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Ascesa e rovina della città di Mahagonny

Ascesa e rovina della città di Mahagonny

di Bertolt Brecht


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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Collezione di teatro
  • Edizione: 5
  • Traduttore: D'Amico F.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 1997
  • EAN: 9788806063610
  • ISBN: 8806063618
  • Pagine: 81

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Ascesa e rovina del mondo a denaro, 28-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 3
di - leggi tutte le sue recensioni
Nomadi, in urbano pellegrinaggio, portatori sani d’incoscienza politica. Passano luoghi in deserto, scardinano serrature di ruggine, abitano avamposti ferrosi in moderno disuso. Sono memoria carnale della dismissione sociale i personaggi in approdo alle pagine di “Ascesa e rovina della città di Mahagonny”. In fuga dal luridume della storia ammarcita ed in cerca di un nuovo paradiso da vivere, approdano spossati nel luogo in cui tutto pare possibile, nulla sembra dovuto. A Mahagonny tutto pare diverso dalle grandi città che sono “cloache, con dentro niente di niente e, sopra, solo del fumo”. Mahagonny promette, acconsente, ancora promette: carne voluttuosa in offerta, tabacco in spire abbondanti, agi preziosi dovuti. Basta che s’abbia tasche piene a monete. Libretto musicato brechtiano quest’opera, scritta nel 1927 (si noti la data), è partitura ballata e cantata che merita attenzione in lettura. D’essa scrive Ewen, biografo attento di Brecht: « Mahagonny era lo specchio che l’autore reggeva davanti al Calibano borghese, e Calibano non era contento. Mahagonny rappresentava la società, la Repubblica di Weimar, con la sua anarchia. Una società che non sospettava ancora quanto fosse la precipizio. Si cominciavano appena ad avvertire le conseguenze della crisi economica mondiale, ma non si poteva equivocare sul significato dell’accresciuta aggressività dei nazionalisti e dei nazionalsocialisti, della militarizzazione segreta degli ambienti di destra. La popolazione era sconcertata, specie le classi lavoratrici, dalle innumerevoli crisi parlamentari, dai cambi di governo e, fatto più preoccupante di tutti, dal frequente ricorso al governo per decreto. I dissensi che dividevano la sinistra, e l’incapacità di comunisti e socialisti di formare un fronte comune per arginare la crescente disoccupazione e l’evidente disastro, minarono la fiducia verso l’organizzazione politica. Gli scandali che si succedettero nelle alte sfere, scandali che coinvolsero persino dei funzionari del governo e parecchi influenti socialdemocratici, diffusero un’atmosfera di cinismo. Che i grossi industriali e finanzieri corrotti sostenessero apertamente la destra era dato per scontato. Mahagonny diceva “tutto è permesso”. Ma c’era questo interrogativo: a chi tutto è permesso?». Già, a chi tutto è permesso a Mahagonny? Ed a chi, oggi, è tutto è permesso? Si legga “Mahagonny” e, dovesse capitare a teatro, la si vada a veder sorgere, brindare, festeggiare, poi vivere, decidere, invecchiare; infine tremare, incanutire, sprofondare. Per comprendere quale è il destino d’un mondo, d’una nazione, d’un luogo che consente a denaro, negando a diritti.
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