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La vita accanto

La vita accanto

di Mariapia Veladiano

4.0

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 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Secondo classificato Premio Strega 2011. Rebecca è nata irreparabilmente brutta. Sua madre l'ha rifiutata dopo il parto, suo padre è un inetto. A prendersi cura di lei, la zia Erminia, il cui affetto però nasconde qualcosa di terribile, e la tata Maddalena, affettuosa e piangente. Ma Rebecca ha mani bellissime e talento per il piano. Grazie all'anziana signora De Lellis, Rebecca recupera un rapporto con la complessa figura della madre, scoprendo i meccanismi perversi della sua famiglia. E nella musica trova un suo modo singolare di riscatto, una vita forse possibile. La Veladiano racconta senza sconti l'ipocrisia, l'intolleranza, la crudeltà della natura, la prevaricazione degli uomini sulle donne, l'incapacità di accettare e di accettarsi, la potenza delle passioni e del talento.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 9 recensioni)

3.0Una fiaba moderna? , 06-05-2013
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Potrebbe essere la moderna rivisitazione di una fiaba. Inizia, il romanzo, immediatamente identificando l'argomento della trama nel particolare handicap della protagonista, nata con una bruttezza che l'autrice stessa definisce "mostruosa", senza peraltro spingersi oltre nella descrizione fisica del personaggio, che narra in prima persona. Poi, povera ragazza, ci si accorge, che non bastando quello che le è capitato, anche la situazione familiare e delle persone che la circondano è un insieme di criticità al limite del credibile, tanto da spostare il baricentro della trama del romanzo dal caso personale di Rebecca a quello di una famiglia e degli elementi che ad essa fanno capo, con le loro incapacità di rapportarsi l'un l'altro e con il mondo di provincia in cui si svolge il racconto, quando loro che sono "normali" e anzi, in genere più del normale belli e bravi, difficoltà non dovrebbero averne. Alla fine un eccesso di forzature, accettabili solo per la estrema grazia con cui il tutto è sommessamente narrato. Anche il finale non è del tutto adeguato.
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4.0Originale, 30-10-2011
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E' una storia commovente, bella e originale. La vita che ti passa accanto senza viverla, capita a tutti, magari per brevi periodi, senza essere brutti ma sentendoci brutti. La depressione della mamma e il rapporto della figlia con lei è l'aspetto che lascia interdetti, e con una gran voglia di intervenire, di abbracciare queste due vite, lasciate a se stesse.
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3.0Viviamoci accanto., 02-09-2011
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Letto sotto consiglio di mia mamma, l'ho trovato un libro molto carino, letto tutto d'un fiato con una trama commovente e coinvolgente. Una lettura piacevole per una storia particolare che suscita nel lettore una consapevolezza e una visione delle cose diversa, almeno per qualche giorno. Questo è il mio pensiero e lo consiglierei a tante donne e magari anche a qualche uomo!
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5.0Luci nel buio, 17-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un libro bellissimo che si legge d'un fiato e che lascia senza fiato. La storia di Rebecca, nata con una malformazione e per questo rifiutata anche dalla madre fin dalla nascita, è la storia di come anche nel buio più assoluto una piccola luce può salvare. Le luci di Rebecca sono Lucilla, bellissimo personaggio, e Maddalena, la tata piangente che a sua volta esce dal buio della sua vita grazie a Rebecca. L'autrice sa rendere tutto questo grazie a brevi ma incisivi dialoghi, descrizioni appena accennate, immagini fugaci, senza indugiare in inutili dettagli morbosi. Davvero complimenti alla giovane autrice e anche a Einaudi che sa sempre proporre nuovi autori, sicuramente non da bestseller, ma che arricchiscono la nostra letteratura.
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4.0Originale nella sua semplicità, 07-08-2011
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Il romanzo di esordio di Mariapia Valediano è l'ultima variazione editoriale sul luogo comune della ragazza triste per la sua rara bruttezza: il risvolto brutto della medaglia che sull'altra faccia mostra virtù straordinarie. Rebecca, la protagonista del breve romanzo, è una ragazza veramente brutta che riscatta la propria condizione fisica attraverso un prodigioso talento musicale. In realtà la storia di Rebecca è solo il pretesto usato dall'autrice per raccontare la storia di una famiglia percorsa da molti segreti.
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3.0La vita accanto, 31-07-2011
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Già dal titolo "la vita accanto" si intuisce il destino della protagonista (nata con una deformità) la cui bruttezza e la stessa famiglia ne impediscono una vita completamente vissuta ma solo captata da lontano. Soltanto il suo talento per la musica potrà essere la chiave di riscatto. Da ogni pagina, grazie anche alla scrittura semplice dell'autore si riesce ad intuire la disperazione, la solitudine e il disagio di vivere dalla protagonista in una società dove bruttezza equivale a emarginazione.
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4.0La vita accanto, 24-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Sull'onda dell'emotività e di alcune recensioni favorevoli lo acquistai subito appena uscito. Avrei preferito però una protagonista non così estremamente assolutamente esemplarmente brutta, ma che in termini più realistici la Veladiano scegliesse una donna che lo fosse in misura banale e mediocre, come la vita condanna ad essere.
L'autrice ha scritto una parabola sulla bruttezza, una storia didascalica in una Vicenza rarefatta e metafisica, una città inospitale dedita all'ostracismo meschino della chiacchiera.
Lo sguardo della Veladiano è quello di un'insegnante: non lesina sulla responsabilità degli educatori nella formazione del sentire sociale, in positivo per la protagonista alle elementari, in negativo durante gli anni alle medie di contrà Riale.
Non è indulgente neppure per quanto riguarda il ruolo della famiglia: quella di Rebecca è latitante, non sa occuparsi della bambina, ha distolto lo sguardo e, così facendo, le ha negato il diritto di essere una persona. C'è una leggenda a Vicenza che ben si attaglia all'argomento: sulle pendici di Monte Berico, in una villa detta "ai nani", viveva reclusa la figlia del nobile proprietario. Era nana e il padre, per non farle patire l'infelice condizione, la circondò di servitori nani anch'essi. Finché un giorno non scoprì, affacciandosi al muro di cinta, che nella realtà non tutti erano così e si uccise. I servitori divennero le statue di pietra che ornano la sommità della recinzione.
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5.0Storia di una bruttezza, 06-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 4
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Il mondo del bello e il rifiuto del brutto. Veramente appassionante questa storia della Veldaiano. La storia di una "bruttezza", di un marchio per la protagonista Rebecca come lo puo' essere oggi per molte donne in questo mondo basato tutto sulle apparenze... Per quanto se ne dica la bellezza continua ad essere il fattore trainante del gudizio di oggi. La Veladiano racconta senza sconti l'ipocrisia, l'intolleranza, la crudeltà dei preconcetti, l'incapacità di accettare e di accettarsi, ma anche la potenza delle passioni e del talento come quello per la musica.
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4.0Originale, 10-03-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Originale questo romanzo che parte in modo assurdo con la storia di una "bruttezza" esagerata (come se la Bellezza fosse tutto nella vita!) e poco credibile e poi man mano acquista peso e vigore. Certo, la storia della bimba tanto brutta sin da appena nata che suscita ribrezzo e tutti fuggono è un molto fantasiosa!! Ma alla fine la storia si redime... Ma non ve la racconto. Leggetelo!
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