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La vita davanti a sé

La vita davanti a sé

4.0

di Romain Gary


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Descrizione

Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

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Recensioni degli utenti


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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 15 recensioni)


4.0La vita davanti a sè, 29-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. De vivo - leggi tutte le sue recensioni

Mi è piaciuto moltissimo questo rapporto di mutuo soccorso tra i due protagonisti. Necessari l'uno all'altra in una vita tutta in salita. E mi piace moltissimo l'idea di maternità slegata da vincoli di sangue. Perché di fatto questo ha trasmesso la donna: autentico amore materno, sebbene fuori da qualunque schema riconosciuto. Consigliato!

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4.0Buona lettura, 15-09-2011
di N. Suatti - leggi tutte le sue recensioni

Un romanzo che parla della vita, l'emozione di diventare grandi e crescere fino alla fine, il protagonista è un ragazzino, e la storia non poteva che essere schietta, a volte cruda nella sua realtà. E' proprio il candore nel raccontare la vita che affascina chi legge, in un romanzo dive i personaggi sono ben definiti e descritti, con un finale bellissimo, triste e allo stesso tempo sorrendente.

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4.0La vita davanti a sé, 11-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di B. Ballo - leggi tutte le sue recensioni

Curioso questo romanzo, mi sembrava di rileggere un Pennac in chiave drammatica, mi sembrava di rivivere la coloratissima, multietnica, caotica e surreale Belleville e di risentire le voci di bambini cresciuti rapidamente e dotati di una saggezza e una crudezza disarmanti. In realtà, il libro di Gary è anteriore di una quindicina d'anni abbondanti all'esordio del ciclo Malaussène, quindi se qualcuno deve rivendicare l'originalità del soggetto, a poterlo fare sarà proprio il romanzo dello stravagante scrittore francese nato in Lituania.
L'anziana e ormai macchiettistica Madame Rosa, ex prostituta che gestisce una sorta di alloggio per bambini figli di "colleghe", il piccolo Momo (Mohammed) , figlio putativo prediletto della donna, il trans di colore ed ex pugile Madame Lola, il signor Hamil, saggio e un po' svanito arabo cieco in jellaba, il dottor Katz e tutti gli altri personaggi di contorno, accavallano le loro esistenze in un palazzo a sei piani senza ascensore e nelle sue immediate vicinanze, in una grande, unica mescolanza senza pregiudizi di razza, religione o censo. Bianchi e neri, arabi ed ebrei, fianco a fianco in una sorta di scaramuccia più verbale che reale, condividono usanze, preghiere, riti mentre le prostitute svolgono un mestiere come un altro e lavorano insieme a bottegai, medici, piccoli delinquenti.
Tutto è narrato dal piccolo Momo, con candore e disincanto assieme, ed è una storia di grande affetto, di infanzia e vecchiaia, di eutanasia ed accanimento terapeutico, di legami che oltrepassano la razionalità e dell'ingiustizia che governa il nostro mondo. La voce di Momo è una voce un po' ruffiana, cinica e spesso spietata, di chi non si è ancora distaccato dall'infanzia eppure sa già cosa significhi essere adulti.
Nonostante tutte queste premesse, questo libro non mi ha particolarmente commossa (e sì che sono una che normalmente si scioglie in lacrime); mi sembra fin troppo facile smuovere gli animi raccontando di bambini abbandonati e cresciuti troppo in fretta, la letteratura ne è piena e Momo non sfigura accanto a Gavroche e al monello chapliniano. Il romanzo è scivolato via, leggero, esile, in certe pagine con una sfumatura posticcia, un po' forzata, gigionesca, ben scritto ma non in modo travolgente. Sempre meglio di Pennac, comunque.


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4.0La vita davanti a sé, 08-08-2011
di L. Poletti - leggi tutte le sue recensioni

Romanzo di denuncia sociale, per una situazione che ancora oggi stenta a risolversi, è la storia di un bambino arabo abbandonato e di una prostituta ebrea, anziana e malata; vivono in una banlieu parigina, circondati da personaggi balordi ma di forte umanità. Mohammed e Madame Rosa sono legati da un singolare amore, vivo e profondo. Una storia raccontata in prima persona da Momò'con un linguaggio semplice: un gergo' spontaneo, ma mai eccessivo. Romain Gary ha poi saputo usare, con straordinaria capacità, una ironia misurata di dolcezza amara, che stupisce e commuove.

