Vita e destino

Vita e destino

4.5

di Vasilij Grossman


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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.6 di 5 su 10 recensioni)

5.0Vita e destino, 11-08-2011, ritenuta utile da 6 utenti su 6
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Un romanzo sofferto perchè le vicende trattate sono state vissute in prima persona, Grossman racconta l'epopea del fronte russo della seconda guerra mondiale e l'assedio di Stalingrado, visti da una molteplicità di punti di vista, anche quello dei tedeschi. Un romanzo a più voci, un'epopea fatta di soli vinti, perché in guerra non ci sono vincitori, la guerra è comunque una sconfitta bruciante per l'umanità, è un mostro che trascina gli esseri viventi nel fango, che li riporta indietro di millenni nel cammino per il progresso, che li trasforma in bestie infelici senza nome né civiltà.
Stalingrado diventa il simbolo di una follia aberrante, e nazismo e stalinismo due facce gemelle della stessa medaglia; i totalitarismi, qualunque sia il loro nome o il loro colore, si fondano sulla violenza. Una violenza esasperata, infinita, diretta o subdola, una violenza fisica o psicologica, comunque violenza inumana. Si passa in un attimo dagli altari alla polvere, perché i totalitarismi vivono di delazioni, di cattiverie, di vendette, e la paura di cui si nutrono è paralizzante, incessante, sconvolgente.
Con queste basi, è chiaro che questo libro non potesse non essere inviso al regime sovietico; la tormentata storia della sua pubblicazione ne è la prova. La nomenklatura dell'URSS viene raffigurata come un esercito di esseri meschini, vili, servili, voltagabbana, pronti a tremare come una foglia al solo accenno di un rimprovero di un superiore e a rimangiarsi qualunque opinione scomoda venisse loro attribuita, vera o falsa che fosse (le famosissime "autocritiche", sovietiche o cinesi non fa differenza).
Sciovinismo, antisemitismo, oppressione, tutte le prerogative dello stalinismo gridano forte nell'epopea di Grossman. Le descrizioni delle camere a gas naziste e dei gulag russi sono atroci, inquietanti, indimenticabili. Intere famiglie, intere città vagano e annaspano ridotte alla miseria, all'accattonaggio, alla disumanizzazione da una cieca follia distruttiva e imperialista. Molti muoiono, ma anche chi scampa alla fine cruenta non vive più, si limita ad esistere. Un'esistenza penosa, terrificante, infima come quella di un topo intrappolato in una stiva, eppure sempre legata a doppio filo al desiderio di andare avanti, di tenersela stretta, quella vita misera. In mezzo a tanto dramma, in mezzo a tanta tragedia, eppure continuano ad esistere le famiglie, esiste l'amore: famiglie disgregate, fatte a pezzi dalla guerra o dalle celle della Lubjanka, vite spezzate dalle camere a gas o dai gulag, coppie allontanate dal sospetto o dalla tristezza della quotidianità.
I personaggi dell'epopea di Grossman sono tutti dei giganti, dei monumenti all'umanità e alla vita, non ce n'è uno che primeggi sugli altri. Uomini e donne con i loro sentimenti forti, non sempre giustificati ma genuini, autentici, sofferti. Persone vere, che vivono delle misere, piccole cose di ogni giorno, dell'attaccamento al lavoro, alla famiglia, all'amore; destini travagliati, inermi, abbandonati, ma che urlano alla coscienza del mondo moderno.
Un urlo che non può restare inascoltato alle nostre orecchie di lettori ed esseri umani. Vita e destino è un libro che non dovrebbe mancare in nessuna casa, che ognuno di noi dovrebbe leggere, cogliendone gli echi tolstojani; Grossman ricrea un moderno Guerra e Pace (anche se è 268; echov lo scrittore più spesso citato): Stalingrado come Borodino, i tedeschi come i russi, il Cremlino come Berchtesgaden.
Un libro che non dimenticherete mai, che nessuno dovrebbe mai dimenticare.
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5.0Vita e destino, 25-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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L'autore si richiama a classici epici come l'Odissea e Guerra e pace. Il tema di fondo è il male che si mostra attraverso aspetti diversi, sia esso la follia atroce del nazismo, la crudeltà della guerra o di un potere totalitario che pretende di agire in nome di un bene comune distante dall'uomo.
O ancora, la complicità imperdonabile di chi obbedisce per impotenza, cecità, malinteso senso di disciplina o calcolo personale.
"Non ci credo io nel bene, credo nella bontà" fa dire Grossman ad uno dei sui personaggi, Ikonnikov, che ci ricorda il principe Myskin di Dostoievskij. "la bontà senza testimoni, piccola, la bontà illogica potremmo chiamarla... E questa bontà sciocca è quanto di umano c'è nell'uomo, è ciò che lo contraddistingue".
Un libro luminoso che anche addentrandosi nel dolore celebra la vita ( "perchè la vita è più della felicità") e l'uomo.
Una scrittura ricca, partecipe, commossa.
Da non perdere, da non dimenticare
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5.0Vita e destino, 04-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Ecco, concordo con il commento precedente, questo libro è uno degli ultimi capolavori del romanzo russo. Strum non è un eroe, aveva un obiettivo nella vita e a quello ha dedicato le giornate mentre intorno a lui le purghe staliniane colpivano bravi colleghi per sostituirli con coglioni fedeli alla linea. Poi il bravo fisico non ce la fa più, non si può sacrificare la scienza alla feroce dittatura della scemenza e comincia a parlare, comincia a rispondere a muso duro, a testa alta. Sa cosa rischia, sa a cosa va incontro, anche quando il nemico è l'orgoglio, anche quando al telefono c'è il capo in persona.
Perché lo fa? Perchè ad un certo punto decide di mollare la straordinaria macchina per cui ha lavorato così tenacemente? Per amor proprio? Per quelle passeggiate nel parco deserto con una donna che non sarà mai la sua donna?
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5.0Vita e destino, 14-05-2011
