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Zorro. Un eremita sul marciapiede

Zorro. Un eremita sul marciapiede

di Margaret Mazzantini

3.5

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"I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace. Tacito brandello di carne umana sul selciato dell'umanità."

Note su Mazzantini Margaret

Margaret Mazzantini è nata a Dublino il 27 ottobre 1961. Entrambi i suoi genitori si dedicano all'arte, suo padre Carlo è scrittore, mentre sua madre, Anne Donnelly, fa la pittrice. Da bambina, assieme ai genitori, Margaret viaggia molto, le principali mete dei suoi spostamenti sono la Spagna, il Marocco e l'Irlanda. Poi la famiglia di Margaret si stabilisce a Tivoli, nei pressi della villa dell'imperatore Adriano. All'inizio degli anni '80 Margaret si diploma presso l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma. Nel suo esordio a teatro interpreta Ifigenia, nell'omonima opera di Goethe. Nell'87 sposa il regista Sergio Castellitto, che ha conosciuto sul palcoscenico durante la recita de "Le tre sorelle" di Cechov. I due hanno quattro figli: Anna, Pietro, Maria e Cesare. E' proprio il marito a spingerla verso la scrittura, regalandole un quaderno, su cui Margaret inizia a sperimentare le gioie e le fatiche dello scrivere, ad esplorare il mondo della letteratura , seguendo le orme del padre scrittore. Il suo primo romanzo viene pubblicato nel 1994 e si intitola "Il catino di zinco". Il libro è subito un successo, si impone su pubblico e critica e si aggiudica il Premio Campiello di Venezia. Nel 1999 scrive "Manola" e nel 2001 pubblica "Non ti muovere", con cui vince numerosi premi, tra cui il premio Strega e il premio internazionale Zepter. Dal romanzo, il marito Sergio ne trae un film omonimo, nel 2004. A questo successo seguono "Zorro. Un eremita sul marciapiede" (2002), "Venuto al mondo" (2008), "Nessuno si salva da solo" (2011) e "Mare al mattino" (2011). Vive e lavora a Roma assieme a Sergio Castellitto e ai quattro figli.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 10 recensioni)

4.0Zorro per la Mazzantini, 14-12-2014
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Se il titolo è di una sola parola, la recensione più adatta può essere ancora di una parola: drammatico. Un uomo solo (l'eremita del titolo) che subisce il destino, quello che altri hanno voluto per lui. Schiantato dall'indifferenza degli indaffarati, il protagonista li osserva con attenzione e meticolosità, senza fretta, senza un vero obiettivo. Un ritratto di homeless di terribile attualità, che ricorda tutti i "dimenticati" della nostra società. Narrazione breve, sempre lucida e asciutta, triste anche nei punti in cui qualche spunto allegro trasuda dal monologo. Consigliato per ricordarci che gli altri siamo noi.
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3.0Simpatico, 02-03-2012
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Zorro è un barbone che attraverso le sue imprecazioni e i suoi raptus racconta una verità che tutti conosciamo. Tema originale anche se spesso residuale nella letteratura che la Mazzantini sa proporci in maniera magistrale, facendoci sorridere e riflettere. Il libro non è molto corposo e si legge con estrema facilità.
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4.0Zorro uno di noi, 31-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Una parte di noi stessi non può non figurarsi in zorro almeno una volta nella lettura di questo romanzo, in quel barbone che parla da solo per strada che fa discorsi illogigi ma pieni di verità che sbraita contro il cielo che non si sente forte quanto gli hanno fatto credere tra le dolci coperte della casa natale. Un libro che fa riflettere su quanto siamo o non siamo barboni dentro.
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5.0Zorro di Margaret Mazzantini, 18-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Piccolo libricino denso di significati, narra la vicenda e i sentimenti di un barbone, un senzatetto catapultando il lettore in un'altra dimensione completamente estranea alla nostra quotidianità di persone "normali". La Mazzantini come al solito riesce a appassionae e ad affascinare.
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5.0Estraniarsi, 11-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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L’incontro con un uomo che vive in strada chiamato Zorro apre un orizzonte al vivere in modo disuguale. Il barbone che viene visto come un uomo senza anima, uno che vive senza pensare, è in realtà una persona che ha deciso di restare fuori dal recinto della società organizzata, uno che scruta i cormorani e che ha tagliato i fili che lo tenevano legato al mondo regolare magari per una piccola eventualità che può accadere a ciascuno di noi. È un punto di vista improbabile quello dal quale Zorro ci scruta, ma è per lo meno un punto di vista libero ed incondizionato del quale noi, i regolari, non possiamo godere.
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4.0Rifiuto del mondo, 19-10-2010
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Il barbone della vicenda è stato, come non è raro che accada,"uno di noi", con una vita "normale", fatta di apparenze e ipocrisie. E ad un certo punto scatta qualcosa, nasce il desiderio incontrollabile dell'abbandono estremo, del lasciarsi andare per "lasciar andare" il vuoto di un'esistenza vana.
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4.0Il punto di vista di un barbone, 22-09-2010
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Piccolissimo libro che si legge in breve tempo. Lettura molto scorrevole, i pareri del barbone sono molto toccanti e veritieri e fa sempre un certo effetto sentire qualcosa che già sappiamo ma che abbiamo dimenticato.
Leggetelo, non ve ne pentirete!
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3.0Una bozza, più che un libro, 20-09-2010
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Un eremita sul marciapiede. E' questo il sottotitolo del libro della Mazzantini.
"Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? " Una sola volta, ma mi è capitato.
Eppure non è commovente così come la critica applaudiva. Un bel libro, ben strutturato e con un linguaggio chiaro, non c'è dubbio.
Ma dall'autrice di "Non ti muovere" ci si aspettava di più. Molto di più.
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3.0zorro., 08-09-2010
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Un libro piccolo,scorrevole che si legge in pochissime ore tratta della storia di un barbone di nome Zorro.La Mazzantini non si smentisce mai e anche attraverso poche pagine sa far uscire il meglio di sé.
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1.0Inadeguato, 22-08-2010
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Il racconto, secco e scorrevole, ha come scopo quello di presentare la vita di un senzatetto e i suoi aspetti umani e sociali.
Purtroppo la buona idea di partenza non viene sviluppata e costruita in maniera adeguata in molti aspetti: la struttura narrativa è frammentaria e claudicante, l'aspetto psicologico dei personaggi è praticamente assente e la lingua italiana è bistrattata (l'autrice sostituisce sovente il congiuntivo con l'indicativo in modo che il testo risulti più immediato, rendendo al testo la famigliarità della lingua parlata).
Le vicende narrate sono scontate anche a chi non ha mai visto "un senza tetto", perché il punto di vista è quello del borghese superficiale e non il punto di vista di un senza-tetto.
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