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Abbandonarsi a vivere

Abbandonarsi a vivere

di Sylvain Tesson


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Trama del libro

Davanti alle sorprese del destino e agli scherzi della fortuna si può reagire e combattere, sentendosi ebbri e frastornati come una vespa in un bicchiere di vino. Oppure ci si può arrendere, lasciando che la vita faccia il suo corso, scegliendo, magari in modo avventato, di essere pronti a tutto. C'è un termine russo che descrive questo abbandono, "pofigismo": esprime una rassegnazione disperata ma assieme gioiosa di fronte agli avvenimenti imprevedibili che scaturiscono dall'assurdità del mondo. E con questo sentimento che i protagonisti dei racconti di Sylvain Tesson si mettono in cammino. Sono marinai, amanti, guerrieri, artisti, viaggiatori, borghesi, vivono a Parigi, Zermatt o Riga, in Afghanistan, nella Jacuzia, nel Sahara. E in uno di quei giorni in cui tutto cambia, quando la vita decide di fare di testa propria, hanno scelto di accogliere e sfidare il fato. Ma forse avrebbero fatto meglio a guardare da un'altra parte. In "L'eremita" un ingegnere francese su una piattaforma petrolifera si appassiona alla storia del Beato Costantino, che seguendo l'esempio di un famoso eremita aveva vissuto in solitudine e nella fede. "L'esilio" racconta l'emigrazione di Idriss, un giovane nigeriano che cerca di raggiungere l'Europa. Assieme alla famiglia ha messo da parte 5.000 dollari per pagare Yussef, che gli ha promesso di portarlo in Francia, il paese della felicità, o forse del rimpianto del passato.
Abbandonarsi a vivere: precetto dei buddisti e induisti o semplice fatalismo? Sylvain Tesson, scrittore, giornalista e grande viaggiatore ci regala, con un libro omonimo, le scelte degli eroi di questo romanzo. Sono amanti, guerrieri, artisti, marinai, vivono a Parigi, Riga, in Afghanistan o nel Sahara e si abbandonano alla vita. In questo libro ritroviamo le situazioni esotiche e i paesaggi già cari all’autore francese appassionato di Asia e del mondo. Ne L’eremita, uno dei racconti di Abbandonarsi a vivere, un ingegnere francese va a lavorare su una piattaforma petrolifera. Qui conosce il capitano di una nave, un russo, che gli racconta la storia di Costantino il felice, un uomo che ha vissuto ispirandosi ad un famoso eremita, Seraphim de Sarov, per vivere al riparo dal mondo e seguendo la via della fede. Solo alla fine del racconto l’ingegnere apprende che Costantino è un paziente dell’ospedale psichiatrico. L’esilio racconta invece l’emigrazione di Inta, giovane nigeriano che tenta di raggiungere l’Europa. Dopo tanti anni di sacrifici, suoi e dei suoi genitori, per risparmiare i soldi necessari a intraprendere il viaggio verso il vecchio continente, il ragazzo si trova a lavorare in un lavaggio d’auto e qui rimpiange la vita dolce e semplice della Nigeria. Hanno la chiave dell’amarezza questi racconti, ma contengono sempre una vena d’ironia, pur in chiave noir. Certi racconti son infatti quasi comici come in Teleferica dove due sciatori di Zermatt, senza nessuna voglia di passare un Natale con le rispettive famiglie, decidono di rimanere bloccati volontariamente in una teleferica per stare tranquilli, ma verranno salvati loro malgrado. Sylvain Tesson scrive in maniera superba una pagina del nostre presente, con un occhio sempre attento al suo Paese del cuore: la Siberia.

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