La vita fa rima con la morte

La vita fa rima con la morte

4.0

di Amos Oz


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Descrizione

È una calda sera d'estate a Tel Aviv. Seduto al tavolo degli oratori in veste d'ospite d'onore a un incontro letterario, lo scrittore ascolta e non ascolta i lunghi convenevoli, la barocca presentazione del critico di turno, la voce incerta della lettrice. Osserva il pubblico in sala e torna con la mente alle persone che ha visto poco prima in un bar - una cameriera dimessa ma con una provocante trasparenza di biancheria intima, due tizi dall'aria losca, una vecchia signora dalle gambe gonfie, un tipo malmostoso che non sembra affatto d'accordo con quel che sta dicendo l'oratore, un timido e occhialuto adolescente. Queste immagini captate, anzi rubate alla realtà diventano quasi simultaneamente delle storie. Finita la serata letteraria, lo scrittore prende a vagare per le strade quasi deserte della città e in questa specie di solitudine da vita ai suoi nuovi personaggi. Anzi, entra nelle loro vite, le invade e le trasforma. Accompagnato dai versi di un poeta ch'egli immagina al suo fianco, lo scrittore costruisce un affresco di vita e di morte pieno di sorprese.

Note sull'autore

Amos Oz è lo pseudonimo utilizzato da Amos Klausner, nato a Gerusalemme il 4 maggio del 1939. Figlio di Yehuda Arieh Klausner e Fania Mussman, i genitori erano immigrati sionisti dell'Europa Orientale. Amos Oz frequentò la scuola religiosa Tachkemoni e poi proseguì la sua formazione scolastica presso la scuola ebraica di Rehavia. La madre di Amos si suicidò quando lui aveva dodici anni. A quindici anni, in contrasto con il padre, entrò in un kibbutz, dove venne adottato dalla famiglia Huldai. Qui cambiò il suo cognome in Oz, che in ebraico significa forza. Ha svolto il servizio militare nell’esercito israeliano negli anni Cinquanta e ha partecipato alla guerra dei sei giorni e alla guerra del Kippur. Dopo il servizio militare, ha studiato Filosofia e Letteratura ebraica presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Sposato con Nily, la coppia, dopo aver lavorato nel kibbutz, nel 1986 si trasferì ad Arad a causa dell’asma di Daniel, loro figlio. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante il soggiorno nel kibbutz, mentre a esordito nella narrativa nel 1965, con la raccolta di racconti “La terra dello sciacallo”. Il suo primo romanzo, “Elsewhere, perhaps”, è stato pubblicato l’anno successivo. Autore di numerosi saggi e romanzi, Amos Oz lavora anche come giornalista e come docente di letteratura presso l’Università Ben Gurion del Negev.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)

3.0Realtà e fantasia che si intrecciano, 10-03-2012
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E' il primo libro di Oz che leggo e credo sia una libro non indicatissimo per affrontare un autore così. L'incipit è carico di premesse, folgorante quasi, ma la narrazione via - via diventa un po' confusa. Il protagonista è lo scrittore, invitato ad un incontro con il pubblico in un centro culturale, oltre alle solite domande di routine immagina la vita delle persone che incontra e ne inventa qualche parte. Queste divagazioni mentali si confondono con le situazioni reali. Carino, molto, anche se mi sembra di più un esercizio di stile che un raccontoromanzo.
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5.0La vita fa rima con la morte, 24-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Il più breve fra i romanzi di Oz, e forse quello che si fa leggere meglio di tutti. Una giornata qualunque nella vita dello scrittore.
Sta andando ad un incontro con il suo pubblico alla casa della cultura; si ferma in un locale a mangiare qualcosa e fantastica sulla cameriera che lo serve. Immagina cosa indossa sotto la gonna e immagina il suo nome e la sua vita.
Poi, una volta nella sala conferenze, mentre una donna timida e poco attraente legge con goffa emozione brani del libro dello scrittore, lui, annoiato e distratto, scruta la sala. Ai personaggi che colpiscono la sua immaginazione confeziona là per là storie, legami familiari, intenzioni, sentimenti.
L'incontro con il pubblico finisce, lo scrittore riaccompagna a casa la timida lettrice; dopo una schermaglia piena di impacci salirà a casa di lei. Non la desidera poi molto, anzi fa quasi fatica e restare concentrato, tanto che deve ancora una volta ricorrere alla fantasia per rendere più interessante la realtà. Ma è poi la fantasia stessa a tradirlo e a far naufragare irrimediabilmente l'azione amorosa.
La giornata opaca e deludente offre spunto allo scrittore per riflettere sul suo mestiere e su come lui stesso sia cambiato negli anni. Non ne esce bene. Se da giovane si riconosceva una autentica curiosità e slancio verso il prossimo, adesso gli sembra che la fantasia gli faccia da schermo nei confronti della realtà.
Il suo guardare al prossimo non arriva mai davvero ad un desiderio di contatto; gli altri sono un pretesto per storie da raccontare e il descriverli e renderli protagonisti dei suoi libri è un modo per tenerli a distanza.
Le relazioni, gli incontri, non sono un fine ma un mezzo per esercitarsi con brillantezza ma con avarizia di sé.
Come sempre leggo una grande autenticità nelle riflessioni di Oz. La severità verso sé stesso non è di maniera; è l'interrogarsi sul proprio compito nella società e sui motivi profondi che guidano i nostri rapporti con il prossimo.
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4.0La vita fa rima con la morte, 09-12-2010
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Un libro che si legge veloce, in cui si cade e da cui è difficile distogliersi. Intrecci di storie e di idee e di volti e di nomi. Breve, molto breve, un centinaio di pagine. Ma porta via lontano. Un libro godibile e rassicurante, di compagnia.
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