Una vita violenta

Una vita violenta

4.5

di P. Paolo Pasolini


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Descrizione

Il romanzo racconta la vera storia della vita breve, vissuta con passione, di Tommaso Puzilli, un giovane sottoproletario dei sobborghi romani. I piccoli furti, i rapporti con omosessuali, i vagabondaggi notturni, fino alla tragedia finale: il ritratto di un gruppo che vive al di fuori di ogni ordinamento sociale che lo possa condizionare. Pubblicato per la prima volta nel 1959, questo libro venne giudicato dalla critica uno dei romanzi più importanti del dopoguerra. Lungi dal servire effetti coloriti e pittoreschi, il gergo fu utilizzato qui da Pasolini per dare una rappresentazione "lucida e spietata, delle persone e degli atti, dell'ambiente e delle fatalità" (Carlo Emilio Gadda) delle borgate romane.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)

4.0La storia di un ragazzo delle borgate romane, 20-11-2014
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Tommasino è un ragazzo che vive vicino alla valle dell'Aniene, esattamente a Pietralata. Insieme ai suoi compagni va in giro per Roma cercando di trovare soldi facili, e ci riesce ricorrendo a piccoli espedienti: rapina benzinai e stranieri in vacanza a Roma. I carabinieri, però, scovano tutti i responsabili e li imprigionano. Tommasino, uscito di galera, torna a casa e arriva in un quartiere nuovo, con gente nuova, e fa nuove amicizie. Ma la tubercolosi è in agguato, e il ragazzo viene ricoverato in ospedale per qualche mese. Uscito dal Forlanini torna a casa pieno di belle speranze, che però vengono distrutte dall'arrivo di un alluvione: per aiutare le persone in difficoltà, Tommaso si bagna fino alle ossa senza pensare che questa cosa potrebbe aggravare i suoi problemi di salute. E infatti...
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5.0L'infanzia dei poveri: negata e vissuta , 05-10-2011
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Sono appena ragazzi, i protagonitsti del racconto. E sono gli ultimi, quelli che nessuno mai andrà a cercare se moriranno, se si perderanno, se grideranno. Vivono da sempre all'ombra dei monumenti di Roma, come i gatti di Largo Argentina, misurano "a sole e tacchi" chilometri di selciato, lungo via di Donna Olimpia, con le scarpe rotte. Sputano, ruttano, fumano, rubano, si tuffano nel Tevere zozzo di carcasse di animali e di rifiuti per lenire la calura estiva, passano sotto il Colosseo e nemmeno se ne accorgono, nemmeno lo sanno. Sono gli uomini di domani, non sanno leggere, entrano ed escono dalla galera. E' un'infanzia vissuta, respirata a pieno, fino alle lacrime, e negata al tempo stesso. Non c'è spazio per gli affetti "classici", per il sincero volersi bene. Piuttosto, l'amicizia è suggellata da una pacca sulla spalla e da una sigaretta stropicciata nei calzoni. Nulla di più, e tanto basta. E se si muore si muore con la stessa ironia, inconsapevolezza e dignità, pure a 15 anni "Piagnete, qui se c'è uno che deve piagne sò io. Che? Morite voi?". Emblematico di tutto ciò è il finale, spietato ed onesto, come la vita: "Ma poi, come diventò notte, si sentì peggio, sempre di più: gli prese un nuovo intaso di sangue, tossì, tossì, senza più rifiatare, e addio Tommaso".
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4.0Tinte forti, 05-02-2011
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L'opera di Pasolini, quasi senza tempo, è un loquace affresco della Roma del dopoguerra. Una visione sull'adolescenza frustrata, talvota negata, impedita dalle condizioni di vita che fanno essere semplice e nello stesso tempo complessa la sopravvivenza.
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4.0Pasolini e i suoi ragazzi di vita, 09-12-2010
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Lo sguardo di Pasolini torna a osservare i suoi ragazzi di vita; la situazione non è differente, è sempre un mondo ai margini, senza possibilità di affrancarsi per chi è nato tra gli ultimi. Un libro duro e spietatamente sincero.
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