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Banditi a Partinico

Banditi a Partinico

di Danilo Dolci


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Trama del libro

Danilo Dolci, triestino, si trasferì in Sicilia agli inizi degli anni Cinquanta. Voleva partecipare in prima persona alla rinascita del Meridione. Partì, solo, per Trappeto e Partinico, scoprì una miseria impensabile, una desolazione, un abbrutimento, una ignoranza che facevano dubitare di stare in Italia. Stava in mezzo alla gente, la intervistava, la coinvolgeva: fu il primo in Italia a praticare il digiuno per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e inventò "lo sciopero alla rovescia", che consisteva nel lavorare volontariamente là dove lo Stato era inerte. Così venne riattivata una strada comunale abbandonata. Ma le autorità ritennero che in tale comportamento si configurasse un reato, quello di invasione di proprietà altrui. Per questo Dolci fu arrestato e detenuto per 50 giorni, condotto in manette al processo, e condannato. Per lui si mobilitarono intellettuali come Carlo Levi, Elio Vittorini, Ignazio Silone, Aldo Capitini, Giulio Einaudi e a difenderlo in tribunale fu Piero Calamandrei. In carcere Dolci fu a stretto contatto con tanti poveracci e fu fra i primi a comprendere che la propensione alle attività criminali proprio in quei tenitori che erano dominati dalla mafia, non poteva essere vinta puntando esclusivamente sulla repressione. Bisognava invece creare opportunità di lavoro. Con questo libro Dolci voleva far conoscere a tutti le condizioni in cui versava la popolazione di quella terra di banditi, cioè di esclusi dalla società.

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Voto medio del prodotto:  4 (4 di 5 su 1 recensione)

4Banditi a Partinico, 12-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
E dire che io ho vissuto a lungo li' a due passi dai luoghi raccontati da Dolci! C'è voluto, a mezzo secolo di distanza, questo libro per aprirmi gli occhi, per farmi comprendere che frasi come "togliersi il pane di bocca per lasciarlo ai figli" non erano modi di dire ma spaventose realtà. Realtà che le autorità di allora riuscivano a tenere nascoste, anche attraverso la vera e propria persecuzione messa in atto contro chi, come Danilo Dolci, reclamava un più umano trattamento per il popolo di quei paesi. Il libro si affianca ai "Racconti siciliani" dello stesso Autore. Invito a leggerli entrambi, anche se provocheranno nel lettore, come è successo a me, sentimenti di dolore e di rabbia. Ma la realtà è inutile nascondersela anche perché dopo cinquant'anni non tutte le cause della miseria sono state rimosse.
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