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L' abbazia di Matilde. Arte e storia in un grande monastero dell'Europa benedettina. San Benedetto Po (1007-2007)

L' abbazia di Matilde. Arte e storia in un grande monastero dell'Europa benedettina. San Benedetto Po (1007-2007)

di Paolo Golinelli


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  • Editore: Pàtron
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • EAN: 9788855529754
  • ISBN: 8855529757
  • Pagine: 272
  • Formato: brossura

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Descrizione del libro

Nell’ampio spazio del cinquecentesco Refettorio Grande dell’abbazia benedettina (quasi 600 mq) si ripercorrono i mille anni di questi luoghi, rappresentati dai documenti più significativi, dalle opere d’arte più belle (alcune delle quali qui ritornate per la prima volta dopo la soppressione napoleonica), dalle mappe del territorio caratterizzato dalla vitale e incombente presenza del Po. L’abbazia di San Benedetto Polirone fu fondata nel 1007 da Tedaldo di Canossa, nonno della Contessa Matilde. Di quell’epoca sono i mesi del portale romanico a noi pervenuti, oggetti d’uso liturgico, le bolle papali e i diplomi imperiali che confermavano i beni dell’abbazia, e soprattutto i preziosi codici miniati nello scriptorium abbaziale, tra i quali il bellissimo EVANGELIARIO DI MATILDE DI CANOSSA, donato dalla Contessa all’abate Alberico. Qui Matilde alla sua morte (24 luglio 1115) scelse di essere sepolta, e i monaci le elevarono un mausoleo nella cappella di Santa Maria, con lo straordinario mosaico pavimentale, e contribuirono a costruire un “mito” della Contessa, che ritorna in varie raffigurazioni nel corso dei secoli: dalla testina musiva del XII secolo, ai manoscritti con la sua Vita, dal ritratto di lei a cavallo di Orazio Farinati, alla splendida pala d’altare di Saverio della Rosa (1781). Dopo un periodo di crisi, nel 1420 l’abbazia entrò a far parte della Congregazione di Santa Giustina di Padova, poi Cassinese, si avviò allora una ripresa della vita spirituale e culturale del monastero, che portò alla costruzione di nuovi chiostri. Fu il Cinquecento il secolo del maggiore splendore del monastero, grazie a una serie di nuove donazioni, alla presenza di abati illuminati, che chiamarono a lavorare per Polirone i maggiori artisti del tempo. Di quella stagione è rimasto il complesso monastico, il Refettorio grande, con l’imponente affresco attribuito al Correggio, l’Ultima cena del Bonsignori. La soppressione compiuta da Napoleone nel 1797 interruppe quest’opera e l’ultima parte mostra lo scempio che del monastero si fece in quegli anni, ma i disegni originali che Rosolino Bellodi fece nel 1905 per il suo libro aprono il cuore verso una ripresa di interesse e il recupero della passata grandezza, che iniziata da lui fu rinnovata negli anni Settanta del secolo scorso e continuata sino ad oggi, con il restauro degli edifici e la loro valorizzazione culturale.

Indice

Nell'ampio spazio del cinquecentesco Refettorio Grande dell'abbazia benedettina (quasi 600 mq) si ripercorrono i mille anni di questi luoghi, rappresentati dai documenti più significativi, dalle opere d'arte più belle (alcune delle quali qui ritornate per la prima volta dopo la soppressione napoleonica), dalle mappe del territorio caratterizzato dalla vitale e incombente presenza del Po. L'abbazia di San Benedetto Polirone fu fondata nel 1007 da Tedaldo di Canossa, nonno della Contessa Matilde. Di quell'epoca sono i mesi del portale romanico a noi pervenuti, oggetti d'uso liturgico, le bolle papali e i diplomi imperiali che confermavano i beni dell'abbazia, e soprattutto i preziosi codici miniati nello scriptorium abbaziale, tra i quali il bellissimo EVANGELIARIO DI MATILDE DI CANOSSA, donato dalla Contessa all'abate Alberico. Qui Matilde alla sua morte (24 luglio 11
15. scelse di essere sepolta, e i monaci le elevarono un mausoleo nella cappella di Santa Maria, con lo straordinario mosaico pavimentale, e contribuirono a costruire un “mito” della Contessa, che ritorna in varie raffigurazioni nel corso dei secoli: dalla testina musiva del XII secolo, ai manoscritti con la sua Vita, dal ritratto di lei a cavallo di Orazio Farinati, alla splendida pala d'altare di Saverio della Rosa (1781. . Dopo un periodo di crisi, nel 1420 l'abbazia entrò a far parte della Congregazione di Santa Giustina di Padova, poi Cassinese, si avviò allora una ripresa della vita spirituale e culturale del monastero, che portò alla costruzione di nuovi chiostri. Fu il Cinquecento il secolo del maggiore splendore del monastero, grazie a una serie di nuove donazioni, alla presenza di abati illuminati, che chiamarono a lavorare per Polirone i maggiori artisti del tempo. Di quella stagione è rimasto il complesso monastico, il Refettorio grande, con l'imponente affresco attribuito al Correggio, l'Ultima cena del Bonsignori. La soppressione compiuta da Napoleone nel 1797 interruppe quest'opera e l'ultima parte mostra lo scempio che del monastero si fece in quegli anni, ma i disegni originali che Rosolino Bellodi fece nel 1905 per il suo libro aprono il cuore verso una ripresa di interesse e il recupero della passata grandezza, che iniziata da lui fu rinnovata negli anni Settanta del secolo scorso e continuata sino ad oggi, con il restauro degli edifici e la loro valorizzazione culturale.

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