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4.0La vita davanti a sé, 31-07-2011
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

Il protagonista di questa storia, peraltro è il romanzo più famoso di Romain Gary. Il racconto in prima persona, a metà tra il diario e lo sfogo, ha un taglio umoristico ma non superficiale, o meglio, sembra trattare le storie con un distaccato umorismo quasi cinico. In realtà si parla di solitudine e marginalità. Momò è sotto la tutela di una prostitua, Madame Rosa, che accudisce i "figli di puttana" abbandonati, sovvenzionata dallo stato. Potrebbe sembrare una storia di sfruttamento e, invece, si tratta di un rapporto di amore e dipendenza, delineato come un legame affettivo profondo nella infinita solitudine di due disperazioni che s'incontrano. Il romanzo alterna momenti esilaranti e grotteschi, a profonde verità sulla vita fino a momenti struggenti, come la narrazione delle ultime ore di Madam Rosa e i disperati tentativi di Momò di occuparsene, rispettando le sue volontà. Momò è un ragazzino adulto e disincantato, capace di manipolare gli adulti e di osservarli con lucidità, ma è anche ingenuo e innocente. All'interno della narrazione si sviluppano scene drammatiche dal taglio cinematografico, trattate con leggerezza e sdrammatizzate fino, quasi, a creare spaesamento nel lettore. Un romanzo da non

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4.0La vita davanti a sé, 25-07-2011
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

La quarta di copertina lo dipingeva come un libro classico, è non posso non dargli ragione. Questo, infatti, E' un libro contro l'ordine costituito dei sentimenti. Contro ogni possibilità di creare consolatorie categorie del pensiero. Contro l'armonia, persino? No. Contro l'armonia no. Ma questa è fatta di una materia amara, plasmata a mani nude e intrisa di salsedine, e fiele, e lacrime.

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4.0Un libro triste e poetico, 23-07-2011
di D. Angelini - leggi tutte le sue recensioni

Momo è un ragazzino arabo che vive in una modesta casa della banlieu di Belleville.
Madame Rosa è la vecchia prostituta ebrea che a un certo punto decide di prendersi cura di lui e di altri bimbi abbandonati da mamme prostitute. In un libro triste e lirico, una storia che parla di amore materno e insegnamenti di vita non convenzionali, ma densi di umanità. Da leggere, anche per apprezzare lo stile unico dell'autore, crudo e poetico al tempo stesso.


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5.0Umàmma, 15-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di F. Ferraro - leggi tutte le sue recensioni

Mamma mia che doloroso che è Gary!
Ma un dolore estremamente bello, che ti avvolge e ti circonda e non ti molla una volta finito il libro. No no continua a farti compagnia per molto tempo.
Si parla di un figlio di puttana, in senso letterale, che cresce in una casa scalcagnata insieme ad altri figli di puttana come lui, curati da una puttana in pensione. Il bimbo cresce in fretta e si affaccia alla vita e scopre l'amore, quello vero.
Signori leggetelo o ve ne pentirete


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5.0Momò, 10-05-2011
di I. De stasi - leggi tutte le sue recensioni

Meraviglioso romanzo del francese Romain Gary. Solo dopo la sua morte si scoprì la paternità di questo suo libro in quanto lo firmò con lo pseudonimo di Emile Ajar.
La vita del piccolo Momò ti cattura fin dalle prime parole, parole dolci e teneramente ingenue di un ragazzino orfano innamorato della vita nonostante le condizioni a cui è costretto. La sua vita si intreccia, fortunatamente, con quella di Madame Rosa, un'anziana prostituta di origini ebraiche in una Francia multietnica.


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4.0La vita davanti a sé, 25-02-2011
di E. Treccani - leggi tutte le sue recensioni

Conoscendone la fama, non si poteva non rimanere stupiti dalla sua ultima opera. Sono al terzo libro di questo autore assai complesso (Roman Kacew alias Emile Ajar) di cui non dirò altro avendone già scritto in occasione delle recensioni di "L'angoscia di re Salomone" (30 maggio 2010) e di "Mio caro pitone" (27 giugno 2010).
"La vita davanti a sé" è un libro bello ma non me la sento di aggiungermi al coro di quanti lo considerano un capolavoro. E neppure a quelli che lo definiscono falso e forzatamente commovente. Il romanzo, con cui Gary, anzi Ajar, vinse il premio Goncourt nel 1975, narra le vicende di Momo (Mohamed), ragazzo arabo nella banlieue di Belleville, figlio di nessuno anzi figlio di puttana come tutti gli altri bambini depositati dalle loro mamme prostitute nella casa di una vecchia collega ebrea, Madame Rosa, che li accudisce con una cura che va ben al di là del mensile che riceve da ognuna di loro. La donna nutre un affetto speciale per Momo che non l'abbandonerà neppure quando la sua salute declinerà verso l'inevitabile fine.


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