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Il vino della solitudine
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In sintesiUna volta bevuto, “Il vino della solitudine” ha un sapore diverso per ogni persona. Ma chiunque sarebbe in grado di riconoscerlo, tra i molti vini possibili. Il romanzo di Irène Némirovsky, questo vino cerca di farcelo assaggiare direttamente dal suo bicchiere, facendoci ubriacare con il suo linguaggio perfetto e profondo come un buco nero, emozionante come una storia che non dimenticheremo perché abbiamo vissuto, in altri modi e altre epoche, anche noi. Crudele come la fuga e dolce come l’amore. In questo libro, la protagonista Hélène è una bambina che assomiglia tantissimo alla stessa Irène Némirovsky. Questa bambina è figlia di un’agiata famiglia borghese , che dovrebbe avere quasi tutto ciò che serve per essere felici, e forse ce l’ha, ma non lo trova. L’amore di una madre attenta è una delle cose che mancano. L’amore di una madre distratta, c’è, ma è una forma d’amore che non va bene alla protagonista, che pretende di più di una madre che a pranzo sfoglia riviste parigine di moda, e le parla solo per riprenderla per come è seduta, gobba, sconveniente e poco composta. Ché si deve vestire bene e apparire bene sempre. Con una madre così bella, non si può farle fare brutta figura comportandosi male, né farle perdere tempo con stupide e inutili sciocchezze da bambina. Ci sono cose più importanti da imparare persino nelle riviste di moda francesi, appunto. Piuttosto, il giovane amante è un’ottima e piacevole perdita di tempo per una madre così bella e frivola. Sicuramente più divertente di una figlia noiosa e pesante, difficile da amare e che non sta al gioco. Per fortuna la governante è l’esatto opposto della madre, ed è l’unico appiglio di Hélène nell’aridità d’amore in cui vive, in cui le emozioni e le attenzioni materne, non solo non sono più contemplate, ma perdono di qualsiasi attrattiva anche per la figlia stessa. Costretta dalle buone maniere e dal buon costume a baciarne le guance, trattenendo a stento la potente voglia di morsicarle, graffiarle, farle sanguinare, come punizione da farle scontare per non saperla amare, per trattarla male, e per farla stare sempre peggio. Sempre più sola. Ma “Il Vino Della Solitudine”, di una sempre eccezionale scrittrice come Irène Némirovsky, ci racconta che da grandi, la solitudine può essere una salvezza reale e pratica, per distanziarsi dagli atteggiamenti materni che si sono sempre odiati e che sembra prendano piede inconsciamente con il passare degli anni, anche in Hélène. Figlia come tutte.
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