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La versione di Barney

La versione di Barney

di Mordecai Richler


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Descrizione

Approdato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 39 recensioni)


5.0La versione di Barney, 09-02-2012
di M. Villa - leggi tutte le sue recensioni

«Un libro con un inizio un po' lento che si trasforma in travolgente lettura. Barney è un personaggio che vive di estremi, totalmente scorretto, innamorato, indifferente, solitario, bastian contrario, pedante. Alcuni colpi di scena danna al romanzo quel qualcosa in più per essere considerato una grande storia da leggere assolutamente.»

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2.0Insulso, 11-01-2012
di M. Ambasso - leggi tutte le sue recensioni

«E' la parola giusta. Dopo aver letto quattrocento e passa di un personaggio che pare uscito dritto dritto dalla penna di uno sceneggiatore cinematografico di quart'ordine. Il romanzo è tutto un ammiccare al lettore, a renderlo falsamente partecipe delle squallide vicende vissute in prima persona dal protagonista-scrittore (eh già, pare sia anche biografico! ) . Sconsigliato.»

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3.0La versione di Barney, 11-08-2011
di B. Ballo - leggi tutte le sue recensioni

«Richler mi è sempre sembrato una sorta di clone di Roth, come lui ebreo americano, non posso dire che non mi sia piaciuta, l'autobiografia romanzata di Mordecai (anche se lui negava). In effetti il libro era stato fatto diventare l'icona del politicamente scorretto, di tutto quello che si pensa e non si dice. Ma se si riesce a tornare alla pagina, dopo aver personalmente mitigato la delusione di pensare di trovarmi davanti ad un "vecchio Holden", esce fuori la descrizione di una persona che non riesce ad essere sincero con la vita, e tanto meno con sé stesso. E che vorrebbe, vorrebbe, ma alla fine ricade sempre sui propri errori, senza sembrare di comprenderne i meccanismi. In fondo, tuttavia, sono contento di averlo letto adesso e non dieci anni fa.
"Non credo di averglielo mai detto, ma avrei potuto passare la vita a guardarla"
»

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4.0La versione di Barney, 04-08-2011
di F. Villo - leggi tutte le sue recensioni

«Ci son così tante avventure, così tante passioni, così tante idiosincrasie in questo romanzo, Barney e' senz'altro il personaggio letterario che più di ogni altro mi e' rimasto in memoria nell'ultimo decennio e la visione del film e' servita per decidermi a rileggere questo masterpiece: una delle scelte più felici delle ultime settimane. Qualcuno una volta mi disse che la vita si divide in 'prima e dopo' aver letto l'Ivan I' lic di Tolstoj: pur non sconfessando l'affermazione, sono propenso ad un cambio di libro. Con questo la lettura tonifica, stupisce, solleva e rinfranca. Come una camminata sul crinale di una esistenza, con la vista meravigliosa delle bellezze a valle e lo scorcio tremendo ma inevitabile della guglia di roccia la' in cima. »

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5.0La versione di Barney, 27-07-2011
di C. De iverme - leggi tutte le sue recensioni

«Satirico, scorretto, sempre travolto da mille più guai, cacciatosi in mille più avventure: ecco chi è Barney. Un'esplosione di situazioni esilaranti che mi hanno fatto ridere, sorridere, scuotere la testa con divertita rassegnazione e infine commuovere, grazie a un finale macchiato d'amaro e velato di malinconia. La voce narrante è quella di Barney Panofsky, uno dei personaggi più rocamboleschi che incontrerete nei vostri romanzi: un rissoso ubriacone dannaiolo, dalla lingua biforcuta e dalla passione per il cinema, bugiardo, grottesco, profondamente instabile, in fondo dall'animo buono. Barney si prende il cuore in mano e ci racconta la storia della sua vita, una vita che definisce a più riprese "dissipata": dalla giovinezza nel quartire ebraico di Montreal alla Parigi degli anni '50 in cerca di idee e di fortuna, sino al ritorno in Canada e alla fondazione di una casa cinematografica il cui titolo, Totally Unnecessary Productions, è tutto un programma. E, in mezzo c'è proprio di tutto: le risse con gli amici, l'amore per l'hockey, un accusa di omicidio (ma è davvero colpevole? Starà al lettore deciderlo) e la relazione con le tre donne della sua vita, che coincidono con tre fasi precise della sua stessa esistenza. Barney è un personaggio molto "personaggio", in senso metaforico: un tipo tosto e senza peli sulla lingua, un tipo che apparentemente sa il fatto suo ma poi finisce per perdere ciò che ha di più caro, un tipo senza costanza e apparentemente senza morale. E, nel momento in cui decide di raccontarsi, anche un tipo senza memoria. La storia della sua vita, infarcita da continue digressioni, salti nel tempo, domande che lo stesso narratore si pone (e alle quali il figlio Michael, a posteriori, quando raccoglie il suo manoscritto, cerca di dare risposta nelle note) sembra di primo impatto senza filo logico e temporale... E tuttavia la si segue senza difficoltà, provando sintonia e compassione per questo personaggio così strambo e colorito. Sul finale le corde di violino che hanno suonato una melodia giocosa paiono stridere un po' , presentandoci delle note malinconiche... Note che ci fanno riflettere su una tematica triste e scottante, spesso purtroppo vicina a noi e ai nostri cari, ma che nulla tolgono alla complessiva atmosfera brillante di questo romanzo. Addio Barney, indimenticabile canaglia! »

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1.0La versione di Barney, 12-07-2011
di M. Rossi - leggi tutte le sue recensioni

