Vòusi e altre poesie in dialetto romagnolo (Al)

Vòusi e altre poesie in dialetto romagnolo (Al)

4.0

di Nino Pedretti


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Descrizione

Santarcangelo di Romagna è un luogo magico per la poesia. Ha dato natali e lingua a tre poeti, amici fra loro: Tonino Guerra, Nino Pedretti e Raffaello Baldini. Per la sua morte prematura Pedretti, fra i tre, è quello che finora ha avuto meno fortuna, ma questo volume, riunendo le sue raccolte in dialetto, intende proprio riproporre un'esperienza poetica di tutta importanza, per nulla classificabile come minore. I versi in dialetto di Pedretti possono suonare più crudi e avere un tono risentito, a volte anche esplicitamente di protesta sociale. Altrove, invece, fanno affiorare piccoli oggetti della vita quotidiana e minimi personaggi attraversati fugacemente dal senso (o dal nonsenso) della vita, pronti a lasciare il posto ad altri oggetti, ad altre presenze umane non meno precarie. Pedretti si dimostra poeta vero in entrambe queste tonalità.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Al vòusi, 09-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
per un romagnolo come me, la lettura di poesie dialettali riveste ovviamente un significato particolare.
sarebbe lungo dire cosa mi è piaciuto e cosa no della curatela del volume (è dotato di ampia prefazione, con interessanti stralci da lettere e altri scritti dell'autore, più una postfazione di un altro grande poeta, Raffaello Baldini, amico di Pedretti), e preferisco soffermarmi sulla poesia e le mie impressioni.
le poesie di Pedretti si distinguono benissimo da quelle dei più famosi Guerra e Baldini.
Generalmente brevi, con una scansione metrica meno individuata, sono impastate in una lingua più densa e difficile. Non ci sono lunghi monologhi, ma una serie di ritratti e di riflessioni di volta in volta melanconiche, rabbiose o delicate, spesso straordinarie, sul tempo, sull'amore, sul sesso, sulla brutalità dello sfruttamento dei poveri e degli operai. certo, erano gli anni '70, ma Pedretti sapeva vedere l'uomo ben al di là di ideologie o schemi sindacali. su tutto aleggia un amore dolente per il passare irrimediabile della vita.
il dialetto romagnolo è tronco, secco, veloce come non mai. solo nella raccolta centrale "te fugh de mi paéis" ho avvertito un eccesso di "poeticismo", per così dire, un voler piegare il dialetto a incanti letterari che inevitabilmente suonano stonati sulla bocca del parlante immaginario.
ma forse "l'uomo nuovo", scolarizzato, smetterà il pregiudizio dispregiativo verso il dialetto, e si lascerà arricchire dal bilinguismo naturale degli italiani. e allora le poesie di Pedretti avranno un sapore di chiaroveggenza.
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