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La voce e il fenomeno. Introduzione al problema del segno nella fenomenologia di Husserl

La voce e il fenomeno. Introduzione al problema del segno nella fenomenologia di Husserl

di Jacques Derrida

5.0

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Note su Jacques Derrida

Jacques Derrida nacque ad Algeri il 15 luglio del 1930. Fu il terzo di cinque figli di una famiglia ebraica sefardita originaria di Toledo e nacque quando l’Algeria era un paese sotto il controllo della Francia. In un primo momento inizia la sua formazione frequentando la scuola pubblica ma viene espulso a causa dei provvedimenti antisemiti voluti dalla repubblica collaborazionista di Vichy. Dopo l’espulsione si iscrive presso una scuola ebraica, dove nel 1948 consegue la maturità. Derrida non fu mai uno studente modello e non dimostrò mai disciplina nello studio, fu anche respinto un anno, prima di conseguire la maturità. Nel dopoguerra si appassiona alla filosofia, e nel 1949 si trasferisce a Parigi, dove nel 1951 viene ammesso alla École Normale Supérieure. Nel 1954 consegue il diploma con una tesi sul problema della genesia nella filosofia di Husserl. Vince una borsa di studio per Harvard e, dopo essersi sposato, nel 1957 svolge il servizio militare in Algeria. Agli inizi degli anni Sessanta inizia ad insegnare alla Sorbona e tiene numerosi seminari, che negli anni lo porteranno anche negli stati Uniti e in numerosi altri paesi, acquisendo fama a livello internazionale. Ottenne una laurea honoris causa a Cambridge e una a Gerusalemme. Nelle sue numerose opere ha affrontato diverse tematiche, riflettendo anche su questioni politiche quali il terrorismo e le questioni legate al Medio Oriente. Jacques Deridda morì a Parigi il 9 ottobre del 2004 a causa di un tumore al pancreas.
 

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Persona e fenomeno nella voce? , 14-01-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Jacques Derrida, qui, strabilia la comunità dei philosophes francesi ed euroamericani con il suo solito stile severo e raffinatissimo che lo rendono ancor prima che filosofo un vero e proprio poeta, un esaudimento heidegerriano del ruolo che prefigurava al nuovo filosofo del novecento nel famosissimo Zein Und Zeit. Uno dei libri di Jacques Derrida, questo, più complessi dove analizza in sintesi, operazione che gli riesce, quanto di psichico vi sia nel linguaggio, a partire da quel "bedeutungen" husserliano, e come l'estetica del segno, dell'indice e del linguaggio hanno sempre una forza di gravità allucinatoria per il soggetto che attraverso questi si rappresenta ora, e dopo, ora e dopo, in un circolo senza fine dove la dif-ferenza è l'eterno rimando a qualcos'altro oltre il soggetto. Nella impurità del linguaggio Derrida trova la modalità di rappresentazione ecfrastica del fenomeno attraverso una "scrittura" dell'osservazione, odeporico avventuroso e contemporaneamente pericoloso. Il fenomeno è il risultato della vivificazione interiore ed esteriore dell'indice, di quel voler-dire (in inglese to mean, e bedeutungen in tedesco) che si piega sempre alla costrizione della scatola delle possibilità della retorica. Con ritmi ad otto ottani Derrida chiarisce che l'interiorità è una condizione imprescindibile dal segno, dal significante che trova significato nel fenomeno, in quanto "s-velatura", s-velamento e ad un tempo ri-velazione. Un libro difficile che però può divenire sorgente inaspettata per un nuovo fiume di impressioni e illuminazioni accurate su cosa si "è" e "come" si "è", e come l'essere è in ogni modo il frutto di una riflessione il cui albero maestro è il segno nella sua dualità conflittuale di significante e significato.

Dario Matteo Gargano.
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