Libro Una banda di idioti di John K. Toole Gli alianti di Marcos y Marcos
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Una banda di idioti

Collana:
Gli alianti
Traduttore:
Bianciardi L.
Data di Pubblicazione:
21 aprile 2021
EAN:

9788892940222

ISBN:

8892940228

Pagine:
464
Formato:
brossura
EAN altre edizioni:
9788871685601
Disponibile anche in E-Book
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Libro Una banda di idioti di John K. Toole

Trama libro

«Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui. È il principio primo che muove ogni altra idea, sogno e azione di Ignatius Reilly, uno dei massimi nemici del popolo americano del nostro tempo. Immaginate una strana miscela fra un barbone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte grasso e un Tommaso d'Aquino perverso. Immaginate un gigante con baffoni e berretto verde da cacciatore che, fra giganteschi rutti e flatulenze, si vede costretto a continui attacchi contro un'America "priva di geometria e teologia". Attorno a lui, in una New Orleans trasformata in palcoscenico quasi dadaista, un coro di personaggi epici. Jones, negro in semischiavitù, che fulmina con una frase al vetriolo "quella nazista della padrona" del Notti di Follia; la signorina Trixie, ottuagenaria sempre a caccia di prosciutti pasquali e dell'eterna giovinezza. Myrna, anarco-femminista di New York, che sfida con un serrato carteggio anima e sesso di Ignatius. Immaginate le Manifatture Levy, un diario del lavoratore, una rivolta di operai attorno a una croce eretta nell'ufficio contabilità...» (dalla Prefazione di Stefano Benni)

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Recensioni degli utenti

3 di 5 su 3 recensioni

Il libro mi ha un po' annoiato Di L. Michele - 12 maggio 2012

Il romanzo non è male, ha i suoi momenti esilaranti. Però non finisce mai. Le situazioni sono tirate troppo per le lunghe per effetto dei dialoghi interminabili. Avrebbe avuto necessità di maggiori revisioni, forse, se qualcuno avesse considerato di attenzione lo scrittore. Purtroppo non è andata così, e quello che ne è uscito è un romanzo carino, con degli ottimi personaggi, ma col principale difetto di troppa prolissità.

Summa del genere grottesco. Di b. alfio - 25 febbraio 2012

Non si può assolutamente dire che questo libro non sia divertente... Tutto ciò su cui si basa è il senso dell'umorismo del lettore. Chi non ne ha potrebbe non accettarne le premesse e quindi non sopportare il protagonista, quello che dice e quello che fa. Ignatius è detestabile, egoista, viziato, nullafacente, sgradevole per l'aspetto e per gli irrefrenabili rumori corporei. Ignatius è circondato da una folla di personaggi bislacchi, quelli che credono di essere inseriti nella società e quelli che aspirano a far parte di essa; c'è la vecchietta che sogna la pensione e il prosciutto, la signora annoiata che gioca con le opere caritatevoli, e poi c'è l'uccello. Ignatius è un tenero pasticcione, con una logica fuori dagli schemi, si crede un genio in un mondo di idioti e tenta di fare la rivoluzione, più per impressionare la donna che ama, che per reale convinzione. Per gli altri Ignatius è un diverso, un pazzo da richiudere al manicomio, e quando rivendica con orgoglio la sua anormalità, ti accorgi che ti somiglia, che Ignatius sei tu.

Una banda di idioti Di G. Giovanni - 22 febbraio 2011

Me lo ha prestato una mia collega appassionata del genere. Questo è un libro che fu rifiutato dall'editore perché non parla di nulla. In verità, non parla di nulla perché non parla di nulla, non parla di nulla perché come i grandi personaggi, anche Ignatius Reilly, che a me pare una versione scanzonata del principe Myskin, non si fa capire manco per niente, manco se gli togli il guanto di gomma o il de consolatione di Boezio. Bisogna aver sognato di fare la rivoluzione per capirlo, forse. E chi non ha mai sognato di farla in pantofole, seduto sulla propria sedia in camera da letto leggendo Boezio? Chi? Tu? Ecco, il titolo esatto del libro potrebbe essere stato Boezio a New Orleans e mi è appena venuto in mente cosa la suor Clementina mi diceva sempre all'asilo: "Felix qui potuit boni fontem visere lucidum, felix qui potuit gravis terrae solvere vincula" e io già all'epoca non capivo il latino. Ma Ignatius aveva capito perché sapeva il latino e forse anche lui ha avuto la suor Clementina come me che gli recitava Boezio; forse lì sta il senso del nulla, almeno credo, boh. Ah che dire di questo testo, invece di chiedere a una ragazza di uscire per fare quattro chiacchiere e prendere qualcosa da bere, meglio leggere Ignatius disteso su un'amaca all'ombra di un ciliegio sorseggiando una buona birra ghiacciata. Ignatius mi approverebbe lo so, e forse anche Boezio.

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