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Anatomia dell'immagine

Anatomia dell'immagine

di Hans Bellmer


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  • Editore: Adelphi
  • Collana: Piccola biblioteca Adelphi
  • A cura di: O. Fatica
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2001
  • EAN: 9788845916564
  • ISBN: 8845916561
  • Pagine: 95
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Molto si parla, e si è parlato, del corpo negli ultimi decenni. Ma era rimasto sinora destinato a una circolazione esoterica questo breve trattato di Hans Bellmer, il pittore che seppe immettere nel surrealismo una carica demoniaca che traeva le sue origini dal primo Romanticismo tedesco. Fin dagli anni Trenta, quando inventò la sua perversa Bambola, Bellmer fu un teorico e uno sperimentatore estremo del corpo. La presenza anatomica del sesso, i rudimenti di una metafisica del voyeur, la capacità delle membra di trasformarsi in una serie di doppi allucinatori: sono temi e tracce di questo scritto che a sua volta si sdoppia in una serie di disegni, quasi a mostrarci la violenta scossa a tutta la nostra percezione che le teorie esposte dall'autore comportano.

Voto medio del prodotto:  3 (3 di 5 su 1 recensione)

3Anatomia dell'immagine, 14-02-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Sono un suo appassionato seguace. Questo trattato sintetizza il pensiero di quello che si potrebbe definire il teorico della donna IKEA (che monti in 5 minuti). Battuta a parte (della quale peraltro non posso nemmeno vantare la paternità), queste pagine sono utili per gettare luce sulle opere visive di Bellmer: in particolare si parla della Bambola (die Puppe), la genesi e il significato della quale sono analizzate nello scritto del curatore, e dei disegni e le sculture che meglio mettono in evidenza le tesi esposte.

I concetti illustrati e più volte ribaditi riguardano l'espressione intesa come "dolore spostato", la creazione di centri virtuali d'eccitazione esterni al corpo (o comunque spostati), la scissione dell'Io che crea l'eccitazione da quello che la subisce, quindi il tentativo di riunione di percezione e rappresentazione.
Da quest'ultimo passo derivano interessanti affermazioni sulla reciprocità (che richiamano fortemente il contenuto dell'opera di Jo Bousquet) e le meno convincenti digressioni linguistiche (palindromi, anagrammi, ecc.), oltre alle suggestive considerazioni sul match tra immagine percepita, ricordo e oggetto desiderato.
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