«Orribile, non posso e non voglio capire come ha potuto avere tanto successo. Vuole essere un esempio di umorismo Yiddish? (ma Woody Allen è un'altra cosa). Si propone come una raccolta di paradossi tenuta assieme da una trama singhiozzante? Oppure una sequela di bevute e ubriacature nei bistrot di Parigi e nei bar di Montreal del protagonista alle prese con le sue tre mogli, gli scombiccherati figlioli e le innumerevoli figurine di contorno. Un assoluto pasticcio che non mi spiega il successo del libro se non - forse - come lettura sotto l'ombrellone. Si termina di leggerlo senza rimpianto, ma esclamando le stesse parole che lo concludono e che, per pudore e per non guastare la sorpresa al lettore che avrà la costanza di arrivare alla fine, non starò qui a citare.»

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4.0La versione di Barney, 11-07-2011
di S. Faccimma - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro ha fatto telmente tanto parlare di sè che non ho potuto fare a meno di leggerlo. Devo dire che non sono rimasto deluso. Il libro parte in maniera un po' confusionaria e francamente non esageratamente scorrevole; tutti quei flashback provocano (almeno a me l'hanno provocato) un certo disorientamento nel lettore. Man mano invece che la lettura procede il libro acquista spessore, leggibilità fino ad arrivare alla bellissima conclusione, di un lirismo che raramente si incontra nei libri contemporanei. Devo dire che dopo aver finito il libro ho rivalutato anche molte delle parti che ad una prima lettura non ero riuscito ad apprezzare a pieno, ma che viste nella prospettiva globale del libro acquistano senso e significato. Il personaggio del protagonista, Barney Panofsky, è una figura di cui non ci si può innamorare; sicuramente politicamente molto scorretto, pieno di difetti, soprattutto visto da un'ottica femminile, ma sicuramente molto umano. Struggente la confessionedimostrazione di amore per la sua terza ed ultima moglie, che però lo ha lasciato. Barney ripercorre la sua vita, piena di errori, ma sempre vissuta al massimo. Del suo lavoro, da uomo di successo, ai suoi "amori" ai suoi figli. Il ritratto che ne emerge non indulge in pietismo od in una ricerca disperata di scusanti od attenuanti per il suo comportamento, ma anzi sembra quasi voler dire: io sono, e sono stato, così, prendere o lasciare. Ma la vita va avanti, si cresce e poi si invecchia, e purtroppo questo è quello che succede anche a Barney. Sono lietissimo di aver letto questo libro veramente bello, lieto anche di averlo conosciuto per poterlo regalare ad amici e parenti. »

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4.0La versione di Barney, 04-07-2011
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

«Il protagonista è l'antitesi del mio ideale di uomo. Un beone misogino che passa il suo tempo a bere e a fumare. Eppure per tutte le 480 pagine del romanzo, ad eccezione forse delle prime trenta, non ho potuto fare a meno di adorarlo. Per la sua franchezza scorretta, per il suo impertinente cinismo, ma soprattutto per le sue debolezze più grandi: l'invidia (ma io la definirei piuttosto indignazione contro l'ingiustizia) verso McIver e l'amore verso Miriam.
Un inguaribile scettico che ha però più voglia di vivere e passione per l'esistenza di tutti i suoi amici artisti e attivisti.
Aggiungeteci una scrittura sciolta e vivace, una costruzione dei tempi della narrazione apparentemente del tutto casuale e in realtà perfettamente studiata e ficcante, un finale con i fiocchi, e capirete che questo libro è difficile da dimenticare. Lo sarebbe persino per Barney Panofsky.
»

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3.0Strano effetto, 02-07-2011
di M. Cantini - leggi tutte le sue recensioni

«Letto dopo mesi dall'acquisto, ho quasi faticato a finirlo. Ne valeva comunque la pena, è sicuramente un'autobiografia originale e interessante ma non proprio divertente come recita la quarta di copertina! A me Barney ha suscitato una gran pena fin dall'inizio, forse per questo ci ho messo un po' a finirlo, temevo sempre per quello che gli sarebbe potuto succedere...»

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2.0La versione di Barney, 19-05-2011
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Sinceramente non mi riesce di comprendere il successo che ha avuto quello che sembra un lungo feulleton. Non è il mio tipo di romanzo, specie nel tono. Ma devo dire che si legge piuttosto bene e che alcuni passi sono assolutamente irresistibili. Strappano il riso e il sorriso.
Non è mai poco.
»

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4.0Molto bello, 04-05-2011
di S. Antonazzo - leggi tutte le sue recensioni

«Ho letto il romanzo tutto d'un fiato e l'ho trovato spettacolare... Mi ha coinvolta sin da subito e non sono riuscita a staccarmi fino alla fine. Il protagonista é impossibile da odiare e lo stile é unico, scorrevole e forte allo stesso tempo... Consigliato!»

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4.0Comunque un bel libro, 16-04-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di R. Brandi - leggi tutte le sue recensioni

«E' diventato un caso letterario e quindi in fin dei conti è stato sopravvalutato, ma è comunque un bel libro, divertente, molto colto, a volte forse un po' troppo, ma l'autoironia supplisce ai momenti di arroganza. La costruzione narrativa è la cosa migliore del romanzo, una costruita casualità nella scelta dei ricordi del protagonista che non segue nessun ordine nella narrazione della sua vita, nè cronologico, nè tematico. Ci si perde e ci si ritrova con grande maestria. Il finale bello anche se un po' troppo a colpo di scena.»

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