi, niente isole nella corrente, Osborne possiede la lucidità di Greene, sebbene sia impossibile non notare insieme ad essa la vena di follia di Lowry. Sono i personaggi che animano il libro a trasportare l'autore in un mondo di club, bar, perfino ospedali. Il protagonista finisce in corsia per una epiglottite, e qui si sfiora la dimensione di una farsa barocca nella descrizione dei malati, con tanto di flebo, che si ritrovano al bar dell'ospedale. Nel paradiso dei piaceri, Osborne introduce il tema della decadenza e poi quello della morte. Dice il suo vicino di letto: "A Bangkok hai la sensazione che la Terra continui a girare ed è l'unica cosa che conta. E' una presa in giro, e finirà presto, molto prima di quanto pensiamo. Ci divertiamo un po', prima di addormentarci per sempre. Non sono posti per giovani che di questa roba non sanno niente, sono fatti per chi sta morendo. Solo chi sta morendo nella carne e nello spirito può coglierne la bellezza". Naturalmente molte ONG non sarebbero d'accordo con una tale visione, ma questo, in fondo, è un romanzo.

Bangkok è il luogo per il camminatore notturno, che arriva ad apprezzare le zaffate di marijuana fredda e basilico rancido, le ragazze che ti sfiorano mormorando sempre le stesse due parole. Bangkok è l'ultima spiaggia e insieme il luogo perfetto per i dilettanti della latitanza (numerose agenzie investigative hanno aperto delle sedi a Bangkok).
La città ha molte facce, l'aspetto turistico e il lato antico convivono fianco a fianco, come templi e bar.
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1Bruttissimo, 14-07-2010
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L'ho letto...libro senza un significato...noioso...patetico...NON COMPRATELO!!
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