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Il mio amato

Il mio amato

di Yehoshua Bar-Yosef


  • Editore: Giuntina
  • Collana: Israeliana
  • Traduttore: Di Gesù A.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2009
  • EAN: 9788880573401
  • ISBN: 8880573403
  • Pagine: 105
  • Formato: brossura

Trama del libro

Dapprima fui molto spaventato: l'omosessualità è una delle più gravi trasgressioni della Torà. Ma accanto alla paura abissale provavo un piacere oscenamente sfrenato per aver scoperto simili sorgenti segrete. Durante le poche settimane che trascorsi in compagnia di Channa, il mio corpo conobbe brividi di piacere mai provati. Allora consideravo la cosa come un dono meraviglioso concesso a me in particolare. Nessuno intorno a me può provare un briciolo di questa gioia fisica che io provo alla vista del volto di un quindicenne. Nessuno tra i miei conoscenti può nemmeno immaginare che esista una cosa simile; io, del resto, prima lo ignoravo. Nella cornice di Meah Shearim, il quartiere ultraortodosso di Gerusalemme, trasgressione e rigore della fede si scontrano in un dramma tutto interiore in cui il protagonista paga la sua spietata lucidità nei confronti di se stesso con l'accettazione di una maschera che lo relega in una solitudine senza fine.

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Voto medio del prodotto:  5 (5 di 5 su 1 recensione)

5 “Uno sano di mente e ben voluto … , 15-10-2010
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“Uno sano di mente e ben voluto … non avrebbe lasciato la propria città natale e la propria famiglia per venire da solo a Gerusalemme … Chi veniva qui doveva essere, necessariamente, anormale e la cosa è ben evidente nei discendenti.” (Pag. 49)
Gerusalemme è protagonista del libro di Yehoshua Bar-Yosef.
Asherke è ebreo.
Non mostra interesse alla vita, accetta passivamente la sua esistenza, la sua famiglia.
Si muove in questo mondo con indifferenza, mai un segno di ribellione, sempre rispettoso delle apparenze. E’ uomo capace, riesce ad ottenere successo e soldi con la minima fatica.
Accetta il matrimonio combinato; non si oppone alla famiglia.
Va tutto bene all’apparenza, eppure qualcosa si agita dentro di lui.
Non sappiamo cosa è, ma sicuramente qualcosa di terribile.
È più forte di lui, non riesce a modificare la sua tranquilla vita, non potrebbe mai riuscirci.
Eppure pur continuando la via principale scava in una via secondaria.
Di famiglia ebrea conservatrice confessa alla moglie la sua perdita nella fede. Lei accetta questo gran peccato senza abbandonarlo solo se lui salverà le apparenze.
Accetta, troppo complicato cambiare vita. La gran bugia della sua esistenza continua e si accresce. “Di Shabbat io appartengo a Reyzel e al quartiere.” (Pag. 63)
Esteriormente è un religioso osservante ma al suo interno e nella sua casa è un uomo senza Dio.
La menzogna della vita appare appagata, ora è finalmente un uomo libero di non credere. Ma è così? Ora si sente sereno?
No! C’è altro, molto più sconvolgente. Noi neppure immaginiamo e mai c’è lo confesserà apertamente. Perché lui è “afflitto da quella perversione che non voglio nominare.” (Pag. 81). Lui conosce la sua tortura, lo nasconde fino alla fine quando ci apre uno spiraglio piccolissimo della sua vita.
Come da un buco della serratura allora osserviamo il suo comportamento.
Potrebbe essere libero, rimane prigioniero della sua accidia e della sua incapacità di affrontare la vita.
Come può essere contemporaneamente un ateo, ebreo conservatore, buon padre di famiglia e marito, afflitto da una perversione scontentata e non scoppiare?
Forse perché vive a Gerusalemme, città di folli, altrimenti chi si trasferirebbe per abitarci.
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