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La verità sull'amore

La verità sull'amore

di Josephine Hart

4.0

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: I canguri
  • Traduttore: Mantovani V.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2010
  • EAN: 9788807702204
  • ISBN: 8807702207
  • Pagine: 204
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Feltrinelli
In una innominata cittadina dell'Irlanda contemporanea un ragazzo salta in aria nel giardino di casa. La versione ufficiale è che "stava fabbricando un razzo", il sospetto è che fosse un bombarolo legato all'Ira. La madre viene ricoverata in un ospedale psichiatrico in stato di choc. La famiglia fa quadrato intorno all'amour fou di questa madre per il figlio compianto. La figlia Olivia decide di sacrificare gli anni dell'adolescenza, e solo quando vede la situazione migliorare, col ritorno della madre a un'apparente normalità, lascia l'Irlanda per l'Inghilterra per fare l'attrice. Farà ritorno sull'isola per assistere alla morte del padre e aiutare la madre in quella circostanza. Poco a poco, tutte le ferite aperte dalla morte violenta del ragazzo sembrano rimarginarsi. "La verità sull'amore" è il sesto romanzo di Josephine Hart, il suo romanzo più ambizioso, che segna il suo grande ritorno in Irlanda. Se "Il danno" mostrava come un uomo apparentemente stabile ed equilibrato poteva essere letteralmente distrutto da una romantica ossessione, qui si procede in senso contrario, per mostrare come il cuore si può rimettere insieme dopo essere stato spezzato. Un romanzo psicologico sul dolore e sull'elusività della consolazione: sul cuore, le sue ragioni, le sue regole segrete.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0La verità sull'amore, 11-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Impossibili non farsi venire alla mente il celebre libretto di poesie di Auden che ha un titolo molto simile, il romanzo dell'autrice irlandese, giunto dopo quasi dieci anni da Ricostruzioni, non è meno struggente.
L'ambientazione è l'Irlanda degli anni '60, l'inizio è straziante: con una prosa degna dello stream of consciousness joyciano o beckettiano, racconta gli ultimi istanti di vita di un adolescente, orribilmente mutilato e ucciso mentre stava fabbricando un razzo, o forse, chissà, un ordigno, nel giardino di casa sua. Uno dei brani più atroci che mi sia capitato di leggere recentemente; un giovane che sente la vita sfuggire via da lui, che tenta disperatamente di aggrapparsi alla sorella, all'amatissima madre, al mondo. Tutto è inutile, la morte improvvisamente si abbatte sul ragazzo e sulla sua devastata famiglia, lasciando scivolare lui nell'eternità e loro nella disperazione.
Sissy, la madre, piomba in un dolore muto e profondissimo, straziata nell'animo non meno di quanto lo era stato il suo giovane figlio nel corpo, mentre la fatica, la devozione e l'amore del marito Tom O' Hara tentano di restituirla al mondo.
Quello della Hart è un progetto ambizioso: raccontare i tormenti dell'Irlanda e della sua gente in un misto di intimità e politica che diventano una metafora dell'altra, perché anche le persone sono isole, vicine ma separate, in conflitto eppure in qualche modo legate, né più né meno che l'Irlanda e l'Inghilterra, per secoli nemiche e antagoniste.
La storia si snoda per quasi mezzo secolo, fino ai nostri giorni, attraverso gli occhi di Tom, della devastata Sissy, della coraggiosa, pragmatica e forte Olivia, la figlia maggiore degli O' Hara, e del "tedesco", Thomas Middlehoff, uno studioso immigrato nell'Irlanda del dopoguerra, che la gente continuerà sempre a guardare come un abitante di un altro pianeta, così differente dalla loro "irlandesità", eppure anche lui (come la sua Germania) devastato dalle tragedie personali e belliche.
Considero questo romanzo una grande prova della bravura stilistica della Hart; al di là degli eventi narrati, la prosa è un susseguirsi di emotività e di asperità, di dolore e consolazione, di amore e redenzione. Non si deve per forza dimenticare chi scompare tragicamente, non bisogna rimuovere i dolori e far finta che non siano mai esistiti: questo vale per le famiglie e per i popoli. La memoria non deve per forza essere una dannazione e una condanna. Può essere forza, consapevolezza, determinazione, coraggio, amore.
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