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La vista da Castle Rock

La vista da Castle Rock

di Alice Munro

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Traduttore: Basso S.
  • Data di Pubblicazione: novembre 2007
  • EAN: 9788806175955
  • ISBN: 8806175955
  • Pagine: 308
  • Formato: rilegato
La prima parte del volume è dedicata alle vicende di un ramo della famiglla di Alice Munro, i Laidlaw, a partire dai primi anni del Settecento. I suoi antenati vivevano nella Ettrick Valley, nelle Lowlands scozzesi, immersi in un'atmosfera che scolora nella leggenda folklorica, tra prove d'ardimento e incontri con fantasmi e folletti. Fino a quando la famiglia si imbarca verso il sospirato Nuovo Mondo. Il microcosmo della nave diventa per ognuno il segno di un irreversibile mutamento. Quando una delle protagoniste, rimasta vedova, affronta insieme ai suoi cinque bambini il viaggio su un carro trainato dai buoi per trasferirsi dall'Illinois in Ontario, il figlio maggiore inscena il rapimento del più piccolo per far fare dietro front alla famiglia, ma il piano viene sventato. Nel racconto seguente compare il padre dell'autrice: agricoltore, cacciatore, allevatore di volpi e guardiano notturno in una fonderia. In seguito compare Alice scolara; è la volta poi di una precoce esperienza sentimentale sotto i rami di un melo in fiore e di quella come donna di servizio presso una lussuosa villa. Nel racconto "A casa", la scrittrice ormai affermata torna a trovare il padre da poco risposatosi; altrove un'Alice sessantenne vaga nei cimiteri di campagna insieme al secondo marito, è in attesa di una biopsia per un sospetto tumore al seno, per fortuna un falso allarme. L'epilogo chiude il cerchio con una visita in IIIinois alla ricerca della tomba del bis-bisnonno William Lainlaw.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 5 recensioni)

4.0La vista da Castle Rock, 26-09-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Solito stile brillante della Munro con sprazzi intimistici legati alla narrazione delle sue vicende familiari. Tutta la prima parte è dedicato a un ramo i Laidlaw della sua famiglia e dunque è memorialistica familiare. Nel secondo è la stessa scrittrice ad essere al centro della trama narrativa, configurandosi così i racconti in senso autobiografico.
Personalmente l'ho affrontato con un po' di iniziale diffidenza e non so nemmeno il perché. Ma nel giro di poche pagine sono stato rapito dalla narrazione. Fedele al suo stile fatto di un mosaico che si compone sotto i nostri occhi la Munro si cala e ci fa calare nella campagna più povera della Scozia di fine Settecento, da dove partono i suoi antenati. Sulla base di esili informazioni il testo inventa i caratteri e i rapporti come solo un grande scrittore sa fare. Si pensi alla cronaca della traversata dove c'è addirittura la mimesi del diario di un ragazzino. Le stesse capacità si mantengono nel seguito del tempo: la Munro è sempre in presa diretta, quando un antenato comincia a scavare la terra per costruirsi la casa e i lavori avanzano lentamente, stagione dopo stagione o quando suo padre dà la caccia alle volpi, delle quali diventa un allevatore, insomma sempre la pagina mantiene la stessa capacità di osservazione, minuziosa senza mai essere pedante o troppo letteraria.
Lo stesso dicasi delle memorie più autobiografiche, prive di indulgenza retrospettiva, anzi il suo personaggio di bambina e poi ragazza non gode di alcuno sconto da parte del narratore, consentendoci fra l'altro di comprendere la radice di tante altre storie e tanti altri personaggi. Una sola osservazione: c'è una durezza nel mondo contadino dal quale l'autrice proviene che non ha mai dimenticato e che spiega il suo inesorabile taglio semantico.
Insomma per farla breve una lettura di altissimo livello con pagine di grande narrativa ma da consigliarsi a chi già conosce l'opera della Munro ed è disposto ad ascoltare una voce che pur senza mai gridare ha una forza e un pathos inesorabili.
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4.0Un bel panorama., 20-04-2011
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Grande prosa scorrevole, tante piccole storie ottimamente disegnate ma continuamente ritoccate ed arricchite dalla insaziabilità dell'estro e dei ricordi, sovrapposte o contigue ad arte come tessere di un puzzle, a comporre la storia di una persona e dei suoi perché. E' un panorama, come suggerisce il titolo. Quasi un libro fotografico, tanti quadri autonomi con didascalie discorsive, limpide descrizioni di ambienti fisici e psicologici, istantanee ove lo scorrere del tempo può essere ignorato oppure ricostruito a piacere dall'osservatore a seconda delle proprie esigenze interiori. Nulla di personale verrebbe da dire: ammiri la forza del salmone che risale le rapide, trepidi con lui se vedi l'orso in agguato, ma poi tutto finisce lì e non ha senso accanirsi a chiedersi come è cominciata e come sia andata a finire quella singola vicenda. Infatti non c'è mai proprio nulla di nuovo da scoprire nella vita, perché a pensarci bene tutto già nasce storia perfetta in sé, ma finisce di esserlo proprio nel momento stesso in cui ci affanniamo a risalirne od allargarne i tempi e i perché, quasi a nobilitarne le vicende. Ansie che non si trovano in questo bel libro, che pure è di memorie personali, ed ecco perché dico che mi è tranquillamente piaciuto, e basta.
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4.0Vita e letteratura, 09-02-2011
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Alice Munro in questo romanzo-autobiografia ci svela le radici della sua narrativa, ci svela come tutti i suoi romanzi non siano altro che un continuo rielaborare le sue esperienze personali. La Munro racconta la propria infanzia e adolescenza con disarmante sincerità senza nascondere gli aspetti meno poetici e dolorosi. E questo fa riflettere su come la (vera) letteratura renda uniche e meritevoli anche le esperienze più semplici e umili.
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4.0Raffinato, 04-12-2010
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Frammenti della memoria, ricerca e rielaborazione del proprio passato. Questi i nodi centrali di La vista da Castle Rock, bella raccolta di racconti nel quale la Munro, con la sua consueta raffinatezza, mescola sapientemente parti di vita vissuta a tocchi di invenzione letteraria. Il racconto "Lo sport" è quello che ho preferito.
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4.0singolare, 29-09-2010
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Con “La vista da Castle Rock” Alice Munro ci consegna un’opera alquanto singolare: una serie di racconti legati tra loro da un fil rouge che li rende quasi un romanzo e, dal punto di vista tematico, una storia familiare che si evolve in memoir. La Munro scava implacabile nel materiale a sua disposizione, lo amalgama con innata perizia e lo popola di personaggi reali e palpitanti, per i quali reinventa stralci di vissuto, dialoghi e stati d’animo laddove la sua fantasia deve intervenire per colmare i vuoti lasciati dallo scorrere del tempo e dall’assenza di testimonianze esaustive. Il ritmo narrativo è, al solito, piano e privo di scosse, ma mai banale o prevedibile: vi si intuiscono infatti una tensione creativa sempre feconda, una acutissima sensibilità al particolare e a tutto ciò che è più propriamente ‘umano’ e la magia dell’invenzione letteraria più munifica e fulgente.
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