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Forse l'ultimo vero grande capolavoro prodotto dalla scuola russa. Un'incantevole architettura sinfonica sorregge l'intera opera. Il passaggio dall'epica alla storia evenemenziale è sempre felicemente orchestrata. Le riflessioni filosofico-politiche non eludono tutta la complessità della contingenza storica. Troppo frettolosamente Grossman è stato associato alla semplicistica teoria del doppio Totalitarismo (già avversata da Levi, Mosse, Hobsbawm, Segre ecc.), vera e propria "notte in cui tutte le vacche sono nere" secondo la dizione del noto oftalmologo G. W. F. Hegel. Grossman sottolinea spesso lo scarto tra l'Urss della prima generazione rivoluzionaria e la progressiva termidoriana burocratizzazione, tra il fervore e l'audacia dei primi anni e la paralisi poliziesca del regime staliniano. Non confonde l'eterogenesi dei fini del comunismo con il programma antisemita organico e di colonizzazione dell'est europeo del Reich Millenario. Ma la qualità immensa dell'opera rimane in primo luogo quella letteraria.
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5.0Vita e destino, 12-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Ce ne sono pochi di capolavori, che bisogna leggerli e rileggerli, affinché sia possibile che queste parole restino, non vengano risucchiate nell'oblio che rende tutto uguale, tutto vago, tutto simile.
Trum non è un eroe, aveva un obiettivo nella vita e a quello ha dedicato le giornate mentre intorno a lui le purghe staliniane colpivano bravi colleghi per sostituirli con coglioni fedeli alla linea. Poi il bravo fisico non ce la fa più, non si può sacrificare la scienza alla feroce dittatura della scemenza e comincia a parlare, comincia a rispondere a muso duro, a testa alta. Sa cosa rischia, sa a cosa va incontro, anche quando il nemico è l'orgoglio, anche quando al telefono c'è il capo in persona.
Perché lo fa? Perchè ad un certo punto decide di mollare la straordinaria macchina per cui ha lavorato così tenacemente? Per amor proprio? Per quelle passeggiate nel parco deserto con una donna che non sarà mai la sua donna?
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5.0Un grande, grandissimo romanzo., 20-12-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un libro che, credo, vada certamente letto. Si tratta di un romanzo impegnativo e di non immediata comprensione, soprattutto per l'avvicendarsi di tanti personaggi e per le storie parallele che si accavallano, ma è un lavoro di grande spessore e passionalità, assolutamente coinvolgente, un punto fermo nella letteratura del '900. E' anche un libro fondamentale per capire, dall'interno, molte delle vicende che hanno sconvolto il secolo scorso.
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5.0Vita e destino, 29-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Nelle intenzioni dell'autore doveva essere "guerra e pace" del '900 e secondo me ci è riuscito. Entrambi i romanzi hanno parti in cui gli autori commentano quanto accade con il proprio giudizio morale, politico e storico, ma la parte più valida secondo me sono quei piccoli quadretti che descrivono bene i comportamenti della gente di fronte ai problemi di ogni giorno. Già nel modo in cui descivono quei comportamenti si capiscono i loro giudizi che in qualche modo sono un di più. Nazismo=comunismo? Si e no. Secondo l'autore il nazismo è "viziato" sin dalla nascita, nella storia diviene ciò che voleva essere, realizza ciò per cui è nato. Il comunismo no. In un certo senso è nato con certi principi e lo stalinismo lo ha mutato in "corso d'opera". (anche la fine dei due regimi per la verità è stata diversa, ma questo l'autore non poteva saperlo). Su una cosa però ci dice che sono uguali, e cioè nei meccanismi psicologici che muovono le azioni e i pensieri delle persone di fronte a determinate realtà. In certe scelte scattano emozioni e sentimenti che ti "obbligano" a comportarti in modi uguali, salvo rare eccezioni. La grande umanità dello scrittore che ha comprensione anche per i "cattivi" ci dice che non esiste il male assoluto, quel che è successo può accadere di nuovo, date certe condizioni storiche.
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5.0capolavoro assoluto del '900, 22-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ci sono pochi romanzi in grado di rappresentare in modo vivido e palpitante un'epoca,una società, un sentire collettivo, la storia di un paese. Grossman c'è riuscito pienamente. Si può discutere se si possa porre allo stesso livello dei grandi romanzi russi dell'ottocento o meno ma, visti i termini di paragone, direi che siamo su altissimi livelli.
Un consiglio: prendete brevi appunti sui nomi dei personaggi e i luoghi della narrazione, renderà più agevole la lettura
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5.0Vita e destino, 06-10-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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E’ uno dei piu’ grandi romanzi del novecento, riconosciuto ormai come un capolavoro. E’ un romanzo che ha gia’ passato tanti guai, la cui stessa storia e’ gia’ un romanzo.Grossman era un ing. chimico, reporter di guerra, ebreo, comunista sovietico convinto almeno da giovane, abile nel sopravvivere ai margini della nomenklatura staliniana.
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1.0Quando il testo non sempre coinvolge, 08-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 12
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Una lunga storia di un grande scrittore senza un filo conduttore forte. Non coinvolge. Tante storie, tanti personaggi, tante figure umane , storie di sofferenze e di crudelta' umane ai tempi dei lager e della Grande Russia .. ma perche'???? Non capisco perche' l'autore abbia scritto di tale testo .."ho appena finito di scrivere un grande romanzo..". A me non ha coninvolto e travolto per niente.
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