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Aceto, arcobaleno

Aceto, arcobaleno

di Erri De Luca


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Trama del libro

Il protagonista, un eremita dai capelli ormai bianchi, rianima una sera tre figure di amici di gioventù. Il primo è stato terrorista e poi muratore in Francia: rievoca il primo assassinio commesso dal complice-amico. Con intensa drammaticità parla della violenza. Il secondo ha scelto la strada della vita religiosa che lo porterà in Africa, dove uomini, animali e cose hanno "il sapore dell'aceto" e per questo del dolore. Il terzo è un vagabondo, sempre provvisorio, di passaggio in un'esistenza che non dà requie. Violenza, dolore e vagabondaggio sono elementi comuni a tutti i tre personaggi che, nel loro insieme, compongono un affresco amaro e profondo della condizione umana dell'ultimo ventennio.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 3 recensioni)

2.0Aceto, arcobaleno, 28-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Tra i suoi libri che avuto il piacere di leggere questo è forse quello meno riuscito. Non ha ancora il respiro che troverò una decina di anni dopo in "Tre cavalli" o in "Montedidio". La frase gira contorta per l'urgenza di dire, di dare un significato alla scrittura. Non che non lo si debba dare, ma altrove è la frase che scorre a dare un senso al leggere. Qui siamo in ogni punto ad essere pungolati dall'autore: ecco, voglio dire questo, e lo metto in bocca al primo che capita. E volgo la frase in modo che prima risalti il senso e poi si colleghi alle altre e faccia una storia. Tutto questo sforzo, di testa e mai di pancia, lascia poi freddi. E lascia irrisolto il piacere di scorrere le righe. Perché qui non si può prescindere dal conoscere Erri. E se non lo conosci le scarse cento pagine risultano esterne e mai la sua penna riesce a scalfirti. Sarebbe stata bella, e forse in altri momenti scritta con più scorrevolezza, la storia di questi tre amici raccontata dal quarto che va esaurendo la sua vita senza speranze, senza domani, ma forse senza rimorsi. Ci sono le anime che Erri indossa durante le metamorfosi della sua vita. E per farcele crude, le spinge all'estremo. C'è il brigatista, estremizzazione della sua vita politica in Lotta Continua et similia. C'è il missionario, estremizzazione del suo sentire religioso, che sfocerà in bellissime pagine di traduzione laica di passi della Bibbia. C'è il bello, intelligente e colto che rinuncia ad essere, estremizzazione del suo stare dopo l'abbandono della politica attiva, con quel rimando che ci fa cogliere la sua scelta. In una cella d'isolamento, in un carcere senza motivo, l'unico motivo di conforto sono le parole. Ed a quelle ora si aggrappa. Ora in questo iniziale tentativo, graffiandole, usandole in tutta la loro crudezza, senza risparmiarsi, senza risparmiarci nulla. Ma poi si arriva alla fine e di questi brandelli di vita non ci rimane che un senso di spreco, di inutilità. Non suscita riflessioni sul terrorismo, sulla religione, sul come dirigere la propria vita nel mare in tempesta quando non ci sono approdi (e si sa, come si dice a Napoli, nel mare non ci sono taverne) . Rimangono sono brandelli, qualche frase che al solito riporto, e, per il mio sentire, le poche pagine sul padre e sulla loro visita al Museo. Sulle parole che a questa persona di poche parole suscitano le tele del Ghirlandaio, di Pinturicchio, il "Baldassarre Castiglione" di Raffaello, "Le nozze di Cana". Ecco quelle sono pagine mirabili, scritte con tutta la pancia e tutto il cuore, dimenticando di dover dire qualcosa a forza. E lì scorre la vita. Basta posare lo sguardo sul Raffaello e lasciarlo andare in quella mirabile sospensione che il pittore ha messo nello sguardo dell'erudito. Ecco, per queste poche pagine merita almeno di averlo sfogliato. Ma forse è così anche perché mi ostino a leggere e rileggere, e leggere a ritroso, soprattutto quando mi piace o mi interessa un filone. Così, rapsodicamente ma con metodo, sto accumulando i passi mancanti di autori piaciuti. A volte si cade in momenti non felici, come questo. Se ne coglie il senso pensandone il prima e il dopo. E quando ci delude, basta rallentare un po' e lasciar decantare le punte d'amarezza. Fari meglio la prossima volta, Erri, sono sicuro.
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4.0Tre vite, 08-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
In questo racconto De Luca presenta l'incontro di alcuni amici di vecchia data che ripercorrono gli anni passati, le proprie scelte di vita e stilano un bilancio conclusivo della propria esistenza.
Viene sottolineata l'importanza degli eventi, spesso erroneamente considerati trascurabili, che si rivelano successivamente determinanti nel destino dell'uomo. Molto bello.
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5.0Tre storie di amicizia, 02-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
In questo libro Erri de Luca racconta tre storie bellissime, i protagonisti sono molto diversi tra loro ma il filo rosso che li unisce è l'amicizia, l'amicizia che può superare tutto: omicidi e morte. Sullo sfondo la bellissima Ischia con l'odore del mare e il suo verde smeraldo. Ve lo consiglio perchè Erri de Luca non delude mai con la sua scrittura asciutta e profonda.
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